Glifosate, il Parlamento Ue chiede abbandono in 5 anni

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Per consentire agli agricoltori di adeguarsi. Il Parlamento europeo ha approvato con 355 voti a favore e 204 contro una risoluzione non vincolante

Il Parlamento europeo ha approvato oggi, con 355 voti a favore e 204 contro, una risoluzione non vincolante che chiede di non rinnovare la licenza dell'erbicida glifosate, che scade nel prossimo dicembre 2017, e di eliminare gradualmente il commercio e l'utilizzo di tale prodotto entro la fine del 2022.

Dal canto suo la Commissione europea presenterà domani ai paesi membri Ue una proposta di rinnovo della durata tra "i cinque e i sette anni". Lo ha annunciato Margaritis Schinas, capo portavoce dell'Esecutivo Ue nel resoconto sulla riunione settimanale del collegio dei commissari. «Il collegio - ha detto Schinas - ha istruito i rappresentanti della Commissione che domani parteciperanno al comitato con gli esperti dei paesi Ue a lavorare per cercare il consenso più ampio su una proposta di rinnovo dell'autorizzazione tra cinque e sette anni». Fino a oggi la Commissione ha sempre dichiarato di voler presentare ai paesi membri una proposta di rinnovo per 10 anni.

«Il Parlamento ha finalmente chiarito di non volere più il glifosate e ha proposto un periodo di transizione di cinque anni che consentirà ai coltivatori di adeguarsi» dichiara Marco Affronte, Europarlamentare del Gruppo dei Verdi, tra i promotori dell'iniziativa.

In Italia, fa presente Coldiretti, è già in vigore il divieto di uso del glifosate nelle aree frequentate dalla popolazione o da “gruppi vulnerabili” quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie ma vige anche il divieto d’uso in campagna in pre-raccolta “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”. Coldiretti ricorda gli effetti del decreto del Ministero della Salute in vigore dal 22 agosto del 2016 in riferimento al voto dell’Europarlamento nel sottolineare che in attesa della decisione definitiva «è necessario che le misure precauzionali introdotte a livello nazionale riguardino coerentemente anche l’ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati con modalità analoghe come il grano proveniente dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosate proprio nella fase di preraccolta». Un principio che, secondo Coldiretti, deve essere ben evidenziato anche nell’ambito dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada (Ceta) dove al contrario si prevede invece l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato. Circa 1,2 miliardi di chili di grano – conclude la Coldiretti sono infatti sbarcati lo scorso anno dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato.

«Il ministro delle Politiche Agricole, Martina, voti contro il rinnovo dell’autorizzazione del glifosate e si batta per eliminarlo subito dal territorio italiano. Inutile rimandare per l’ennesima volta l’addio definitivo al pesticida della Monsanto». Questo, in sintesi, l’appello dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle in vista del tavolo tecnico dell’Unione europea dove domani il ministro delle Politiche Agricole rappresenterà la posizione italiana sul rinnovo dell’autorizzazione del glifosato. «Ricordiamo al ministro Martina che il Governo italiano è già fuori tempo massimo visto che due anni fa, nell’ottobre 2015, è stata approvata dal Parlamento italiano una nostra mozione che impegnava il Governo a vietare il glifosate. E’ ora che la politica dia un segnale chiaro alle lobby dell’agrochimica e imprima un impulso decisivo per la riconversione del comparto ad un’agricoltura sostenibile, come previsto dal programma nazionale del MoVimento 5 Stelle e come annunciato più volte dallo stesso Martina» concludono i parlamentari 5stelle.

Del tutto negativo il commento della Coalizione #StopGlifosato: «È una maggioranza che non ha ascoltato le preoccupazioni degli europei, quella che si è espressa oggi a Bruxelles», ha detto la portavoce della Coalizione Maria Grazia Mammuccini. «La Commissione Ambiente aveva approvato nei giorni scorsi un documento in cui si chiedeva una fase di eliminazione delle scorte, fissata da qui al 2020. Andare oltre questa ipotesi non è accettabile. Cinque anni di proroga sono quelli su cui l’industria chimica conta per mettere a tacere i problemi. Abbiamo visto, in questi mesi, le pressioni e addirittura i documenti interni delle multinazionali contrabbandati come studi scientifici indipendenti».

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