In Emilia-Romagna operano sedici istituti agrari. A guidare la rete regionale, luogo di scambio e dialogo con il mondo produttivo e istituzionale, è il polo agroindustriale “Galilei-Bocchialini” collocato tra Parma e San Secondo Parmense. A dirigerlo dal 2014 è Anna Rita Sicuri, in precedenza docente nello stesso istituto per 15 anni. Laureata in chimica, si è formata per un periodo negli Stati Uniti e, prima dell’insegnamento, ha maturato esperienze anche in ambito farmaceutico. «Da docente di chimica e trasformazione dei prodotti ho sempre ritenuto essenziale la presenza di adeguati laboratori – esordisce Sicuri – proprio da questa consapevolezza, una volta diventata dirigente, è nata la scelta di realizzare Food Farm 4.0, spazio pensato per rendere l’apprendimento concreto e trasmettere competenze fondamentali per appassionare gli studenti al mondo di lavoro».
Il riferimento è all’attivazione del Laboratorio territoriale per l’occupabilità (Lto) con il quale Parma è modello nazionale.
«Il nostro Lto prende forma nel progetto Food Farm 4.0, struttura pensata non come semplice laboratorio scolastico ma come ambiente produttivo reale, fortemente integrato con il tessuto economico e formativo locale. Allo stato attuale il Food Farm 4.0 funziona come una microazienda agroalimentare dotata di impianti e tecnologie per la trasformazione dei prodotti agricoli, il controllo qualità, il confezionamento e l’analisi dei processi produttivi. È uno spazio operativo in cui si sperimenta concretamente la filiera “dalla terra alla tavola”, con particolare attenzione a innovazione, sostenibilità e digitalizzazione dei processi».
Com’è nato?
«La struttura è nata e opera attraverso una collaborazione pubblico-privato, che rappresenta uno degli elementi qualificanti del progetto. Il Food Farm 4.0, avviato con un finanziamento del Mim, è realizzato grazie a un accordo che, con l’Istituto Galilei-Bocchialini capofila, coinvolge altri soggetti pubblici e privati: imprese del settore agroalimentare e industriale».
Quale è il modello di governance?
«La convenzione pubblico-privato si concretizza nella gestione condivisa del laboratorio attraverso una Spa consortile, che coordina le attività e definisce ruoli e responsabilità dei diversi partner. In questo assetto la scuola cura la progettazione didattica e l’inserimento degli studenti nei percorsi di apprendimento basati sulla pratica. Le imprese private apportano competenze, tecnologie, risorse e know-how produttivo; gli enti istituzionali e del terzo settore favoriscono il raccordo territoriale e l’integrazione tra formazione, innovazione e sviluppo locale».
Dal punto di vista economico?
«Il laboratorio è in grado di autosostenersi attraverso la produzione e la commercializzazione di prodotti, anche con il marchio “Bontà di Parma”. Gli utili vengono reinvestiti nel progetto, rafforzandone continuità e sostenibilità».
Veniamo all’aspetto formativo.
«Il valore del Food Farm 4.0 è nella rete di soggetti coinvolti, altri istituti superiori (tecnici, alberghieri, artistici), enti locali, università, fondazioni e imprese. Le dinamiche interne tra associati si fondano su una logica di complementarità delle competenze, che consente agli studenti di acquisire una visione integrata della filiera agroalimentare. Per gli studenti dell’agrario, il Food Farm 4.0 rappresenta un forte valore aggiunto nella formazione. Gli studenti non operano in contesti simulati ma partecipano ad attività reali di produzione e trasformazione, sviluppando competenze tecniche, operative e organizzative spendibili nel mondo del lavoro.
Inoltre, l’esperienza favorisce lo sviluppo di competenze trasversali legate all’innovazione tecnologica, al lavoro di gruppo, alla gestione dei processi e alla relazione con le imprese. In termini complessivi, l’Lto ha rafforzato in modo significativo il legame tra scuola e mondo produttivo, rendendo più efficace l’orientamento post-diploma e aumentando la consapevolezza degli studenti rispetto alle opportunità professionali offerte dal settore agroalimentare. Il Food Farm 4.0 si configura così come una forma educativa avanzata, capace di coniugare didattica, innovazione e occupabilità».
Un altro ambito che vi ha visto partire tra i primi è stato quello degli Its: come procede?
«L’Istituto è impegnato nel sistema degli Its fin dalle sue origini ed è socio fondatore della Fondazione Its Tech & Food dal 2008. La partecipazione si colloca in una prospettiva di lungo periodo e testimonia l’attenzione verso i percorsi di istruzione terziaria professionalizzante e il raccordo strutturato tra scuola, formazione tecnica avanzata e mondo produttivo. All’interno della Fondazione, l’istituto è partner del sistema formativo, con funzioni di collegamento tra istruzione tecnica secondaria e percorsi Its. Le connessioni si realizzano sul piano dell’orientamento post-diploma, della condivisione delle competenze e dei rapporti con il sistema economico locale.
Sono presenti occasioni di confronto attraverso attività di ricerca, sperimentazione ed esercitazioni pratiche, anche grazie alla condivisione di ambienti e laboratori come il Food Farm 4.0. La collaborazione con l’Its è valorizzata dall’apertura di nuovi laboratori e di una nuova sede dell’Its a Parma, che ampliano le opportunità di utilizzo di spazi altamente specializzati per attività formative, di sperimentazione e di didattica laboratoriale avanzata. In questo contesto si inserisce l’attivazione, in collaborazione con la Fondazione Its, di un nuovo percorso 4+2 presso il Galilei Gat, denominato Eco4Tech, focalizzato su innovazione, sostenibilità e filiere agroindustriali».
A proposito del 4+2 qual è la sua posizione?
«La filiera formativa 4+2 è in fase di sperimentazione e non è ancora diventata ordinamentale. Al momento è ancora poco conosciuta da famiglie e studenti. Per questo l’istituto sta intensificando le attività di orientamento per far conoscere il percorso e inserirlo tra le scelte per studenti motivati, con buone competenze di base e propensione all’eccellenza. In relazione all’offerta complessiva dell’istituto e alla domanda del territorio, la filiera 4+2 rappresenta un’opportunità strategica per rispondere alle esigenze di innovazione, qualificazione tecnica e raccordo con la formazione terziaria e il mondo del lavoro. Tuttavia, la sua piena valorizzazione richiede un adeguato percorso di informazione, condivisione e maturazione culturale, sia all’interno della comunità scolastica sia nel dialogo con famiglie e studenti».
Come vanno le iscrizioni all’agrario?
«L’istituto opera all’interno della Food Valley italiana e, nonostante il generale calo demografico, registra una crescita costante delle iscrizioni. Sempre più studenti e famiglie riconoscono il valore dell’istruzione tecnica, considerandola una reale alternativa ai percorsi liceali, in particolare per chi è interessato alle discipline Stem e a un percorso di studi tecnico-scientifico orientato all’innovazione e all’occupabilità».
Quali sono gli investimenti più significativi?
«Proprio in questi giorni abbiamo presentato l’ulteriore sviluppo del progetto Food Farm 4.0, che prevede la nascita della Food Farm Academy, con nuovi spazi dedicati alla didattica, alla formazione avanzata e alla sperimentazione. L’investimento complessivo è di circa 4,9 milioni di euro ed è il risultato di una sinergia tra Ministero, aziende del territorio, Fondazione Cariparma e altri soggetti istituzionali e privati. Le risorse consentiranno di realizzare ambienti altamente specializzati, tra cui laboratori di trasformazione, panetteria, ristorante didattico e spazi per la ricerca applicata».










