Mais, soia ed energia: cresce la pressione su mangimi e allevamenti

Produzione nazionale in calo, problemi qualitativi e tensioni sui mercati internazionali. Assalzoo: «Serve intervenire subito»

La contrazione della produzione nazionale di mais, i problemi qualitativi legati all'andamento climatico, le tensioni sui mercati internazionali e l'aumento dei costi energetici stanno aumentando la pressione sulla mangimistica e, di conseguenza, sugli allevamenti. È il quadro tracciato da Assalzoo, secondo cui la concomitanza di questi fattori rischia di rendere più complesso l'approvvigionamento delle materie prime destinate alla zootecnia.

«Il forte calo della produzione nazionale di mais, accompagnato da crescenti problemi qualitativi, si verifica nel momento peggiore. La guerra sta compromettendo alcune delle principali rotte internazionali delle materie prime agricole, mentre l'imminente applicazione dell'Eudr rischia di rendere più complesso l'accesso a prodotti indispensabili come la soia. A tutto questo si aggiungono l'aumento dei costi energetici e del gasolio. Sono fattori che si sommano e rischiano di mettere sotto forte pressione l'intera catena degli approvvigionamenti zootecnici», dichiara Massimo Zanin, presidente di Assalzoo.

Meno mais e più problemi qualitativi

Le prime indicazioni sulla campagna 2026 evidenziano una forte contrazione della produzione nazionale di mais. Nelle aree più colpite da siccità e alte temperature, le riduzioni potrebbero superare il 35%. Anche a livello europeo le stime sul raccolto sono state riviste al ribasso: dai circa 61 milioni di tonnellate inizialmente previsti si è scesi a circa 50 milioni, oltre 11 milioni di tonnellate in meno e uno dei livelli più bassi degli ultimi vent'anni.

Alla minore disponibilità si aggiunge il problema della qualità. Le condizioni climatiche della campagna hanno aumentato il rischio di contaminazione da micotossine, in particolare aflatossine e fumonisine, riducendo ulteriormente la quantità di mais effettivamente utilizzabile per l'alimentazione animale.

Le tensioni si riflettono anche sulle quotazioni. Secondo i dati della Granaria di Milano, tra la fine di agosto e il 22 settembre la farina di estrazione di soia decorticata nazionale è passata da 428 a 476 euro/t, mentre il mais nazionale è salito da 248 a 258 euro/t.

Una situazione particolarmente delicata per le filiere Dop, dove i vincoli sull'origine e sull'areale di approvvigionamento delle materie prime destinate all'alimentazione animale limitano la possibilità di ricorrere a fonti alternative. La minore disponibilità di mais nazionale idoneo può quindi ripercuotersi sulla mangimistica, sugli allevamenti e sulle produzioni agroalimentari di qualità.

Mercati internazionali ed Eudr

La necessità di ricorrere maggiormente alle importazioni si inserisce inoltre in un quadro geopolitico complesso. Il conflitto russo-ucraino e gli attacchi a porti, infrastrutture e navi commerciali stanno rendendo più difficili le rotte cerealicole del Mar Nero e spingendo gli operatori verso origini e percorsi alternativi. Per un Paese strutturalmente deficitario come l'Italia, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento assume quindi un peso crescente.

A preoccupare Assalzoo è anche l'imminente applicazione dell'Eudr alla soia, materia prima proteica essenziale per l'alimentazione animale e per la quale l'Europa dipende in larga misura dalle importazioni. L'associazione condivide gli obiettivi ambientali del regolamento, ma chiede di valutare una sospensione della sua applicazione alla soia, considerando le difficoltà degli approvvigionamenti internazionali.

Energia e trasporti

Sul fronte dei costi pesa infine il rincaro dell'energia e del gasolio. Per la mangimistica, che utilizza in larga misura il trasporto su gomma per la movimentazione delle materie prime e dei mangimi, l'aumento dei carburanti si traduce direttamente in maggiori costi logistici.

«Il problema – sottolinea Zanin – è che questi fattori non possono essere considerati separatamente. Produciamo meno materie prime in Italia e in Europa proprio quando diventa più difficile reperirle all'estero e più costoso trasportarle. È questa concomitanza a trasformare singole criticità in un rischio per la sicurezza degli approvvigionamenti della zootecnia italiana».

L'associazione chiede quindi un confronto con le istituzioni nazionali ed europee per rilanciare la produzione cerealicola nazionale, mantenere l'accesso alle materie prime sui mercati internazionali, valutare la sospensione dell'Eudr per la soia e contenere gli extracosti energetici e logistici.

 

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