La difesa delle colture agrarie è sempre più tecnologica e contemporaneamente sostenibile, in un rapporto fittamente integrato fra introduzione di nuove tecnologie e maggiore rispetto dell’ambiente e della salute degli operatori. È l’indicazione chiara e inequivocabile emersa da due eventi succedutisi a Bari. Da un lato il 37esimo Forum di Medicina vegetale, l’annuale appuntamento sulla difesa fitosanitaria organizzato dall’Associazione regionale pugliese dei tecnici e ricercatori in agricoltura (Arptra), quest’anno impostato su “Tecnologie emergenti e governance fitosanitaria: scenari futuri tra impatti climatici e geopolitici sulle produzioni agricole”. Dall’altro la presentazione dell’Osservatorio Agrofarma, report semestrale di Agrofarma-Federchimica sullo stato dell’agricoltura italiana, che ha restituito l’immagine di un settore molto attento all’uso responsabile degli agrofarmaci e quindi alla riduzione dell’impatto ambientale.
L’assist della tecnologia

Agricoltura di precisione e tecnologie digitali innovative per ottimizzare il monitoraggio delle colture: sta in questo binomio interconnesso il futuro della difesa fitosanitaria per Salvatore Filippo Di Gennaro, ricercatore dell’Istituto per la Bioeconomia del Cnr di Firenze. «L’acquisizione spaziale di informazioni georiferite, ossia con una precisa posizione nel campo, è possibile grazie a tecnologie digitali di monitoraggio prossimale e remoto delle colture – ha sottolineato Di Gennaro –. Fra le prime rientrano reti di sensori wireless, sensori trasportati da operatore, con trattrici o mezzi autonomi, e app per smartphone. Fra le seconde satelliti, aerei e droni». Di Gennaro svolge attività di ricerca sull’utilizzo di droni o Uav (Unmanned aerial vehicle), per applicazioni di agricoltura di precisione presso il Cnr-Ibe dal 2010. «Queste piattaforme sono equipaggiabili con un’ampia gamma di sensori per acquisire immagini Rgb, termiche, multispettrali, iperspettrali e dati lidar – ha specificato – che forniscono informazioni utilizzabili in senso lato anche ai fini della difesa fitosanitaria».
«Acquisendo un elevato numero di immagini Rgb durante il volo su un appezzamento – ha spiegato Di Gennaro – è possibile ricostruire un modello 3D navigabile della geometria delle colture sfruttando software di fotogrammetria. Il lidar (light detection and ranging) è un sensore attivo che invia impulsi luminosi (laser) e registra il tempo di ritorno dell’impulso dopo la riflessione sulla superficie vegetale, generando in tempo reale una nuvola di punti che descrive l’architettura delle colture e del suolo sottostante. Si tratta di sensori più costosi rispetto a una camera Rgb, ma la ricostruzione è rapida e si tratta di dati leggeri da gestire».
La camera multispettrale permette di quantificare la biomassa fotosinteticamente attiva. «La riflessione della luce solare sulla superficie fogliare consente l’estrazione di informazioni importanti sull’attività vegetativa della pianta – ha aggiunto il ricercatore –. I sensori multispettrali utilizzano filtri per scomporre la radiazione riflessa in alcune zone dello spettro dette bande (3-10 bande), che vengono successivamente registrate dal sensore. Combinando i dati rilevati di luce riflessa nel visibile vicino infrarosso è possibile calcolare indici vegetazionali, ossia indicatori legati all’attività fotosintetica e alla biomassa vegetale. Il più diffuso di questi indici è l’Ndvi (Normalized difference vegetation index), utilizzato comunemente per elaborare le mappe di vigore descrittive della variabilità spaziale».
La camera termica viene utilizzata per il monitoraggio dello stress idrico. «Una conseguenza importante della chiusura degli stomi in carenza di acqua è la riduzione della dissipazione del calore attraverso la traspirazione e, quindi, l’aumento della temperatura fogliare. Il monitoraggio termico da Uav consente di misurare alterazioni termiche della vegetazione legate a condizioni di stress idrico e calcolare indici correlati con il potenziale idrico fogliare».
