L’Agricoltura italiana come hub di innovazione

Fabio Vitale, direttore Agea

L’agricoltura italiana si trova oggi di fronte a una sfida che non è più soltanto agronomica o economica, ma gestionale e tecnologica. I dati emersi dall’analisi presentata alla Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome (Cpa) del 30 giugno scorso parlano chiaro: la frammentazione burocratica e la rigidità dei calendari attuali rappresentano non semplici rallentamenti, ma veri e propri ostacoli strutturali che spesso impediscono la modernizzazione dei processi decisionali, rallentano le riforme e distanziano le istituzioni dalle reali esigenze del Paese. Il risultato è un rallentamento dell’immissione di liquidità nel settore.

 

Per questo motivo, Agea ha indicato un cambio di paradigma: il settore primario diventa un modello “Hub & Spoke”, dove la centralizzazione della governance e le specificità dei territori operano in perfetta sinergia. Superare la frammentazione attraverso un hub significa una governance nazionale unificata, capace di superare le rigidità operative - pensiamo alla scadenza unica del 15 maggio, una data che dal 2015 viene sistematicamente prorogata poiché ignora le specificità climatiche e territoriali del nostro Paese.

 

Ecco, quindi, che un hub centrale - Agea - può avere la responsabilità di fissare scadenze flessibili e cronoprogrammi vincolanti, agendo come recettore delle esigenze territoriali e interlocutore della Commissione Europea – garantendo la sicurezza della spesa ed evitando eventuali rettifiche finanziarie che impattano pesantemente sull’erario. Gli spokes dei territori, invece, rappresentano quel filo rosso con le esigenze degli agricoltori italiani che identificano il concetto di co-progettazione quale nostro obiettivo per i prossimi anni. Agea ha proposto un’azione di co-programmazione ex ante tra Regioni, Agea e Organismi Pagatori (Opr).  È fondamentale stabilire, infatti, una consecutività operativa dopo la fase strategica - che è efficacemente in mano del Ministro Lollobrigida su indicazioni del Governo. Questo consente anche, e soprattutto, una netta separazione delle responsabilità: alle Regioni spetta il fondamentale ruolo politico e di programmazione (la “policy”), mentre agli Organismi Pagatori deve essere affidata l’esclusiva gestione operativa di istruttorie, controlli e pagamenti. Solo eliminando le ormai note sovrapposizioni potremo ridurre i tempi di erogazione e azzerare i contenziosi che oggi paralizzano il sistema.

 

Il motore che muove i raggi di questa ruota è la tecnologia: l’infrastruttura digitale federata. Puntiamo a un modello federato basato su un cassetto bidirezionale tra il Sian e i sistemi territoriali, assicurando che i dati siano certi, aggiornati in tempo reale e disponibili a tutti gli attori. Questo sforzo digitale, che integra AI, geotagging e monitoraggio satellitare (Ams), è ciò che ci permetterà di affrontare la sfida più ambiziosa: erogare gli anticipi della Pac entro luglio 2026, immettendo liquidità nel comparto con tre mesi di anticipo rispetto al ciclo ordinario.

 

Guardando, infine, alla nuova programmazione Pac 2028-2034, la nostra visione è quella di una semplificazione drastica: non una tabella di marcia istituzionale ma un patto globale che si inserisce nel nostro tessuto sociale, economico e politico.

Non possiamo più permetterci interventi frammentati dove pochi assorbono la quasi totalità delle risorse. Dobbiamo selezionare poche misure ad alto impatto e garantirne la sostenibilità operativa.

Solo attraverso una vision unitaria, che metta a sistema competenze regionali e centrali, potremo garantire che ogni intervento sia operativamente sostenibile e controllabile fin dalla sua nascita, per assicurare un futuro solido alle imprese agricole, custodi del nostro patrimonio nazionale.


di Fabio Vitale
direttore Agea

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