Con 258 interventi già conclusi e rendicontati, per un valore complessivo di 1,6 miliardi di euro, i Consorzi di bonifica si confermano protagonisti nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Numeri che confermano il ruolo operativo del sistema Anbi nella realizzazione delle infrastrutture idriche e che, secondo quanto emerso dall'Assemblea nazionale dell'associazione, rappresentano la base da cui partire per rafforzare la programmazione dei prossimi anni.
Sul fronte della Politica di coesione 2021-2027, l'Italia ha portato a 2,4 miliardi di euro le risorse destinate alla progettazione, all'attuazione e alla rendicontazione degli interventi da completare entro il 2029. Al momento, però, risultano impegnati soltanto 400 milioni di euro per circa 180 interventi, lasciando ancora ampi spazi per finanziare nuovi progetti immediatamente cantierabili.
Parallelamente, i Consorzi hanno presentato una progettualità di 7,3 miliardi di euro nell'ambito del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico (PNIISSI).

Gargano: «La qualità della spesa ci dà credibilità, ora avanti con il Piano invasi»
Per il direttore generale di Anbi, Massimo Gargano, i risultati raggiunti con il Pnrr rappresentano la migliore garanzia per la fase successiva della programmazione.
«La qualità della spesa dimostrata rafforza la credibilità del lavoro svolto dai Consorzi di bonifica. È da questa esperienza che parte la proposta di un Piano invasi fondato su una progettualità da 7,3 miliardi di euro, costruita intorno al principio della multifunzionalità».
Secondo Gargano, il valore del piano risiede proprio nella capacità di rispondere contemporaneamente a esigenze diverse. «Parliamo di infrastrutture in grado di garantire acqua per l'agricoltura, per il consumo potabile, per la produzione di energia, per l'ambiente e anche per il tempo libero. È una sfida che guarda al futuro».
«Le aree interne sono una risorsa, ma servono servizi»
Il direttore generale di Anbi ha ricordato che la proposta comprende anche due temi strategici per l'associazione: «Abbiamo inserito nel piano un'attenzione particolare alle aree interne e ai processi di innovazione, sia normativa sia digitale».
Gargano ha quindi sottolineato che nelle aree interne vivono 13 milioni di persone, «che non possono essere considerate un peso ma una risorsa per il Paese». La manutenzione del territorio nasce a monte - ha spiegato - e, se non vogliamo limitarci a immaginare un reddito di restanza, dobbiamo assicurare servizi essenziali, a partire dall'acqua. Per questo stiamo lavorando a un accordo con le Università per attivare percorsi formativi specificamente dedicati alle aree interne».
Infine, Gargano ha richiamato il protocollo sottoscritto con il capo del dipartimento della Zes Unica per il Sud. «Chiediamo che ai Consorzi di bonifica sia riconosciuta la stessa attenzione riservata ad altri soggetti che hanno il nostro stesso inquadramento giuridico. Anche questo significa contribuire a ridurre i divari territoriali e costruire un Paese più competitivo: è un'altra sfida di futuro».
Vincenzi: «Basta rincorrere le emergenze, l'acqua diventi una priorità nazionale»
«Se i soldi si trovano solo quando c'è un'emergenza, significa che c'è un problema». È il messaggio con cui il presidente di Anbi, Francesco Vincenzi, ha chiuso l'Assemblea nazionale, rilanciando la richiesta di una strategia strutturale sulla gestione della risorsa idrica.
«Il Piano invasi multifunzionali – ha ribadito – non è una proposta di settore, ma un'esigenza del Paese di fronte alla crisi climatica che mette a rischio il futuro dell'agricoltura e delle aree interne. Prevenire significa anche risparmiare e la disponibilità d'acqua deve diventare una priorità nazionale».
Vincenzi ha quindi chiesto un'accelerazione delle procedure. «Non possiamo continuare ad aspettare fino a 15 anni per realizzare un'opera. Il Piano idrico nazionale rappresenta un passo avanti nella programmazione, ma ora servono risorse certe e tempi definiti. Con il Pnrr abbiamo dimostrato di rispettare cronoprogrammi molto stringenti e siamo pronti a fare lo stesso anche con i Fondi di coesione».
Lollobrigida: «Finanziati 108 progetti»
«Negli ultimi tre anni abbiamo cambiato passo, lavorando in squadra e investendo con decisione. Dei 253 progetti strategici presentati dai Consorzi di bonifica, ben 108 fanno capo direttamente al Ministero dell’Agricoltura». Lo ha dichiarato il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, al margine dell’assemblea.
«Il problema, infatti, non dipende tanto dalla mancanza di precipitazioni, quanto dall'incapacità di captare l'acqua, conservarla e utilizzarla in modo efficiente, a fronte di una dispersione media della rete che raggiunge il 40%.
Si tratta di criticità che non possono essere risolte nell'arco di tre anni, ma la direzione è cambiata e i risultati stanno arrivando. In questo percorso abbiamo riservato un'attenzione particolare all'utilizzo della risorsa idrica da parte degli agricoltori, che si distingue da quello di altri settori perché l'acqua impiegata in agricoltura non viene trattenuta definitivamente, ma restituita al ciclo naturale».
Per questo, ha concluso il ministro, continuiamo a lavorare insieme ai consorzi con una visione strategica e un impegno concreto che sta producendo risultati. In questo contesto, la Cabina di regia rappresenta una delle innovazioni più significative introdotte dal nostro Governo: ha riunito allo stesso tavolo i diversi ministeri e le Regioni per pianificare gli interventi in modo coordinato, cosa che non era mai avvenuta nella seconda parte della storia repubblicana».
Foti: «Ci sono ancora due miliardi da mettere a terra»
Il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti ha sottolineato il ruolo dei Consorzi nell'attuazione degli investimenti.
«I Consorzi di bonifica rappresentano un punto di riferimento decisivo nell'attuazione del Pnrr. L'acqua non è più soltanto una questione ambientale, ma un asset strategico per raggiungere gli obiettivi europei al 2030, che prevedono un incremento del 10% della resilienza idrica complessiva».
Foti ha ricordato che la programmazione della Politica di coesione dispone oggi di 2,4 miliardi di euro, dei quali risultano impegnati solo 400 milioni. «C'è quindi spazio per nuovi progetti esecutivi e rapidamente cantierabili».
A fronte di questi numeri, ha proseguito Foti, «emerge la necessità di superare la retorica di un ambientalismo ideologico, che si oppone alle infrastrutture necessarie come le dighe; tra le priorità operative vi è inoltre la pulizia dei fondali degli invasi, i cui sedimenti non devono più essere considerati rifiuti speciali e quindi complicati da smaltire, bensì risorse da valorizzare nell'ottica dell'economia circolare. La strada da percorrere è ancora lunga. Per vincere la sfida sarà decisivo rafforzare la cooperazione istituzionale, superando l'attuale frammentazione delle competenze, uno dei mali storici del settore, attraverso una sinergia efficace tra Stato centrale, Regioni, enti locali, Consorzi di bonifica e soprintendenze».
A margine dell'Assemblea, Foti ha sottolineato l’impegno di Anbi: «Quando vedo che i fondi vengono spesi e le opere vengono realizzate nei tempi previsti, significa che gli obiettivi sono stati raggiunti. Ora bisogna continuare su questa strada, perché la resilienza idrica sarà uno degli assi portanti delle politiche europee e nazionali dei prossimi anni».