«L’utilizzo di Uav direttamente per la difesa è finalizzato a tre obiettivi – ha sottolineato Di Gennaro – riconoscimento delle malattie, riconoscimento precoce delle malattie, cioè prima che i sintomi siano visibili a occhio nudo, trattamento delle colture. Ciascuno di questi obiettivi presenta delle criticità: per i primi due punti carenza di studi di caratterizzazione spettrale delle fitopatie, scarsa visibilità dall’alto delle prime foglie sintomatiche nascoste nella chioma, elevatissimo costo di camere iperspettrali con un ruolo chiave nella difesa, tempestività di rilievo e lunghi tempi di elaborazione dei dati; per il punto 3 necessità di aggiornamento della normativa, carenza di dati sperimentali su efficacia e deriva, necessità di nuovi prodotti adeguati a bassi volumi e dosaggi in funzione dello sviluppo vegetativo della chioma su colture arboree (Leaf wall area, Lwa)».
Tuttavia, l’utilizzo di sistemi Unmanned aerial spraying system (Uass) per i trattamenti fitosanitari presenta molti punti di forza. «Costituiscono un’ottima soluzione nelle prime fasi fenologiche con ridotto sviluppo vegetativo ed elevata sensibilità ad attacchi patogeni. Sono perfetti in condizioni di suolo bagnato avverse alla mobilità delle macchine. Non causano compattamento del suolo. Sono potenzialmente utilizzabili in condizioni di visibilità ridotta, anche per trattamenti notturni. Garantiscono maggiore sicurezza per l’operatore, minima deriva ambientale e ricorso a un motore elettrico in alternativa ai combustibili fossili utilizzati dalle macchine irroratrici convenzionali. Inoltre, grazie al recente progetto Prin Frostvine-Uav, abbiamo sviluppato un metodo rapido e oggettivo per stimare danni da gelo e grandine su ampia scala».

L’importanza dell’assistenza tecnica

Pur potendo contare su tecnologie sofisticate, la difesa fitosanitaria è diventata così complessa che non si può pensare di poterle utilizzare senza disporre di una qualificata assistenza tecnica sul campo, ha sostenuto Maria Lodovica Gullino, docente dell’Università di Torino. «L’assistenza tecnica deve saper aggiornare e modificare le strategie di difesa tenendo conto dell’impatto determinato su esse dai cambiamenti climatici in atto e dalla globalizzazione dei mercati, fattori peraltro fortemente interagenti fra loro. I cambiamenti climatici causano aumento di temperatura e anidride carbonica, problemi di siccità ed eventi meteo estremi imprevedibili e più frequenti, aggravando le malattie, complicando la difesa in campo e diminuendo rese e qualità dei raccolti. Colture tipiche mediterranee come l’olivo, la vite, il grano duro e le ortive si stanno spostando verso nord. Ritornano invece vecchie colture come il cotone. L’agricoltura, in Italia e nel resto del mondo, è in continua evoluzione e con essa la situazione fitosanitaria, perché con le colture si spostano anche i loro parassiti: solo per fare qualche esempio, la peronospora della patata e del pomodoro e quella della vite sono sempre più aggressive, la ruggine del caffè torna a essere grave per l’aumento del rischio di più generazioni durante la stagione di crescita, la fusariosi del banano presenta nuove razze difficili da contenere, la batteriosi dell’olivo causata da Xylella fastidiosa rischia di espandersi. E la tendenza in atto rivela un aggravamento dei problemi fitosanitari, in Italia e altrove, peraltro in una condizione di scarsa disponibilità di validi mezzi di difesa».
Questa complessa situazione fitosanitaria viene resa ancora più problematica dalla globalizzazione del commercio di piante e semi, che favorisce la diffusione di patogeni e fitofagi. «Cresce la concentrazione della produzione di semi e materiale di propagazione in pochi stabilimenti e in limitate aree geografiche, da cui possono facilmente partire prodotti contaminati da parassiti endemici in alcune zone e sconosciuti in altre – ha spiegato Gullino –. La diversificazione delle produzioni nei comparti orticolo e floricolo, l’impiego di nuove varietà e l’adozione di nuove tecniche colturali complicano ulteriormente il quadro fitosanitario. L’interazione della globalizzazione dei mercati con gli effetti dei cambiamenti climatici è sempre più evidente. I comparti più interessati sono le colture ornamentali, le orticole, le frutticole e quello delle sementi, particolarmente vulnerabile poiché molti patogeni vengono trasmessi per seme».
