Sarà la gestione delle aree agricole sempre più condizionate dalla salinizzazione, dalla subsidenza e dall’innalzamento del livello dei mari uno dei temi al centro dell’appuntamento organizzato da Anbi giovedì 17 settembre a Ferrara, nell’ambito di RemTech Expo. Il convegno «Delta Po e costa emiliano-romagnola: la sfida della subsidenza tra cambiamento climatico, sicurezza idraulica e sviluppo sostenibile», in programma dalle 15 nei padiglioni di Ferrara Fiere, offrirà anche l’occasione per fare il punto sul progetto internazionale Venus e sulle prospettive di nuove colture in territori caratterizzati da condizioni ambientali sempre più difficili.
Il progetto vede il Consorzio di bonifica Adige Euganeo impegnato insieme a nove partner del bacino mediterraneo con l’obiettivo di individuare sistemi agricoli più sostenibili e resilienti, capaci di valorizzare anche i terreni marginali e di utilizzare in modo più efficiente la risorsa idrica.
In Veneto la sperimentazione ha interessato due siti pilota nel Veneziano, in località Gesia, nel comune di Cavarzere, e in località Zennare, nel comune di Chioggia. Qui è stata condotta un’importante campagna di campionamento del terreno e della biomassa vegetale di alcune specie alofite, cioè naturalmente tolleranti agli ambienti caratterizzati da elevata salinità. Si tratta, in particolare, di Atriplex halimus, Beta maritima, Salicornia europaea e Suaeda maritima, specie considerate NUS (Neglected and Underutilised Species), ovvero colture trascurate o sottoutilizzate.
La ricerca non si limita a verificare la capacità di queste piante di crescere in condizioni difficili, ma punta anche a valutare il loro effetto sulla qualità del terreno. I campioni di suolo sono stati inviati ai laboratori del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche dell’Università degli Studi della Campania «Luigi Vanvitelli». Le analisi sono finalizzate a misurare alcuni parametri biogeochimici fondamentali, tra cui il carbonio organico, la respirazione microbica e la conducibilità elettrica. L’obiettivo è verificare, nel corso del secondo anno di ciclo vegetativo, la capacità delle colture di contribuire al miglioramento delle proprietà chimico-fisiche e biologiche del terreno e di contrastare i processi di salinizzazione.
I primi dati scientifici validati indicano una buona capacità delle quattro specie di ottimizzare l’impiego dell’acqua, mantenendo un’elevata efficienza fotosintetica e limitando l’evapotraspirazione. Un risultato particolarmente significativo perché le piante sono state coltivate in condizioni di aridocoltura, quindi senza irrigazione artificiale, sfruttando esclusivamente le risorse disponibili naturalmente.
Il dato relativo ai consumi idrici evidenzia ulteriormente il potenziale della sperimentazione: per produrre un chilogrammo di questi ortaggi alternativi sono stati necessari da 6 a 41 litri di acqua piovana, mentre per gli ortaggi a foglia tradizionali, come le insalate, il fabbisogno indicato è compreso tra 238 e 384 litri per chilogrammo. Un differenziale che potrebbe assumere particolare rilevanza in territori dove la disponibilità di acqua per l’agricoltura è destinata a diventare un fattore sempre più critico.
Valorizzazione della biomassa
Parallelamente, il progetto sta valutando anche le possibilità di valorizzazione della biomassa prodotta. Le parti fogliari e radicali delle piante sono state inviate all’istituto Elgo-Dimitra, l’organizzazione agricola ellenica per la ricerca e l’innovazione, in Grecia, per analizzarne le caratteristiche e le potenziali destinazioni commerciali. I primi dati nutrizionali evidenziano un contenuto di fibra alimentare e micronutrienti competitivo rispetto alle verdure tradizionali, mentre la presenza di composti bioattivi e antiossidanti apre possibili prospettive anche nei settori cosmetico e farmaceutico.
«L’ampiezza delle collaborazioni è la dimostrazione tangibile delle preoccupazioni, che accomunano Paesi, che si affacciano su un’area ormai indicata come hotspot della crisi climatica», sottolinea Francesco Vincenzi, presidente di Anbi. Per il presidente dell’associazione è «indispensabile individuare opportunità innovative per aree sempre più fragili, minacciate da subsidenza ed innalzamento dei mari».
Secondo Massimo Gargano, direttore generale di Anbi, «i risultati preliminari raccolti nei siti pilota dell’ente consorziale padovano dimostrano concretamente la fattibilità di un’agricoltura sostenibile, competitiva e resiliente anche in territori svantaggiati». Le specie studiate, aggiunge, «rappresentano un’innovativa risorsa strategica per la valorizzazione dei suoli marginali e per la tutela dell’acqua».












