Uva da tavola pugliese, prodotto di qualità, ma prezzi in calo del 15-20%

    È pessimista Giacomo Suglia, presidente dell’Associazione esportatori ortofrutticoli pugliesi (Apeo): «Adesso si spera che le uve a maturazione media e medio-tardiva siano più premiate dai mercati».
    0,90 €/kg è il prezzo pagato al produttore per l’uva con semi Black Magic, con spese di taglio e trasporto a carico del commerciante.

    I prezzi al produttore, per la vendita a blocco delle varietà di uva da tavola con semi medio-precoci, Black Magic e Victoria, sono in calo del 15-20% rispetto al 2017. Pur non essendo pessimi, si rivelano abbastanza modesti e non pienamente in grado di fronteggiare sia il costo totale di produzione sia, in particolare, i recenti aumenti di costi importanti, come quelli del gasolio e delle certificazioni. Anche perché i consumi non rispondono alle attese, né sul mercato italiano né su quelli esteri.

     

     

     

    L’uva con semi Victoria è stata pagata 0,70-0,90 €/kg

    È una disamina piena di realistico pessimismo quella che Giacomo Suglia, presidente dell’Associazione esportatori ortofrutticoli pugliesi (Apeo), nonché amministratore dell’Ermes snc di Noicàttaro (Ba), 30 ha a uve con semi e apirene, e vicepresidente di FruitImprese, fa degli esordi della campagna di produzione e commercializzazione dell’uva da tavola in Puglia, che sta mettendo a nudo tutti i problemi del comparto.

    La produzione è ottima

    Uva Victoria coltivata nel Sud-Est barese.

    «Dal punto di vista produttivo è una campagna molto valida. Giugno troppo piovoso minacciava di guastare la qualità dei grappoli prossimi a maturare. Ma questo luglio caldo e secco ha rimesso le cose a posto e i tendoni stanno garantendo rese di circa 300 q/ha di uva di ottima qualità. Tuttavia il mercato non compensa gli sforzi dei produttori e non premia la bontà del prodotto. Tanti piccoli problemi, sommati fra loro, stanno creando una situazione di mercato molto critica».

    I consumi di uva da tavola pugliese sono in parte schiacciati dalla difficile situazione economica, in Italia e altrove, e in parte confusi dalla straripante offerta di frutta, mediterranea e tropicale, sul mercato italiano e su quelli europei, proveniente da Paesi extraeuropei.

    I prezzi al produttore fronteggiano con difficoltà i recenti aumenti di costi importanti, come quelli del gasolio e delle assicurazioni.

    «L’Ue è un mercato di 500 milioni di consumatori che garantisce sicurezza e celerità di pagamenti, grazie a un moderno ed efficiente sistema bancario. È perciò un mercato molto ambito, verso cui i Paesi dell’area dollaro sono avvantaggiati nelle esportazioni dal favorevole cambio con l’euro. Questo fattore, insieme con i più bassi costi di produzione, rende i Paesi esteri concorrenti molto competitivi. A luglio la nostra uva ha sofferto anche per le rimanenze di uva da tavola esportata dall’Egitto nell’Ue entro il 30 giugno».

    Suglia precisa che, mentre per tutti è facile esportare nell’Ue, per i produttori europei di uva da tavola, e di frutta in generale, è molto più difficile esportare.

    Serve una strada per emergere

    «Al momento la Puglia ha inviato uva da tavola, oltre che sul mercato italiano, in Germania, che rimane il miglior acquirente, Inghilterra e Paesi scandinavi, come Norvegia e Danimarca - spiega Suglia -. Nulla invece in Francia e Svizzera, che stanno importando dalla Sicilia.

    I produttori pugliesi sperano che l’uva Italia sia meglio premiata dai mercati.

    Per ora la Brexit non ci sta creando difficoltà, ma queste sicuramente si faranno sentire fra qualche anno. Come pure è foriera di problemi seri la guerra commerciale dei dazi avviata dagli Usa, mercato finora attivo nella domanda di uva da tavola».

    Anche gli altri mercati sono difficili.  «La Russia - conclude Suglia - è un mercato chiuso da quattro anni a causa dell’embargo seguito alle sanzioni economiche imposte da Usa e Ue. I Paesi europei orientali, che scontano un basso tenore di vita, costituiscono un mercato secondario, povero. Il Canada ha ripreso le importazioni, a seguito di un’azione promozionale portata avanti dall’Apeo con l’Ambasciata canadese in Italia, ma sono comunque di modeste quantità. Il Nordafrica e i Paesi arabi del Golfo Persico non alimentano più la domanda di qualche anno fa. In questo complesso scenario commerciale si fatica a trovare la strada per emergere. Speriamo che almeno le uve a maturazione media e medio-tardiva, non solo la varietà Italia ma anche le uve apirene, che occupano ormai il 25-30% della superficie investita a uva da tavola in Puglia, siano più premiate dai mercati».

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