I biostimolanti alla prova della maturità

biostimolanti
Da sinistra: Marco Rosso, presidente di Federchimica – Assofertilizzanti, Antonio Ferrante, docente della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, Ilaria De Marinis, direttrice responsabile di Fruit Communication srl, Onofrio Nardomarino, dell’Op Giuliano Puglia Fruit, Maria Antonietta Delicato e Alberto Masci, funzionari del Masaf
A Bari la 7ª Biostimolanti Conference ha dato vita a una giornata intera di confronto su normativa, ricerca e applicazione agronomica

Aspetti normativi, aggiornamenti tecnici ed esperienze di campo, tutti affrontati da professori, ricercatori e tecnici del settore. È su questi cardini che si è imperniata la 7ª edizione della Biostimolanti Conference, evento organizzato a Bari da Fruit Communication con il supporto di Arptra, che negli anni si è affermato come una delle principali occasioni di confronto per il settore. L’edizione 2026 si è articolata in due sessioni, creando uno spazio di dialogo tra mondi che spesso procedono in parallelo. Ricerca scientifica, sperimentazione, mercato e applicazione agronomica si sono incontrati per discutere dati, risultati, limiti e prospettive di una categoria di prodotti che negli ultimi anni ha progressivamente ridefinito il proprio ruolo in agricoltura. Un’evoluzione che la Conference ha seguito fin dalle prime edizioni, accompagnando il percorso dei biostimolanti dalla sperimentazione all’impiego agronomico, fino al progressivo consolidamento tecnico e normativo che oggi ne definisce il perimetro di impiego.

I biostimolanti entrano nell’età adulta

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La 7ª edizione della Biostimolanti Conference è stata organizzata a Bari da Fruit Communication con il supporto di Arptra. Nella foto il saluto del presidente dell'Arptra, Gianluca Chieppa

Dopo aver attraversato l’Italia e coinvolto territori diversi, la Conference rientra nel luogo dove tutto è iniziato, confermando il ruolo strategico di Bari nel dialogo tra ricerca, imprese e tecnici, ha introdotto Mirko Sgaramella, Project Manager Fruit Communication.

«L’edizione 2026 rappresenta un nuovo momento di sintesi per chi studia, sviluppa e utilizza i biostimolanti in agricoltura, in un contesto caratterizzato da un quadro tecnico e normativo sempre più complesso e da esigenze applicative sempre più puntuali. Crescono le attese, cresce il mercato, aumentano le soluzioni disponibili e insieme aumenta il bisogno di distinguere: cosa è consolidato, cosa è promettente, cosa è ancora ipotesi. La complessità tecnica non si può più aggirare; quella normativa, ancora meno. E proprio qui la Biostimolanti Conference assume un ruolo che va oltre l’aggiornamento, diventando uno spazio di chiarificazione e analisi, approfondimento e innovazione».

La crescita di una categoria di prodotti si vede anche dalla sua capacità di accettare la complessità: interazioni con nutrizione e fisiologia, variabilità ambientale e climatica, differenze tra colture e sistemi produttivi, aspettative di mercato, necessità di protocolli chiari. «I biostimolanti, oggi, non sono più soltanto “prodotti”, ma tasselli strategici, che come tali richiedono linguaggio comune, criteri condivisi e responsabilità tecnica in un’agricoltura che chiede soluzioni sempre più precise e verificabili».

La sessione mattutina

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Un momento dell'intervento del professor Antonio Ferrante

Cornice regolatoria e fondamenti fisiologici sono stati i criteri che hanno orientato la sessione. Luca Dell’Oca di Federchimica Assofertilizzanti ha inquadrato il settore sotto il profilo normativo, sottolineando che «conta, ma da solo non garantisce risultati».

Dal punto di vista scientifico Antonio Ferrante, docente della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, ha evidenziato l’efficienza d’uso degli elementi nutritivi, ricordando che «nessun biostimolante può compensare vincoli nutrizionali o gestionali irrisolti: il salto di qualità sta nell’aumentare l’efficienza di ciò che già si fa, dentro un piano coerente».

Luca Sebastiani, anch’egli docente della Scuola Sant’Anna, partendo dall’analisi degli stress abiotici sulle colture arboree, ha indicato una direzione netta per i prossimi anni: «I biostimolanti diventano davvero strategici quando entrano in una logica preventiva, integrata nella gestione, e quando la loro efficacia viene letta con indicatori oggettivi».

Stefania De Pascale, docente dell’Università di Napoli Federico II, dopo aver presentato dati di mercato e inquadrato il nuovo contesto in cui si muove il settore dei biostimolanti, ha espresso una lettura scientifica e applicativa del comparto delle colture orticole, «la cui risposta all’applicazione dei biostimolanti è spesso immediata e dove questi strumenti stanno diventando parte della gestione ordinaria».

Infine per il ricercatore Alessandro Mataffo dell’Università di Napoli Federico II «tè di compost, consorzi microbici e inerbimenti funzionali vanno intesi non come “aggiunte” al protocollo, ma interventi che cambiano il contesto biologico in cui la vite lavora, chiedendo rigore e tempi adeguati per interpretare i risultati».

Tavola rotonda sulle prospettive del settore

“Il settore dei biostimolanti alla prova della maturità: innovazione, regole e nuovi equilibri”. Su questo tema si è sviluppata, a fine mattinata, la tavola rotonda animata da Marco Rosso, presidente di Federchimica - Assofertilizzanti, Maria Antonietta Delicato e Alberto Masci, funzionari del Masaf, il già citato docente Antonio Ferrante e Onofrio Nardomarino dell’Op Giuliano Puglia Fruit. Al centro della discussione tre punti ormai inseparabili:

  • perimetro normativo e applicazione,
  • qualità delle evidenze e qualità dei claim,
  • aspettative di mercato e risultati misurabili in campo.

La maturità del settore dei biostimolanti si misura infatti attraverso dossier più solidi, controlli più leggibili e soprattutto la replicabilità in campo, perché un biostimolante diventa davvero affidabile solo quando regge alla variabilità del tempo e dello spazio, cioè si conferma negli anni e in condizioni aziendali diverse fra loro.

La sessione pomeridiana

I criteri che regolano la scelta e l’utilizzo dei biostimolanti sono stati a centro della session pomeridiana. Dall’applicazione su talee di piante ornamentali, presentata da Barbara De Palma dell’Università di Bari, all’importanza di una corretta gestione dell’irrigazione e del suolo, come premessa per l’applicazione successiva di biostimolanti, suggerita da Bartolomeo Dichio dell’Università della Basilicata.

Per le applicazioni in campo l’agronomo Giuseppe Longo ha proposto una prova su valerianella in ambiente protetto, mentre il ricercatore Luigi Tedone dell’Università di Bari ha presentato i risultati dell’impiego di formulazioni microbiche per superare lo stress salino su pomodoro da industria.

 

 

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