In Puglia cala il numero dei cinghiali

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È il risultato dell’attuazione del Piano di contenimento del cinghiale della Regione Puglia. Ne parliamo con l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli

In Puglia nel 2025 è stata registrata una presenza dei cinghiali in declino nelle aree di caccia programmata regionale. Il merito è l’attuazione del Piano di contenimento del cinghiale della Regione Puglia. La riduzione della popolazione è stata ottenuta sia mediante il selecontrollo, con cui sono stati abbattuti 1008 capi, sia attraverso l’esercizio venatorio, che ha permesso l’abbattimento di 1757 capi, per un totale di 2765 capi.

Sui risultati e sull’attuazione complessiva del Piano di contenimento del cinghiale in Puglia adottato dalla Regione abbiamo chiesto una valutazione all’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli.

«I risultati conseguiti nel 2025 con 2.765 abbattimenti di cinghiale segnano un passo importante nell'attuazione del Piano straordinario di gestione del cinghiale in Puglia, nella consapevolezza di aver approvato, in brevissimo tempo, uno strumento di gestione territoriale complesso in una regione con aree a caccia programmata, parchi regionali e nazionali e centri urbani.

I risultati sinora conseguiti dimostrano che il Piano, così come strutturato, è operativo ed efficace e si basa soprattutto sull’esercizio venatorio, durante la stagione di caccia, ma anche con le attività di selecontrollo e controllo numerico della popolazione, attuate con la collaborazione degli Ambiti Territoriali di Caccia.

Siamo consapevoli che vi sono ancora aree e passaggi in cui il processo può essere reso più incisivo e funzionale ed è proprio su questo che stiamo lavorando per affinare la macchina organizzativa. Tuttavia i dati parlano chiaro: la direzione intrapresa è quella giusta e i primi risultati concreti stanno finalmente emergendo».

Per il 2026 l’obiettivo è mantenersi grosso modo sullo stesso numero o raggiungere un numero maggiore di capi abbattuti?

«Per il 2026 l'obiettivo è certamente quello di incrementare i numeri nei contesti in cui ciò risulterà operativo ed effettivamente praticabile, concentrando gli sforzi in particolare nelle aree dove si registrano situazioni di maggiore criticità ed emergenza.

Va evidenziato, tuttavia, che le popolazioni selvatiche non sono entità statiche, bensì dinamiche ed estremamente plastiche. Ogni azione di contenimento e gestione deve quindi basarsi costantemente sull'evoluzione dei dati numerici che rileviamo attraverso l'attività di monitoraggio continuo sul campo. È questa flessibilità scientifica che ci permette di calibrare i prelievi e intervenire con la massima efficacia dove serve realmente».

Il Piano straordinario per la gestione e il contenimento del cinghiale in Puglia, recepito in attuazione delle disposizioni nazionali (Dm 13 giugno 2023), ha una durata quinquennale, in linea con lo strumento programmatico previsto per il controllo della fauna selvatica. Il piano è però soggetto a verifiche e rimodulazioni annuali o periodiche da parte della Giunta regionale (tramite delibere e determinazioni dirigenziali di aggiornamento del piano di prelievo e controllo). Sarà rimodulato, ed eventualmente come, per il 2027?

«Come detto in precedenza, la dinamicità delle popolazioni richiede uno strumento di programmazione flessibile. In questo primo periodo di attuazione abbiamo collaudato a fondo l'intero impianto operando quel lavoro di rodaggio indispensabile: oggi la nostra macchina tecnico-amministrativa è pienamente a regime e pronta a far fronte con tempestività a qualsiasi situazione di emergenza.

Proprio in virtù di questa solidità organizzativa, in vista del 2027 saremo in grado di ridefinire con maggiore precisione obiettivi e target d'intervento, intervenendo in modo puntuale e chirurgico laddove il monitoraggio ne evidenzierà la necessità.

Sicuramente rispetteremo i target numerici di prelievo di cinghiali stabiliti e assegnati annualmente dal Commissario Straordinario per la Peste Suina Africana che per la Puglia sono pari a 4.000, di cui 2.000 capi mediante caccia, 1.000 mediante caccia di selezione e 1.000 mediante attività di controllo numerico, incluse le aree protette.

Infine, nel 2027 punteremo a rafforzare la digitalizzazione dei dati tramite il Sistema Unico di monitoraggio dei prelievi (con tesserino elettronico e geolocalizzazione) e a attivare la filiera della carne del cinghiale e dei centri di sosta/lavorazione carni selvaggina».

I due enti Parco del Gargano e Parco dell'Alta Murgia non hanno ancora redatto i Piani di gestione del cinghiale. La Regione può in qualche modo intervenire per velocizzare la loro redazione e attuazione?

«È opportuno una doverosa precisazione: il Parco Nazionale dell'Alta Murgia è stato in realtà il primo Ente del territorio a dotarsi di un piano di gestione del cinghiale già nel 2012, aggiornandolo costantemente negli anni. Il precedente piano è giunto a scadenza nel 2025 ed è già stato redatto il nuovo strumento programmatico, attualmente in fase di valutazione presso l'Ispra.

Il Parco Nazionale del Gargano, invece, dopo alcune prime e contenute azioni di controllo numerico, ha in corso di redazione il Piano di gestione pur sapendo che il territorio garganico rappresenta un'area assolutamente strategica e cardine per l'intera Puglia, in quanto ospita popolazioni particolarmente dense, vitali e con un elevato tasso di ibridazione.

Promuoveremo al più presto un confronto costruttivo con gli Enti Parco per velocizzare i passaggi amministrativi, supportando l'iter operativo più fluido, funzionale e strettamente coordinato con le azioni di contenimento che la Regione attua nei territori contigui non protetti».

Sulla base dei risultati raggiunti finora dal Piano di contenimento del cinghiale che cosa può dire agli agricoltori pugliesi che, soprattutto in alcune aree, soffrono parecchi danni per l’eccesiva presenza di cinghiali?

«La tutela degli agricoltori e della produzione agroalimentare pugliese - con un’attenzione prioritaria alle colture tradizionali e di maggior pregio economico e identitario - rappresenta un obiettivo fondamentale e prioritario.

Oggi disponiamo di una doppia leva d'azione: da un lato la possibilità di mitigare la problematica sul campo attraverso misure dissuasive e strumenti di protezione passiva mirati alla salvaguardia delle colture più vulnerabili; dall'altro, la capacità di intervenire direttamente sul controllo numerico delle popolazioni con azioni puntuali e mirate laddove i danni ed i rischi risultino elevati.

Continuiamo a garantire l'erogazione dei ristori per i danni subiti a colture agricole dalla presenza di cinghiali e ci impegniamo a snellire le procedure amministrative e a ridurre i tempi istruttori per la liquidazione delle somme dovute.

Non dimentichiamoci, poi, degli aiuti che la Regione eroga per misure preventive, quali recinzioni per colture ortive di pregio, e per il potenziamento della segnaletica stradale per la sicurezza degli automobilisti.

In sintesi, agli agricoltori voglio dire chiaramente che l'Amministrazione regionale è costantemente al loro fianco, impegnata a mettere a regime ogni strumento utile per proteggere il loro lavoro e l'economia del nostro territorio».

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