Fiera in campo del riso, edizione numero 47. Con l’avvicinarsi del cinquantesimo compleanno, la tradizionale manifestazione di fine febbraio, che sostanzialmente riapre l’annata risicola, getta uno sguardo sul futuro, dedicando il convegno iniziale all’uso del drone.
«Quando ci siamo riuniti per decidere l’argomento, abbiamo messo in fila tutti i temi che avremmo potuto affrontare. Il settore è pieno di problemi: uso della chimica, mercato, dazi. Alla fine abbiamo deciso di guardare avanti, cercando di capire dove andremo, visto che da dove veniamo lo sappiamo benissimo».
Così Luigi Perinotti spiega la scelta. In qualità di presidente dell’Anga Vercelli-Biella (associazione dei giovani di Confagricoltura), tocca a lui raccontare come sarà la fiera. «Grosse novità non ce ne sono, diciamo che restiamo nel solco della tradizione. I giorni sono sempre tre, da venerdì 20 a domenica 22 febbraio, con convegno iniziale, prove in campo su tutto l’arco della manifestazione, esposizione di macchine e stand gastronomici. Alla domenica ci sarà anche la mostra di modellismo agricolo, come lo scorso anno».
In un’edizione assai simile alle precedenti, insomma, la vera novità è dunque nel convegno, che nella mattina di venerdì cercherà di analizzare i possibili impieghi del drone. Il titolo è generico - Risicoltura del futuro: a quando il domani? - ma già l’immagine di presentazione, con un grosso drone agricolo in volo su una risaia, non lascia spazio ai dubbi.

Seminare, concimare, trattare dal cielo
«Per noi può essere uno strumento che cambia il modo di coltivare, sebbene non potrà mai sostituire totalmente il trattore. Potrà però affiancarlo in molte attività. Per esempio semine, concimazioni, trattamenti fitosanitari. In un ambiente complesso come la risaia, potrebbe rimpiazzare il trattore in molte occasioni».
Impossibile dar torto al giovane presidente: con i droni diventa di una semplicità disarmante seminare, per esempio, ma anche concimare. Niente più ruote di ferro, niente più macchine affondate ed elettronica che rischia di andare in tilt per le infiltrazioni di acqua. Invece di entrarci, la risaia la si può sorvolare.
Resta il fatto, però, che determinate attività - leggi trattamenti - non sono ancora ammesse, sebbene siano in corso prove sperimentali. «È vero, fare trattamenti con i droni è difficile, ma non tanto per i divieti, quanto per mancanza di prodotti registrati a tale scopo. Vale anche per i concimi, del resto: devono essere molto concentrati, in quanto la scarsa capacità di trasporto del drone impedisce di utilizzare i dosaggi classici».
Ostacoli che, secondo Perinotti, potranno essere facilmente superati con la collaborazione dei produttori di mezzi tecnici. «Pensando al drone si parla di futuro, ma è improprio; in realtà, la tecnologia dei droni è già attuale e credo che si diffonderà in fretta nelle terre del riso. Dapprima, probabilmente, come servizio offerto dai contoterzisti; ma una volta che ne avranno constatata l’utilità, le aziende più strutturate si doteranno di un drone proprio, per fare gli interventi nel momento più opportuno. Sono strumenti costosi e che obbligano a ottenere il brevetto di pilotaggio, ma senza dubbio costano meno di un trattore e, pur non potendolo sostituire in toto, lo renderebbero inutile per molti lavori».











