Tante le tipologie di peperone, ma non bastano mai

peperone
Nonostante una produzione di 300mila t/anno, l’Italia ne importa 72mila t

Corno di toro, frigitelli, topepo, quadrato, tondo, rettangolare, lungo, mezzo lungo, tre quarti. E ancora gialli, verdi, rossi… Sono tante le tipologie di peperoni coltivate in Italia, Paese che vanta anche un’ottima produzione sia in termini di quantità, sia sotto il profilo qualitativo. L’alternanza della produzione estiva in pieno campo con quella invernale in tunnel e serra garantisce un’offerta ininterrotta per 12 mesi l’anno. Anche la lunghezza dello “stivale” aiuta a distribuire nell’arco dell’anno l’offerta di peperoni. In media, ne produciamo circa 300mila t/anno ma non sono sufficienti a coprire la domanda del mercato nazionale e per questo ne importiamo altre 70 mila t.

I dati Istat indicano una superficie investita a peperone in Italia che ammonta a circa 11.500 ha, di cui l’80% in pieno campo e il restante 20% in coltura protetta (serra e tunnel). La produzione negli ultimi anni si è stabilizzata intorno a quota 3 milioni di q di cui due terzi realizzata in pieno campo e un terzo in coltura protetta.

Dinamiche in atto

Tra il 2006 e il 2014, la superficie investita ha registrato un sensibile calo. Nel 2007 si contavano oltre 15mila ha investiti a peperone, mentre negli ultimi anni si è scesi a quota 11mila (fig. 1). La riduzione è imputabile principalmente alla contrazione degli investimenti di pieno campo, mentre per la coltura protetta la flessione è stata più modesta.

Analogamente a quanto osservato per le superfici, tra il 2006 e il 2014, la produzione è diminuita da 3,5 a 2,9 milioni di q (-18%). Questa flessione è stata determinata soprattutto dal calo produttivo di Campania (-200mila q), Sicilia (-135mila q) e Lazio (-110mila q). Di contro è cresciuta l’offerta di Puglia e Calabria.

La resa è in media di 255 q/ha. In pieno campo la resa è più bassa, di poco superiore a 200 q/ha, mentre in coltura protetta è notevolmente più elevata.

Pieno campo

Per quanto riguarda il pieno campo, tra il 2006 e il 2014, la produzione è scesa da 2,4 a 1,9 milioni di q (-20%) e anche il trend delle superfici è stato negativo, con una riduzione di circa 1.500 ha.

La produzione è concentrata in Puglia (25% della produzione italiana di pieno campo), Sicilia (15%), Campania (13%), Calabria (11%), Lazio (6%) e Abruzzo (6%).

In Puglia la produzione è localizzata soprattutto nelle province di Foggia (10% della produzione nazionale), Lecce (5%), Brindisi (5%) e Bari (2%). In Sicilia nelle province di Siracusa (5%), Ragusa (4%) e Agrigento (2%), mentre in Campania nelle province di Salerno (7%), Caserta e Napoli (3%).

 

* Ismea

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