Il cuore oltre l’ostacolo

«Nonostante le difficoltà derivanti da una situazione fitosanitaria complessa da affrontare, per gli effetti dei cambiamenti climatici, l’arrivo di nuovi patogeni e fitofagi e la riduzione dei mezzi di difesa a disposizione degli agricoltori a seguito della revoca di numerosi principi attivi, l’Italia agricola è un modello di eccellenza per uso razionale degli agrofarmaci e sicurezza alimentare». Così Paolo Tassani, presidente di Agrofarma-Federchimica, ha sintetizzato l’immagine che l’Osservatorio Agrofarma, nel suo ultimo report semestrale, ha restituito sullo stato dell’agricoltura italiana, cioè quella di un settore molto attento all’uso responsabile degli agrofarmaci e alla riduzione dell’impatto ambientale.
«Dopo due anni dalla prima pubblicazione dell’Osservatorio, alcuni trend si confermano regolarmente, raccontando un settore che, malgrado le difficoltà e le sfide che è chiamato ad affrontare, ha un approccio proattivo verso il cambiamento – ha fatto notare Tassani –. La propensione all’innovazione, i continui traguardi in termini di sostenibilità e circolarità e la sicurezza dei prodotti definiscono uno standard di eccellenza in Europa e nel mondo. Tutto questo nel contesto di estrema ricchezza e varietà colturale proprio dell’Italia, che rende ancora più sfaccettate le sfide a cui l’agricoltura e l’agrochimica sono chiamate a dare risposta.
C’è un cambiamento in corso che passa non solo dal fornire nuove soluzioni, ma, al contempo, dalla corretta applicazione delle buone pratiche di difesa colturale – ha concluso Tassani –. Gli agricoltori sono consapevoli di ciò, tant’è che da anni operano in campo per garantire una sempre maggiore sostenibilità, da intendere in tutte le sue accezioni: ambientale, sociale ed economica. Gli ultimi dati dell’Osservatorio Agrofarma sono un’ulteriore prova di come il settore stia evolvendo nella giusta direzione: l’innovazione, la formazione e l’adozione di soluzioni sempre più moderne e sicure rappresentano le chiavi per garantire un futuro competitivo all’agricoltura italiana ed europea».
Italia più virtuosa rispetto ai partner europei
Dall’Osservatorio Agrofarma presentato a Bari emerge che in Italia le vendite di agrofarmaci si sono ridotte complessivamente del 18% fra il triennio 2012-2014 e quello 2021-2023. Di particolare rilievo è il calo delle vendite di fungicidi ed erbicidi (fig. 1). Le riduzioni osservate sono ancora più significative quando si guarda ai volumi di principi attivi contenuti nei prodotti: -24% nel periodo considerato (fig. 2). Inoltre, l’Italia registra una riduzione decisamente significativa rispetto ai paesi analizzati e alla media Ue-27 (fig. 3). Ciò è stato possibile grazie a una gestione più attenta delle risorse, che tiene conto delle specifiche esigenze stagionali e climatiche. Continua la crescita nelle vendite di sostanze a basso rischio (fig. 4). Allo stesso tempo l’uso di principi attivi di origine biologica ha visto un incremento significativo del 133% nello stesso periodo, segno di una crescente attenzione nello sviluppo di nuove soluzioni. Nel periodo gennaio 2024-ottobre 2025 in Italia sono stati autorizzati 38 agrofarmaci il cui impiego è consentito in agricoltura biologica: 17 in più rispetto al corrispondente periodo 2023-2024.
«A livello di sicurezza alimentare – ha commentato Tassani – l’Italia continua a mantenere una forte leadership: i dati mostrano che è tra i paesi con la più bassa presenza di residui di agrofarmaci negli alimenti, infatti appena l’1% di alimenti ne presenta sopra i limiti consentiti. Tale risultato testimonia la professionalità e l’alta qualità della filiera agricola italiana, che applica rigorosi standard di sicurezza alimentare, rendendo la nostra agricoltura una delle più sicure a livello mondiale. A dimostrazione del percorso e degli sforzi messi in campo dall’industria negli ultimi anni per una “cassetta degli attrezzi” in grado di soddisfare le esigenze del mercato, basti notare che più della metà dei principi attivi attualmente autorizzati nell’Ue sono stati introdotti negli ultimi dieci anni. Infine, per l’Italia circa l’85% degli agrofarmaci oggi sul mercato è stato approvato dopo il 2010».

















