In Puglia e Basilicata i trapianti del pomodoro da industria, che di solito esordiscono ai primi di aprile, quest’anno sono partiti in ritardo. La scarsità di acqua nelle dighe e la conseguente necessità di dover contare solo sui pozzi aziendali avevano scoraggiato parecchi agricoltori, scottati dalla negativa esperienza del 2025, ad avventurarsi quest’anno nella coltivazione del pomodoro. Poi, quasi improvvisamente, le piogge continue e consistenti, sperate ma impreviste, di aprile hanno cambiato lo scenario. Le dighe si sono pressoché riempite, l’acqua sarà disponibile, ma le superfici investite sembrano dover aumentare, al momento, solo di circa il 10% rispetto all’anno scorso.
Pomodoro da industria, aumento del 10% sul 2025

È l’analisi che compie Mario Cardone, agronomo di campo operante nelle due regioni.
«Bisogna in primo luogo tenere conto che nel 2025 si è avuto un calo delle superfici coltivate a pomodoro da industria del 30-40% in Basilicata e di almeno il 15% in Puglia rispetto al 2024, a causa della preventivata mancanza di disponibilità di acqua per uso irriguo. Quindi un aumento del 10% rappresenta qualcosa sul 2025, ma poco sul 2024. Questa è però la situazione attuale.
Un incremento ci sarà soprattutto nell’areale foggiano di Lucera e Torremaggiore, che non dispone di pozzi aziendali e si rifornisce di acqua solo dalla diga di Occhito: questo invaso nel 2024 era pressoché vuoto e dal 12 agosto non aveva più erogato acqua, mentre adesso dispone di un’abbondante riserva di acqua».
Trapianti partiti in ritardo, problemi a luglio
L’indisponibilità di acqua nelle dighe aveva frenato la voglia di trapianti, poi le piogge persistenti di aprile hanno sollecitato nuove superfici, ma nello stesso tempo hanno impedito i trapianti precoci per l’impraticabilità dei campi.
«Nell’areale al confine fra le province di Potenza e quelle di Foggia e di Barletta-Andria-Trani si inizia ai primi di aprile con i trapianti di pomodorino per poi proseguire con quelli di pomodoro lungo. Invece quest’anno i trapianti del pomodorino sono cominciati dopo il 20 aprile e si stanno concludendo adesso, a inizio di maggio. Questo significa che a luglio si verificherà una concentrazione di prodotto, cioè di pomodorino e lungo, che potrà creare qualche problema agli agricoltori per organizzarne la raccolta e il ritiro e alle industrie per pianificarne la lavorazione».
Scarso entusiasmo dettato da difficoltà economiche

Coerenti con l’analisi di Cardone sono le valutazioni di Rino Mercuri, agricoltore di Foggia.
«Temevamo la corsa ai trapianti e l’aumento esponenziale delle superfici coltivate a pomodoro. Invece la situazione è abbastanza tranquilla. Un aumento delle superficie trapiantate ci sarà rispetto al 2025, ma contenuto. Alcuni vivaisti mi hanno detto che prevedono un incremento delle superfici del 10% rispetto all’anno scorso.
Le ragioni di tale limitato entusiasmo sono evidenti: da un lato l’aumento dei costi di produzione, ad esempio dei fertilizzanti, dall’altro la scarsa liquidità, cioè capacità di spesa, degli agricoltori, visti i cattivi andamenti delle principali produzioni foggiane, il grano duro e il pomodoro da industria, l’anno scorso. Inoltre non bisogna trascurare che manca ancora l’accordo fra industrie di trasformazione e organizzazioni agricole nel bacino centromeridionale del pomodoro da industria. È vero che spesso non viene rispettato, ma conoscere almeno i prezzi orientativi sarebbe utile per tracciare l’orizzonte economico in cui potersi muovere».













