Pac 2028-2034: primo accordo, ma la partita si gioca sul bilancio

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Il Consiglio Agricoltura trova l’unanimità sul compromesso per la futura politica agricola. Restano aperti i nodi delle risorse, della tutela dei redditi, della flessibilità nazionale e delle ambizioni ambientali. Sostegno alla proposta italiana sugli aiuti per i rincari dei carburanti

La futura Politica agricola comune compie un passo avanti, ma la partita è tutt’altro che chiusa. Il Consiglio Agricoltura e Pesca del 26 ottobre ha raggiunto l’unanimità sull’approccio generale parziale alla proposta di regolamento della Pac post-2027. Un risultato politico importante per la presidenza irlandese, che consente di consolidare la posizione negoziale degli Stati membri in vista del confronto con il Parlamento europeo. Ma sarebbe un errore interpretarlo come un accordo definitivo sulla politica agricola del prossimo settennio.

Il compromesso riguarda infatti soltanto una parte del regolamento: le disposizioni ancora tra parentesi, comprese quelle legate alle questioni finanziarie e orizzontali, restano subordinate ai negoziati sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. In altre parole, Bruxelles avanza sulle regole, ma non ha ancora sciolto il nodo decisivo delle risorse con cui dovranno essere attuate.

È proprio questa la contraddizione che accompagna il percorso verso la nuova Pac. Da un lato, gli Stati membri cercano un equilibrio tra obiettivi comuni e flessibilità nazionale; dall’altro, la pressione sui redditi agricoli, l’aumento dei rischi climatici e sanitari e le tensioni geopolitiche rendono indispensabile una politica sufficientemente finanziata e capace di garantire stabilità alle imprese.

Un compromesso tra regole comuni e flessibilità

Il testo di compromesso è stato modificato fino all’ultimo per raccogliere il consenso di tutti i Paesi. Tra gli interventi figurano disposizioni sugli aiuti nazionali transitori, sulla disponibilità dei terreni da parte degli agricoltori, sui massimali finanziari applicabili ai singoli beneficiari e sulla possibilità di effettuare pagamenti direttamente alle assicurazioni e ai fondi mutualistici. È stato inoltre precisato il sostegno accoppiato al reddito per le rose da olio, una misura che interessa in particolare la Bulgaria.

Si conferma l’obiettivo di indirizzare gli aiuti verso chi svolge effettivamente attività agricola. La definizione di agricoltore attivo diventerà obbligatoria per tutti gli Stati membri, che manterranno tuttavia un margine di flessibilità nell’adattarla alle rispettive condizioni nazionali.

Anche il sostegno al reddito basato sulla superficie, nella forma proposta di aiuto degressivo, dovrà prestare particolare attenzione agli agricoltori attivi, ai giovani e alle aziende di dimensioni minori. Gli Stati potranno inoltre introdurre un meccanismo redistributivo. Le regole definitive sulla degressività e sui massimali, però, saranno affrontate nel quadro dei negoziati finanziari.

Il commissario europeo all’Agricoltura, Christophe Hansen, ha riconosciuto il valore del compromesso, ma ha avvertito che un eccesso di flessibilità rischia di indebolire la natura comune della politica. La possibilità di adattare gli strumenti alle esigenze nazionali, ha sottolineato, non deve trasformarsi in una Pac nella quale ciascun Paese sceglie autonomamente quali regole applicare.

Giovani e gestione dei rischi, le priorità confermate

Tra gli elementi qualificanti del testo figura il ricambio generazionale. Gli Stati membri dovranno prevedere un sostegno più elevato per i giovani agricoltori, aiuti all’avviamento e misure per facilitare l’accesso alla conoscenza, alla formazione e alla consulenza. È prevista anche una strategia nazionale per il ricambio generazionale, accompagnata da un pacchetto di strumenti destinati a sostenere l’ingresso dei nuovi imprenditori nel settore.

Per la Commissione, questi interventi sono essenziali per rendere l’agricoltura europea attrattiva e competitiva nel lungo periodo. Hansen ha avvertito che un indebolimento delle misure dedicate ai giovani comprometterebbe l’ambizione dell’obiettivo del 6% indicato nella strategia europea sul ricambio generazionale.

Altro capitolo centrale è la gestione dei rischi. Il testo riconosce la necessità di rafforzare gli strumenti assicurativi e mutualistici e di sostenere gli investimenti per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Gli Stati potranno inoltre attivare pagamenti di crisi per le aziende colpite da calamità naturali, eventi climatici avversi e catastrofi, comprese quelle provocate da fitopatie ed epizoozie.

Resta invece controverso l’equilibrio tra semplificazione, sostenibilità e condizionalità. Hansen ha espresso rammarico per l’indebolimento di alcuni vincoli ambientali e per la cancellazione della condizionalità sociale come requisito di base per il sostegno al reddito. Ha inoltre ribadito l’importanza di mantenere obbligatori gli strumenti di gestione del rischio e di assicurare che gli aiuti riservati al reddito agricolo raggiungano effettivamente gli agricoltori.

Il messaggio della Commissione è chiaro: la flessibilità non può diventare uno strumento per disperdere le risorse o ridurre l’ambizione comune.

Sette Paesi chiedono di proteggere gli aiuti al reddito

La questione finanziaria emerge con particolare evidenza nella dichiarazione congiunta di Grecia, Croazia, Cipro, Finlandia, Ungheria, Portogallo e Slovacchia. I sette Stati membri chiedono di distinguere esplicitamente gli investimenti realizzati dagli agricoltori da quelli effettuati da altri beneficiari nelle attività di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli.

Il timore è che, nell’architettura proposta per il nuovo Fondo per i partenariati nazionali e regionali, risorse riservate al sostegno del reddito possano essere utilizzate anche per finanziare investimenti di imprese non agricole.

I sette Paesi chiedono che gli interventi realizzati da soggetti diversi dagli agricoltori siano finanziati con risorse distinte da quelle destinate al reddito delle aziende agricole.

La distinzione è tutt’altro che formale. In una fase in cui i margini delle imprese sono sotto pressione, la concorrenza per le risorse disponibili rischia di diventare uno dei principali terreni di scontro della futura Pac.

Carburanti agricoli, l’iniziativa italiana trova consensi

Tra i dossier affrontati a Lussemburgo, l’Italia ha ottenuto un sostegno significativo alla richiesta di estendere gli aiuti straordinari per lo sviluppo rurale anche ai maggiori costi dei carburanti agricoli.

La proposta italiana, sostenuta da Cipro, Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia, punta a modificare il regime eccezionale introdotto per compensare l’aumento dei costi dei fertilizzanti, consentendo agli Stati membri di includere anche il carburante tra le spese ammissibili.

La crisi in Medio Oriente e le perturbazioni dei mercati energetici hanno infatti aggravato la pressione sui costi di produzione, mettendo ulteriormente a rischio la redditività delle aziende. Durante il confronto, Slovacchia, Portogallo, Ungheria, Cipro, Croazia, Romania, Spagna, Malta e Grecia hanno espresso sostegno all’estensione degli aiuti o a una maggiore flessibilità nell’utilizzo degli strumenti disponibili.

L’Ungheria ha proposto di consentire agli Stati di aumentare fino al 50% le risorse pertinenti, mentre la Romania ha suggerito un’esenzione dall’Iva e dalle accise sui carburanti agricoli per un anno.

Hansen ha riconosciuto l’impatto dei rincari sulla redditività delle imprese, ma non ha assunto un impegno immediato a modificare la normativa. La Commissione esaminerà le implicazioni giuridiche e procedurali della richiesta italiana e presenterà una valutazione ai ministri. