Breeding: l’innovazione di oggi sarà tradizione domani

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Negli ultimi 20 anni il miglioramento varietale ha permesso di aumentare le produzioni del 25% e ridurre le emissioni di CO2 di un terzo. Ora l’Unione europea deve togliere i lacci che ancora imbrigliano le nuove tecniche di breeding

Le sfide che ci troviamo oggi ad affrontare sono impegnative e decisive per il nostro futuro. L’aumento della popolazione mondiale che nel 2050 si prevede possa superare i nove miliardi di persone ci impone di produrre molte più derrate alimentari per sfamare tutti. Secondo alcune stime l’incremento dovrà essere del 60-70%.

I cambiamenti climatici già in atto, la minor disponibilità di terra dovuta alla continua espansione delle aree urbanizzate, la necessità di adottare sistemi produttivi più sostenibili che facciano minor uso di input chimici di sintesi, il diffondersi di nuovi parassiti e patogeni ci costringono a cercare di continuo nuove soluzioni in grado di dare risposte concrete a tali criticità.

 

 

Nella capacità di innovare risiede la possibilità dell’uomo di vincere tali importanti sfide. E il mezzo più efficace per produrre innovazione è rappresentato dalla ricerca. In campo vegetale, l’attività di miglioramento genetico svolge un ruolo determinante a supporto dell’innovazione.

Breeding, l'importanza della ricerca

Il miglioramento genetico ha da sempre accompagnato lo sviluppo dell’umanità: è iniziato 10mila anni fa quando gli agricoltori cominciarono a selezionare i semi delle piante più adatte alla coltivazione per le stagioni a venire. In tempi più recenti, le intuizioni di Mendel e le azioni di alcuni grandi innovatori (Borlaug e Strampelli, solo per citarne alcuni), hanno consentito di conseguire obiettivi cruciali per lo sviluppo della nostra società.

In tempi a noi ancor più vicini è stato lo sviluppo di nuove tecnologie a imprimere una nuova accelerazione all’attività di miglioramento genetico. Recenti studi hanno dimostrato che grazie al miglioramento genetico dal 1990 al 2000 la produzione alimentare globale è cresciuta del 25%. Altri dati ci confermano l’importanza dell’attività di miglioramento genetico: negli ultimi 15-20 anni le nuove varietà migliorate coltivate in Europa hanno contribuito alla riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera del 33%.

“Liberare” le nuove tecnologie

Il progresso nel settore delle tecnologie molecolari sta dando ulteriore impulso al settore della ricerca: le nuove tecnologie di miglioramento genetico (NBTs o Tea, tecnologie di evoluzione assistita come si preferisce definirle), rendono oggi possibile un approccio del tutto nuovo all’attività dei breeder.

Mentre con le tradizionali tecniche di miglioramento genetico (selezione e ibridazione) necessitano dagli 8 ai 12 anni per ottenere una nuova varietà con caratteristiche migliorate, con genome editing e cisgenesi i tempi si possono contenere in alcuni anni. Inoltre, si ha la possibilità di “mirare” con molta più precisione e più efficacia all’obiettivo della ricerca. In pratica: risultati più sicuri, in tempi più contenuti e a costi minori.

Quindi è necessario che il confronto a livello europeo sulle Tea porti in tempi stretti a un chiarimento sulla regolamentazione e quindi sulla possibilità di impiegare le nuove tecnologie per evitare di perdere l’occasione di dare risposte concrete, mirate e affidabili alle sfide che ci attendono.

Il seme racchiude in sé il patrimonio genetico innovativo frutto della ricerca e rappresenta quindi il mezzo più semplice ed efficace per diffondere l’innovazione. Assosementi, l’Associazione italiana delle ditte sementiere, sostiene con forza l’attività di ricerca e lo sviluppo di programmi di miglioramento genetico nella certezza che l’innovazione di oggi sarà la tradizione di domani.

Breeding: l’innovazione di oggi sarà tradizione domani - Ultima modifica: 2020-09-14T16:36:40+02:00 da K4

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