Superfici coltivate in aumento e raccolti in crescita del 30%, nelle stime per il 2026. Grazie agli accordi di filiera con i gruppi Barilla e Mondelez, il progetto Gran Piemonte, varato da Coldiretti con l’appoggio operativo di Cap Nord-Ovest, risolleva le sorti del grano tenero prodotto nei confini della regione.
Franco Ramello è il responsabile dell’area economica della sigla agricola: «L’accordo è nato per valorizzare il grano tenero locale in balia del mercato globale e ha coinvolto, lo scorso anno, 950 aziende concentrate, per lo più, fra Cuneese, Torinese, Astigiano e Alessandrino, e, in misura minore, fra Novarese e Vercellese». L’iniziativa, lanciata nel 2020 dalla base, cioè da un gruppo di cerealicoltori attivi in Granda, ha riscosso apprezzamenti crescenti: «La semina 2025 è stata caratterizzata da un boom delle superfici, passate da poco più di 7 mila ettari a oltre diecimila, circa il 20% dei 78-80mila ettari coltivati a grano tenero in tutto il Piemonte».
Fino a 40 euro alla tonnellata in più
I maggiori ricavi, garantiti dalla filiera, spiegano il successo del progetto, che nel 2025 ha totalizzato 1.190 contratti sottoscritti. «Le aziende riescono a spuntare, in media, fra i 3 e i 4 euro in più al quintale rispetto al mercato ordinario – prosegue Ramello – si tratta di un incremento significativo». Un risultato possibile anche grazie alle innovazioni introdotte, che hanno permesso di andare incontro alle esigenze dell’industria molitoria. «Alcuni accordi prevendono la semina direttamente in campo, di miscele di varietà, fino a 4 assieme, confezionate in base alle preparazioni».
Il barbariato, una pratica vecchia di secoli, opportunamente rivisitata, viene così messa al servizio dell’industria molitoria, «costretta, in precedenza a mescolare il frumento piemontese con quello austriaco e nordamericano per ottenere farine più performanti, adatte alla produzione di biscotti e lievitati». Inoltre, la pratica «ha migliorato la resistenza all’allettamento del grano, rispetto ai campi monovarietali, per via delle diverse caratteristiche delle piante che si compensano», conclude Ramello.
L’asse fra Coldiretti e Cap Nord-Ovest è la spina dorsale di Gran Piemonte: mentre il sindacato agricolo si occupa dell’assistenza in campo, il secondo ente si fa carico dello stoccaggio e della consegna dei cereali agli utilizzatori, oltre a fornire alle aziende agricole i mezzi tecnici per la coltivazione: dalle sementi – fra i 18 e i 20mila quintali per la semina 2025 - ai prodotti fitosanitari previsti dal disciplinare.
«Gran Piemonte è un contenitore che raggruppa sei contratti di filiera», spiega Luigi Bianchi, responsabile dell’area prodotti agricoli e filiere di Cap Nord-Ovest. La campagna 2025 si è chiusa con un volume di conferimenti «fra le 47 e le 48 mila tonnellate, per l’anno corrente è ipotizzabile un raccolto fra le 60 e le 62 mila», prosegue. Il prezzo liquidato agli agricoltori viene calcolato unendo a una quota variabile, «stabilita a fine agosto, in base alla media dei valori massimi rilevati dalle borse di Milano e Torino, realtà di riferimento nel campo del frumento tenero», una fissa, data da un sistema di premialità quantificate al momento della firma del contratto. «Il pagamento avviene entro il 15 ottobre, garantendo liquidità alle aziende», precisa il dirigente.
Un sistema che, nel 2025, ha assicurato al grano di filiera «prezzi fra i 245 ed oltre 270 euro la tonnellata contro un mercato che in funzione della tipologia merceologica ha liquidato prezzi inferiori anche di 45 euro la tonnellata», prosegue Bianchi. A settembre gli agricoltori possono scegliere fra diversi accordi da sottoscrivere. «Due contratti sono per le filiere sostenibili, uno destinato alle forniture del gruppo Barilla, l’altro, denominato Harmony, viene prodotto per il gruppo Mondelez. Fra le altre clausole, il disciplinare prevede di destinare il 3% della superficie seminata alle essenze mellifere». Si tratta, in entrambi i casi, di miscele di sementi: «Non riveliamo la composizione perché muta ogni anno in base ai risultati dei campi prova. Le varietà utilizzate, però, appartengono alla medesima categoria merceologica».
La parte restante degli accordi applica un regime convenzionale alla gestione della coltura. La miscela delle varietà Giorgione e Bologna è un prodotto «pensato per la produzione di farine panificabili superiori. Forza Piemonte è composta da grani di forza, Gran Piemonte, invece, unisce diverse varietà panificabili». Graindor è l’unica eccezione «perché utilizza la varietà omonima di frumento tenero in purezza», su terreni particolarmente vocati, spiega Bianchi.
Parametri qualitativi specifici caratterizzano i singoli contratti e la corresponsione delle premialità agli agricoltori. «I principali sono il raggiungimento di standard di peso per ettolitro, la salubrità del prodotto e il contenuto minimo di proteine con le conseguenti riflessioni sulle specifiche molitorie». Per le proteine si parte da valori fra l’11 e il 12%, nel caso delle miscele Harmony e Gran Piemonte, si passa a 13,5 del contratto Giorgione mentre «Forza Piemonte deve raggiungere i 15 punti percentuali», prosegue il dirigente.
I conferimenti a Cap Nord-Ovest– sono oltre 40 i punti di ritiro coinvolti fra Cuneese, Astigiano, Torinese, Alessandrino, Vercellese e Novarese – sono l’ultimo passaggio di una filiera che ha riscosso gli apprezzamenti dell’industria per ragioni legate alla segregazione del prodotto per tipologia, alla gestione degli stoccaggi, alla dislocazione dei depositi per la gestione logistica di ritiri e spedizioni. «I costi di trasporto su un prodotto come il frumento incidono significativamente e l’ottimizzazione degli approvvigionamenti rappresenta un fattore importante per l’industria», Inoltre, le certificazioni di filiera Iscc Plus e Iso 22005, «ci consentono, per alcuni contratti, di fornire le informazioni sulla coltivazione e sullo stoccaggio del grano di filiera», conclude Bianchi.
Consulenza agronomica garantita
La gestione della consulenza in campo è affidata ai tecnici Coldiretti, coordinati da Lorenzo Martinengo. La scelta delle miscele o della varietà da seminare è il primo passo: «Ogni azienda viene indirizzata verso l’opzione più indicata in base a valutazioni che considerano dotazione di sostanza organica dei suoli, contenuto di azoto, fosforo e potassio ed esposizione dei fondi», spiega l’agronomo.
Dalle operazioni preliminari emerge una mappatura per macroaree: «Nel Cuneese le varietà di forza si sviluppano bene nella zona di Fossano, Savigliano e Racconigi, dove i terreni sono più ricchi di nutrienti, vista anche la forte presenza di zootecnia. La varietà “antica” Graindor, introdotta perché garantisce buoni quantitativi di paglia e un secondo raccolto di fieno, cresce meglio in terreni più poveri come quelli del Monregalese e della collina del Beinale». Uscendo dai confini della Granda, «nelle pianure dell’Astigiano è da preferire una miscela per farine a uso biscottiero a una di forza che richiede maggiore nutrimento».
I test pluriennali nei campi varietali sono un passaggio obbligato per l’ammissione alla semina in pieno campo delle nuove varietà. «Le prove coinvolgono, a oggi, 30 diverse cultivar per vagliare l’adattabilità ai suoli e l’interesse degli utilizzatori», spiega Martinengo. Le parcelle sperimentali -10 ettari in tutto - sono distribuite fra Alessandrino, Astigiano, Torinese e Cuneese, dove si concentrano 3 delle 6 superfici destinate alle prove. Uno dei campi è stato allestito, in frazione Cussanio, nel comune di Fossano, sui terreni in dotazione della Scuola agraria Umberto I, «dove si organizzano giornate di visita e formazione in collaborazione con il Disafa di Unito, l’istituto e Cap Nord-Ovest».
I tecnici Coldiretti seguono le aziende fin dalle operazioni preparatorie, spesso complicate dai mutamenti climatici: «La preparazione dei fondi deve fare i conti con terreni induriti dall’assenza di piogge, viceversa le precipitazioni autunnali possono far perdere finestre di semina: la situazione meteo del 2025 ha costretto a interventi distanziati. Le anomalie della temperatura, infine, possono costringere ad intervenire con rullature per rallentare lo sviluppo precoce del frumento». Le infestanti sono la principale urgenza primaverile, «la scelta del principio attivo da impiegare per il contenimento è determinante per il futuro della coltura», spiega Martinengo.
Le infezioni fungine - fusariosi, mal del piede, ruggini e septoriosi - sono le fisiopatie più temute. «Aggrediscono la plantula e si sviluppano durante l’intero ciclo vegetativo: in taluni casi possono essere necessari 2 interventi l’anno per bloccare l’infezione, particolarmente temibile nel periodo in cui si sviluppa la foglia bandiera dalla quale fuoriuscirà la spiga. La pianta dev’essere sana altrimenti si hanno ripercussioni negative sulla resa del frumento. La consulenza mira a gestire in maniera puntuale tutti i casi». Ai trattamenti per l’eliminazione degli agenti fungini si aggiungono quelli per contenere la cimice del frumento: «Le “punture” di suzione sulla cariosside inibiscono la lievitazione delle farine», precisa il tecnico Coldiretti, rendendola così molto pericolosa per la qualità finale. I monitoraggi in campo sono fondamentali per riscontrare presenze ed eventuali attacchi.
Le concimazioni infine sono centrali per il raggiungimento degli standard qualitativi fissati dai contratti: «La definizione degli apporti pre-semina parte dall’analisi dei suoli e dalla disponibilità di reflui aziendali», precisa Martinengo. Le operazioni proseguono dopo la germinazione, «con il fosforo o i concimi ternari in fase di levata: l’azoto, in forma di nitrato o urea è determinante per i valori di proteine. L’utilizzo di composti fogliari sulle spighe, infine, aumenta la qualità del prodotto», conclude il referente tecnico Coldiretti.
Raffaele Tortalla, referente Coldiretti per l’area di Fossano, nel Cuneese, è uno degli ideatori del progetto Gran Piemonte: «I primi accordi di filiera li abbiamo stipulati nel 2002 con il gruppo Barilla, in poco tempo l’iniziativa ha preso piede fino arrivare alle superfici attuali», spiega. Nella sua azienda alleva capi per produrre formaggi e semina 5 ettari di grano, «dopo il mais, praticando rotazioni. Ho aderito all’accordo per il conferimento di frumento da agricoltura sostenibile a Barilla».
La campagna 2025 ha avuto riscontri positivi: «26 euro e mezzo al quintale contro i 22 del mercato libero, chi ha seminato grani di forza ha portato a casa 28 euro. Grazie alle premialità tante piccole aziende riescono a garantirsi un reddito e sopravvivere». Risultati incoraggianti, nonostante un lieve calo delle rese: «circa 90 quintali per ettaro contro i 100 del 2024».
Il grano viene monitorato assiduamente durante le fasi di sviluppo, «con visite in campo, da parte dei tecnici, ogni 8-10 giorni». In questo modo gli interventi sono mirati, a partire dal contenimento delle malerbe, «con un trattamento in pre-emergenza». Allo stesso modo le concimazioni vengono scaglionate: «Le aziende zootecniche usano reflui e letame, limitando il ricorso a prodotti chimici, per la preparazione del terreno». Il germogliamento è uno dei momenti più delicati: «Se l’accrescimento è stentato si effettua un passaggio con nitrato di calcio, segue poi un'altra concimazione in levata e quando si sviluppa la botticella». I trattamenti antifungini sono limitati all’essenziale: «Con primavere asciutte si possono anche evitare», conclude Tortalla.
A Odalengo Grande, fra le colline del Monferrato alessandrino, Mauro Bianco, presidente provinciale di Coldiretti, coltiva 60 ettari di terreni a foraggio, leguminose e frumento. Il progetto Gran Piemonte si sposa in modo ottimale con le rotazioni praticate in azienda: «Semino erba medica e la tengo per 4 anni, d’inverno il fieno viene venduto nel Novarese e nel Piacentino», spiega. Il grano, dieci ettari in tutto nell’ambito dell’accordo di filiera Harmony - « i terreni collinari sono più adatti alla produzione di miscele per farine biscottiere» - segue le colture erbacee «per due anni consecutivi, quindi passo ai ceci».
La strategia consente di integrare le rese del frumento, «attorno ai 50 quintali per ettaro, con la vendita della paglia, 40 quintali in media per unità di superficie, con prezzi che, dai 7-8 euro hanno toccato i 12 nella campagna 2025». Le rotazioni sono praticate anche negli areali più vocati alla produzione granaria nell’Alessandrino, un tempo il “granaio del Piemonte”. «Nella zona di Castelnuovo Scrivia, dove le produzioni toccano i 90 quintali per ettaro la coltura viene alternata con patate e pomodori».
Le leguminose «arricchiscono il terreno di azoto. Le concimazioni, nel caso dei cereali biscottieri sono limitate a due interventi: il primo in accestimento, il secondo in levata con composti a base di azoto e nitrato. Alcune aziende, tuttavia, praticano letamazioni per alleggerire gli interventi e puntare sui concimi fogliari», prosegue Bianco.
Gli interventi fitosanitari – i problemi sono legati a infezioni fungine, oidio e ruggini – dipendono dalla frequenza stagionale delle precipitazioni: «Di solito a marzo si esegue un trattamento antifungino». Il contenimento delle infestanti richiede una strategia adeguata: «Un prodotto efficace su essenza a foglia larga e, eventualmente una seconda irrorazione abbinata a un formulato fogliare».
I ricavi della campagna 2025 sono stati soddisfacenti nell’Alessandrino: «Il 20% in più rispetto al grano venduto al di fuori degli accordi di filiera che spesso gli agricoltori producono in perdita». Inoltre, «a luglio le operazioni sono terminate e i terreni sono disponibili per altre lavorazioni come le cover crops che alcune realtà utilizzano», conclude Bianco.












