Industria soddisfatta, parte agricola un po' meno. Siglato l'accordo quadro sul prezzo medio del pomodoro da industria per il Nord Italia per la campagna 2026. Lo fa sapere l'Organizzazione interprofessionale (Oi) del pomodoro da industria del Nord Italia con una nota. L'accordo prevede un prezzo medio di riferimento di 137 €/t comprensivo di servizi e di premialità legate ai tempi di raccolta.
Cosa contiene l'accordo
L’accordo definisce anche i principali aspetti contrattuali che regoleranno la campagna 2026, tra cui le modalità di produzione e di consegna e i criteri qualitativi della materia prima. L’Oi non partecipa alla definizione dell’accordo, come stabilito dalla normativa, ma l'intesa rappresenta un importante risultato di mediazione e collaborazione tra le parti, commentano dall'organizzazione, confermando la solidità della filiera del pomodoro da industria del Nord Italia.
Le componenti hanno lavorato con senso di responsabilità, ha riferito l'Oi, ponendo al centro la tutela del reddito agricolo, la valorizzazione della produzione e la sostenibilità economica delle imprese di trasformazione, dovendo ricercare un difficile equilibrio:
- da un lato c'è la legittima ricerca di certezze economiche da parte degli agricoltori a fronte di costi di produzione in aumento per l’evoluzione geopolitica, rischio climatico elevato e investimenti continui per la sostenibilità ambientale;
- dall’altro la necessità dell’industria di preservare la competitività dovendosi confrontare, sui mercati internazionali, con player di dimensioni continentali favoriti da regole meno stringenti e costi energetici inferiori.
Collaborazione e dialogo
«Questo risultato dimostra ancora una volta che la collaborazione e il dialogo tra le organizzazioni di produttori e le imprese di trasformazione sono strumenti fondamentali per affrontare le sfide attuali e future», ha commentato il presidente dell’Oi pomodoro da industria Nord Italia Giuseppe Romanini.

L’Oi pomodoro da industria del Nord Italia firmerà l’accordo per presa d’atto e accettazione degli impegni a suo carico, fra cui la raccolta in deposito, entro il 20 aprile, dei contratti di fornitura stipulati fra le parti e la verifica della loro conformità all’accordo quadro.
«È stata una trattativa molto complessa, ma nonostante le tensioni e le difficoltà che hanno caratterizzato la discussione, è prevalso il senso di responsabilità delle parti – dichiara la coordinatrice del Comitato territoriale del Bacino Nord di Anicav Bruna Saviotti – L’accordo mette al centro la qualità che da sempre caratterizza le nostre produzioni».
«In un momento difficile come quello che stiamo vivendo e che vede il nostro comparto estremamente vulnerabile nello scenario competitivo internazionale, la coesione è l’unica risposta che può dare una filiera importante come quella del pomodoro da industria», ha detto Marco Serafini, presidente di Anicav. «Auspichiamo di recuperare il dialogo di filiera anche al Centro Sud per giungere, anche in questo bacino, alla definizione di un accordo. Il pomodoro da industria italiano è una realtà unitaria, che va letta e governata nella sua complessità, pur nel rispetto delle specificità che caratterizzano i due bacini di trasformazione».
Agricoltori delusi
Tra le parti la meno entusiasta dell'accordo è di certo quella agricola. In un comunicato Confagricoltura Piacenza sottolinea come l'accordo "introduce una revisione delle tabelle qualitative che risulta peggiorativa per i produttori".
«L’accordo raggiunto non soddisfa le imprese agricole né sul piano del prezzo né su quello delle condizioni qualitative – commenta il presidente di Confagricoltura Piacenza, Umberto Gorra –. Ci troviamo di fronte a un risultato che risente di una pressione produttiva costruita anche sulle difficoltà di altri comparti e frutto di una fase iniziale in cui è mancato un adeguato coordinamento della parte agricola. In queste condizioni, questo era verosimilmente il punto di caduta possibile, ma resta un esito che evidenzia una debolezza della nostra capacità di incidere nella trattativa».
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