Europa, la Pac per anticipare le crisi climatiche ed economiche

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Siccità, costi e instabilità geopolitica impongono di investire in infrastrutture idriche, assicurazioni, gestione del rischio e competitività

Il settore agricolo non può più chiedere aiuti (sperando di riceverli) quando la crisi è già arrivata. Siccità, ondate di calore, incendi e scarsità d’acqua sono ormai fenomeni ricorrenti, mentre aumentano i costi di produzione e cresce l’instabilità sui mercati dell’energia e degli input. Dal Consiglio Agrifish del 28 settembre arriva quindi un messaggio netto: la politica  europea deve passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione, rafforzando resilienza, investimenti e strumenti di gestione del rischio.

Un’estate con danni da 14-17 miliardi di euro

L’estate ha lasciato sul campo danni agricoli stimati tra 14 e 17 miliardi di euro dalla Commissione europea. Una cifra che potrebbe aumentare con il completamento delle valutazioni. Ma il conto economico restituisce solo una parte della crisi.

Le ondate di calore e la siccità hanno ridotto le rese in diverse aree dell’Unione, compromettendo anche la disponibilità e la qualità dei foraggi e mettendo sotto pressione gli allevamenti. Frutta, ortaggi e patate hanno risentito dello stress idrico e termico. Anche il settore vitivinicolo ha registrato perdite significative, in una fase già segnata dalla debolezza dei consumi e dalle difficoltà sui mercati esteri.

A rendere più fragile il quadro contribuisce la dinamica dei prezzi. Nel secondo trimestre, secondo i dati richiamati dal commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen, i prezzi degli input agricoli sono aumentati del 4,7%, mentre quelli dei prodotti agricoli all’origine sono diminuiti del 5,8%. Una forbice che comprime i margini e rende più difficile programmare gli investimenti.

La crisi climatica, dunque, non è più soltanto una questione ambientale: incide direttamente sulla redditività delle imprese e sulla tenuta delle filiere.

 

 

Prevenire invece di rincorrere

Austria, Slovacchia, Slovenia e Croazia hanno chiesto una risposta europea più incisiva alla siccità, con sostegni più rapidi, investimenti nella prevenzione, gestione dell’acqua, assicurazioni e strumenti per affrontare il rischio.

La richiesta ha raccolto un consenso ampio tra gli Stati membri. La Commissione, tuttavia, ha ricordato che la riserva agricola può contribuire a fronteggiare le emergenze, ma non può diventare la risposta ordinaria a fenomeni ormai strutturali.

Hansen ha indicato nella resilienza e nella gestione del rischio le priorità per il futuro, insieme alla nuova iniziativa europea sull’acqua e a un maggiore ricorso alle assicurazioni climatiche.

È un cambio di prospettiva rilevante. Se siccità e ondate di calore non sono più eventi eccezionali, anche la politica agricola deve dotarsi di strumenti permanenti. L’obiettivo non è soltanto compensare le perdite, ma mettere le aziende nelle condizioni di investire prima che l’emergenza si trasformi in un danno irreversibile.

Fertilizzanti, la sicurezza passa dagli input

La stessa esigenza di stabilità riguarda il mercato dei fertilizzanti. La Commissione ha annunciato per le prossime settimane l’avvio della Eu Fertiliser Value Chain Partnership, un tavolo destinato a riunire Stati membri, agricoltori, produttori e altri operatori della filiera.

L’obiettivo è individuare i principali colli di bottiglia, migliorare la prevedibilità del mercato e rendere più concreta l’attuazione del Fertiliser Action Plan.

La questione non riguarda soltanto i prezzi. È diventata un tema di sicurezza alimentare e autonomia strategica. I fertilizzanti azotati costano oggi il 42% in più rispetto al 2024, mentre i prezzi del gas naturale sono più che raddoppiati dall’inizio del conflitto in Medio Oriente.

La risposta indicata dalla Commissione punta sulla diversificazione delle forniture, sul rafforzamento della produzione interna e sullo sviluppo di fertilizzanti bio-based e low-carbon. Tra le ipotesi figura anche l’estensione del quadro Renure a determinati digestati liquidi di origine zootecnica, per ridurre la dipendenza dalle importazioni e contenere i costi per le aziende agricole.

La competitività del settore passa quindi anche dalla disponibilità di input più accessibili, stabili e meno esposti agli shock geopolitici.

espianto olivo

 

L’Italia chiede sostegno per l’olio d’oliva

In questo quadro si inserisce la richiesta italiana di attivare la riserva agricola per il settore dell’olio d’oliva.

Il ministro Francesco Lollobrigida ha segnalato ai colleghi europei la pressione esercitata dalla discesa dei prezzi alla produzione, dall’aumento delle giacenze e dagli elevati costi produttivi. Una combinazione che rischia di comprimere ulteriormente i margini alla vigilia della nuova annata commerciale.

La preoccupazione non è soltanto economica. Difendere una produzione di qualità significa anche preservare il patrimonio olivicolo e il suo valore ambientale, evitando che la pressione sui prezzi favorisca un progressivo spostamento verso produzioni meno costose e di qualità inferiore.

La Commissione ha però mantenuto una posizione prudente. Hansen ha ricordato che la Pac e l’Ocm dispongono già di strumenti per la gestione del mercato dell’olio e ha ribadito che la riserva agricola dovrebbe essere mobilitata soltanto come extrema ratio, in presenza di uno squilibrio grave del mercato europeo.

La richiesta italiana resta quindi sul tavolo, ma dovrà essere valutata alla luce dell’andamento del mercato e dell’efficacia degli strumenti già disponibili.

Acqua e ricambio generazionale nella prossima Pac

Il confronto di Bruxelles indica alcune priorità destinate a pesare sulla prossima fase della politica agricola europea: acqua, gestione del rischio, assicurazioni, innovazione, investimenti e accesso al credito.

Non è un caso che, nello stesso Consiglio, sia tornato anche il tema del ricambio generazionale. La Croazia ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rendere le aree rurali più attrattive e di garantire ai giovani accesso alla terra, al credito, alla formazione e ai servizi. L’Italia ha sostenuto in particolare una maggiore facilità di accesso al credito per i giovani agricoltori.

Sono elementi strettamente collegati. Non può esserci resilienza senza imprese solide, né transizione senza investimenti. E non può esserci sicurezza alimentare senza una nuova generazione disposta a continuare a produrre.

La sfida di trasformare l’emergenza in prevenzione

Il Consiglio Agrifish restituisce un quadro complesso. Il cambiamento climatico modifica rese, costi e disponibilità delle risorse; la geopolitica rende più vulnerabili energia, fertilizzanti e commerci; la pressione sui margini indebolisce proprio le imprese chiamate a guidare la transizione.

La risposta non può ridursi a una successione di deroghe e aiuti straordinari. Servono strumenti permanenti, risorse adeguate e una capacità europea di prevenire il rischio prima che si trasformi in danno.

La vera sfida della prossima Pac non sarà soltanto stabilire quanto sostenere gli agricoltori dopo una crisi, ma creare le condizioni perché possano affrontarla prima che arrivi.

Su questo terreno si misurerà la credibilità della politica agricola europea: sulla capacità di garantire acqua, strumenti finanziari, gestione del rischio, input accessibili e mercati equi. In gioco non c’è soltanto il reddito degli agricoltori, ma la possibilità dell’Europa di continuare a produrre cibo, preservare i territori e mantenere un sistema agricolo competitivo in un mondo sempre più instabile.

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