Biologico, la sfida è conquistare la Gen Z

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AssoBio: servono nuovi linguaggi per spiegare il valore del bio e trasformare la sensibilità verso salute, ambiente e biodiversità in scelte di consumo

Il biologico deve cambiare il modo di raccontarsi per intercettare i consumatori più giovani. È questa una delle indicazioni emerse dal Forum Strategico promosso da AssoBio in occasione del ventesimo anniversario dell’associazione e rilanciata alla vigilia della Giornata europea del biologico del 23 settembre. Per la presidente Nicoletta Maffini, il settore non deve più limitarsi a spiegare «che cosa è il biologico», ma deve riuscire a chiarire «perché sceglierlo», collegando le caratteristiche del metodo produttivo a temi come salute, ambiente, biodiversità, trasparenza e responsabilità sociale.

Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio

Secondo AssoBio, il mercato è oggi sostenuto soprattutto da Baby Boomer, Generazione X e Millennial, mentre la capacità di costruire una relazione con la Generazione Z rappresenta uno dei principali banchi di prova per il futuro del comparto. Una generazione che utilizza canali informativi e criteri di scelta differenti e alla quale il biologico dovrà proporre informazioni concrete, verificabili e facilmente comprensibili.

Il punto di partenza, secondo l’associazione, è una sensibilità già diffusa tra i consumatori italiani. Il Rapporto Coop 2026 indica che il 65% degli intervistati è favorevole alla riduzione dei consumi e degli sprechi, mentre il 73% considera importanti i prodotti che fanno bene alla persona e il 57% si dichiara disposto a pagarli di più. Per i prodotti ritenuti positivi per la comunità le percentuali sono rispettivamente del 63% e del 45%, mentre per quelli considerati benefici per l’ambiente si attestano al 61% e al 42%.

Per AssoBio, questa attenzione deve però tradursi in scelte di acquisto più consapevoli e continuative. La sfida consiste quindi nel rendere visibili gli elementi che stanno alla base del valore del biologico: il lavoro degli agricoltori e delle imprese, la tracciabilità delle filiere, il sistema dei controlli e gli effetti del metodo produttivo su suolo, acqua e biodiversità.

Trasparenza e innovazione

Un altro elemento destinato a incidere sulle scelte dei consumatori è l'evoluzione tecnologica dell'agroalimentare, a partire dal dibattito sulle Nuove Tecniche Genomiche. In questo scenario, sostiene AssoBio, il biologico può valorizzare il proprio sistema di regole, controlli e tracciabilità, puntando sulla trasparenza senza contrapporre in modo semplicistico innovazione e naturalità.

La stessa logica riguarda l'intelligenza artificiale. Il Rapporto Coop 2026 rileva che il 74% dei consumatori italiani dichiara di utilizzarla, il dato più elevato tra i Paesi considerati dal rapporto. La percentuale sale ulteriormente tra i giovani: il 52% dei componenti della Generazione Z affiderebbe a un robot umanoide il compito di cucinare e preparare i pasti.

Per il biologico, l'AI e gli strumenti digitali possono diventare quindi nuovi canali per rendere più accessibili informazioni sulla produzione e sulle filiere, a condizione che i contenuti siano corretti, verificabili e riconducibili a fonti autorevoli.

Il marchio del Biologico Italiano

Tra gli strumenti individuati da AssoBio per rafforzare la riconoscibilità del comparto c'è anche il nuovo Marchio del Biologico Italiano, che sarà presentato il 23 settembre al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e affiancherà il logo europeo.

Secondo Maffini, il marchio può contribuire a rafforzare l'identità delle produzioni biologiche nazionali e il loro posizionamento come bio Made in Italy, comunicando in modo più immediato qualità, controlli, sicurezza e caratteristiche delle filiere italiane. La sua efficacia, sottolinea l'associazione, dipenderà però dalla capacità di attribuirgli un significato riconoscibile e legato a elementi concreti del sistema produttivo.

L'obiettivo indicato da AssoBio è portare il biologico sempre più nella normalità dei consumi, ampliandone l'accessibilità e la riconoscibilità e lavorando sul rapporto tra valore e prezzo, sull'assortimento e sulla presenza nei punti vendita.

In questa direzione l'associazione ha già avviato due tavoli di lavoro. Il primo è dedicato al mercato cinese e alle opportunità per l'import-export del biologico italiano, mentre il secondo riguarda il retail e il rapporto tra industria e distribuzione, con l'obiettivo di ampliare l'offerta biologica sugli scaffali della GDO e stimolare la domanda.

Per AssoBio, la crescita del settore passa dunque dalla capacità di mettere in relazione agricoltura, industria, distribuzione e istituzioni, trasformando i valori tradizionalmente associati al biologico in informazioni concrete e in una proposta sempre più riconoscibile per i consumatori.

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