L’Ue ridisegna le strategie contro i rischi climatici

La Commissione europea propone un nuovo Quadro per la resilienza climatica e una legge dedicata per rafforzare la prevenzione dei rischi

L’estate 2026 ha lasciato un segno profondo sull’agricoltura europea, imponendo con forza una riflessione sulla capacità di affrontare il cambiamento climatico. Non è soltanto una questione ambientale, ma una condizione essenziale per garantire la continuità produttiva, la sicurezza alimentare e la competitività del sistema agricolo. È questo il messaggio che arriva da Bruxelles, dove la Commissione europea ha presentato il nuovo Quadro europeo per la resilienza climatica, accompagnato dalla proposta di una legge europea dedicata.

L'aumento esponenziale dei danni

L’iniziativa, presentata il 27 ottobre, segna un cambio di impostazione: non limitarsi a intervenire dopo il verificarsi di eventi estremi, ma integrare la prevenzione e la gestione del rischio nelle politiche pubbliche, negli investimenti e nelle scelte infrastrutturali. I numeri restituiscono la dimensione della sfida. Nell’estate appena trascorsa gli incendi hanno interessato circa 700 mila ettari di territorio, distruggendo 12 milioni di tonnellate di raccolti. Le perdite economiche legate agli eventi meteorologici e climatici nell’Unione hanno raggiunto una media di circa 50 miliardi di euro annui negli ultimi quattro anni, contro gli 8,6 miliardi degli anni Ottanta.

L’agricoltura è tra i comparti maggiormente esposti, con danni climatici medi stimati in 28,3 miliardi di euro all’anno a livello europeo. Soltanto il 20-30% delle perdite risulta assicurato, mentre la siccità rappresenta la principale causa dei danni alle produzioni agricole, che nel 2026 potrebbero arrivare a 90 miliardi di euro.

Coordinamento e verifiche tra Stati

La Commissione punta quindi a costruire un approccio comune alla valutazione dei rischi e alla preparazione dei territori. La proposta di legge sulla resilienza climatica prevede un riferimento condiviso per gli scenari di riscaldamento globale e la sostituzione degli attuali quattro strumenti nazionali di pianificazione dell’adattamento con un unico piano strategico nazionale. Gli Stati membri dovranno inoltre effettuare valutazioni periodiche e comparabili dei rischi climatici, individuando le autorità responsabili della loro gestione.

Per il settore agricolo, il collegamento con la futura Pac 2028-2034 è diretto. Bruxelles prospetta un rafforzamento degli strumenti di gestione del rischio climatico a livello aziendale, territoriale e di sistema alimentare, attraverso misure agroambientali, investimenti per agricoltori e trasformatori e interventi settoriali. Il nuovo Farm Stewardship Framework dovrebbe inoltre prevedere pratiche di tutela delle aree sensibili, del suolo e delle risorse idriche per tutti i beneficiari degli aiuti Pac basati sulle superfici e sugli animali.

Ripensare la gestione della risorsa idrica

Particolare attenzione viene riservata all’acqua. La Commissione intende sviluppare una nuova iniziativa europea che dia priorità all’efficienza nell’utilizzo della risorsa, al riuso, alla capacità naturale di trattenere l’acqua e alla prevenzione di siccità e alluvioni. Entro la fine del 2026 sono attese anche nuove indicazioni sulla gestione del rischio siccità e sui relativi indicatori.

La dimensione finanziaria è altrettanto rilevante. Secondo le stime della Commissione, l’adattamento delle infrastrutture, degli ecosistemi e dell’economia europea richiederà circa 70 miliardi di euro all’anno. Nel quadro finanziario pluriennale 2028-2034, gli investimenti per la resilienza climatica concorrerebbero all’obiettivo di destinare almeno il 35% della spesa europea a finalità climatiche e ambientali. La Banca europea per gli investimenti prevede inoltre di mobilitare almeno 30 miliardi di euro per l’adattamento climatico tra il 2026 e il 2030.

 

 

 

 

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