Ortofrutticoltura, così si riduce l’ impatto ambientale

impatto ambientale
Via libera al decreto che detta la nuova strategia per le Op fino al 2022. Dal consumo di acqua, all’eccessiva specializzazione, all’emissione di gas serra fino alla produzione di rifiuti

Un decreto del Mipaaf del 29 agosto, pubblicato nel sito del Ministero e inviato alla Corte dei Conti per la registrazione di rito, ha approvato la nuova strategia per il settore ortofrutticolo in attuazione delle ultime indicazioni comunitarie. In particolare la nuova Strategia si applica ai Programmi operativi delle organizzazioni di produttori ortofrutticoli e delle loro associazioni, dal 1° gennaio 2018 fino al 31 dicembre 2022, salvo proroghe da definire sulla base dell’evoluzione della normative comunitaria. Essa si applica sia ai nuovi programmi operativi decorrenti dal 1°/1/2018, sia alle annualità residue dei programmi approvati prima del 20 gennaio 2017.

Il documento premette che, analizzato in un quadro di insieme, il settore ortofrutticolo italiano, ha mantenuto, negli ultimi cinque anni, un’incidenza pressoché stazionaria in rapporto al valore della produzione agricola nazionale, che le statistiche ufficiali attestano attorno al 23%. Il settore ha tuttavia risentito, negli anni più recenti, del maggior grado di indeterminatezza dei mercati associato all’evoluzione dei consumi - fortemente penalizzati dalla crisi economica e dalla perdita di potere di acquisto delle famiglie - e alla dinamica dei prezzi, che presentano andamenti ancora troppo altalenanti. Dai più recenti sviluppi emergono anche altre evidenze: una crescente pressione dei prodotti di importazione, un inasprimento del rapporto concorrenziale con i principali competitor e una tendenza alla destagionalizzazione dei consumi. Non sembra inoltre superato quell’atavico squilibrio che caratterizza i rapporti commerciali, in termini di potere contrattuale, tra i diversi operatori della filiera ortofrutticola nazionale. Se si focalizza l’analisi ai dati relativi al sistema produttivo organizzato costituito da Op e Aop, si osserva che questo rappresenta un terzo delle superfici ortofrutticole rilevate da Istat e che la produzione commercializzata dalle Op, sia in termini di volumi sia in termini di valore è appena sotto il 50% di quanto rilevato da Istat.

Sulla base di questa situazione strutturale vengono quindi indicati gli obiettivi che i programmi operativi devono perseguire:

  1. incrementare il grado di organizzazione del sistema ortofrutticolo nazionale;
  2. assicurare la complementarietà con gli altri regimi di sostegno;
  3. sostenere l’internazionalizzazione e accrescere il potenziale competitivo sui mercati esteri;
  4. favorire lo sviluppo di azioni di sistema;
  5. accrescere l’attrattività delle Op;
  6. offrire prodotti più rispondenti alla domanda dei consumatori.

Il settore in tutte le sue varie attività di filiera ha un impatto notevole sull’ambiente per cui le misure ambientali devono essere inserite nei piani operativi per mitigare o eliminare gli effetti negativi sull’ecosistema.

 

Alti consumi energetici

L’ impatto ambientale è dovuto a diversi aspetti. In particolare il consumo di acqua è elevato per certe colture sia per la fase di produzione primaria che per quella di condizionamento/trasformazione e spesso è associato a sistemi di irrigazione poco efficienti.

La specializzazione delle colture sempre più spinta e l’utilizzo di agrofarmaci a classi di tossicità elevata hanno impatti negativi sulla biodiversità in tutti i suoi aspetti (diversità genetica, delle specie e degli ecosistemi). La qualità dell’aria è altresì interessata, a causa dell’emissioni di gas climalteranti quali il protossido di azoto e l’ammoniaca derivanti dall’utilizzo dei fertilizzanti minerali azotati, nonché di inquinanti prodotti dai sistemi di riscaldamento utilizzati per le colture protette e dagli impianti agroindustriali di condizionamento/trasformazione. Da non sottovalutare anche il trasporto su gomma che è ancora la via prediletta per la commercializzazione con la conseguente emissione di gas effetto serra e polveri sottili.

Gli stessi consumi energetici spesso orientati all’utilizzo di fonti che prevedono l’utilizzo di materie prime non rinnovabili aggravano il bilancio ambientale delle attività di condizionamento/trasformazione. Infine non è da sottovalutare la produzione di rifiuti e sottoprodotti, sia nella fase di produzione che in quella di trasformazione/commercializzazione.

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 27/2017 L’Edicola di Terra e Vita

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome