Castanicoltura, la formazione punta sul ricambio generazionale

Da sinistra: Giuseppe Nanni, Maria Letizia Guerra, Patrizia Pasini, Federico Magnani, Pierluigi Stefanini
L'Accademia Nazionale di Agricoltura e Fondazioni bolognesi promuovono due corsi gratuiti per istruire nuove professionalità del settore

La formazione come strumento per recuperare la tradizione castanicola dell’Appennino bolognese, favorire il ricambio generazionale e creare nuove opportunità occupazionali nelle aree montane. È questo l’obiettivo della collaborazione tra Accademia Nazionale di Agricoltura, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, che hanno sostenuto l’avvio di due percorsi formativi dedicati alla gestione del castagneto.

L’iniziativa nasce dalla necessità di contrastare gli effetti dell’abbandono delle aree montane, che negli ultimi decenni ha interessato anche i castagneti, con conseguenze sulla gestione del territorio, sul paesaggio e sulla conservazione delle attività tradizionalmente legate al castagno. In questo contesto, formazione e innovazione vengono individuate come strumenti per favorire una gestione attiva delle aree interne, coniugando tutela ambientale e sviluppo economico.

«La castanicoltura è una risorsa importante per i nostri territori, che dopo anni di abbandono è ora oggetto di un rinnovato interesse da parte dei mercati e della Regione», ha sottolineato Federico Magnani, presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, evidenziando la necessità di formare giovani capaci di integrare competenze tradizionali e innovazione.

I due corsi

I due corsi, organizzati dall’Accademia Nazionale di Agricoltura con la collaborazione dell’Università di Bologna, attraverso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari, prevedono lezioni teoriche a Porretta Terme ed esercitazioni pratiche presso il Centro nazionale per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale di Granaglione.

Il primo percorso, «Gestione del castagneto da frutto e da legno», è rivolto a laureati triennali e magistrali, operatori del settore e tecnici dei Comuni montani. In 35 ore, dal 13 al 15 ottobre, saranno affrontati temi quali la diversità biologica del castagno, il recupero e la gestione dei castagneti e le filiere del frutto e del legno. L'obiettivo è fornire competenze per una gestione integrata del bosco e delle attività connesse, anche in un'ottica manageriale.

Il secondo corso, «Addetto alla gestione di un castagneto con specifiche competenze in potatura ed innesto», è invece destinato a dieci neodiplomati degli istituti scolastici bolognesi. Dal 9 al 13 novembre, per complessive 20 ore, i partecipanti acquisiranno competenze pratiche sulla potatura, la gestione del suolo, la pulizia del castagneto e le tecniche di innesto, con attenzione anche agli aspetti fitosanitari.

Entrambi i percorsi sono gratuiti e puntano a trasferire competenze immediatamente utilizzabili nella gestione dei castagneti, con una particolare attenzione all’inserimento lavorativo dei giovani e al ricambio generazionale.

Un ruolo centrale nel progetto è svolto dal Castagneto di Granaglione, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e riconosciuto come Centro nazionale per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale. La struttura rappresenta un riferimento per la conservazione del patrimonio castanicolo e diventa, attraverso le attività formative, anche un luogo di trasferimento delle conoscenze e di sperimentazione sul campo.

«Attraverso questa formazione specialistica vogliamo trasferire ai ragazzi competenze concrete e creare nuove opportunità di lavoro», ha affermato Pierluigi Stefanini, presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, mentre Patrizia Pasini, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, ha sottolineato il valore del progetto nel collegare tutela ambientale, trasmissione delle competenze e prospettive occupazionali.

L’iniziativa punta quindi a rafforzare il legame tra gestione forestale, valorizzazione delle produzioni castanicole e presidio delle aree interne, riportando competenze specialistiche e nuove professionalità al centro del futuro della castanicoltura montana.

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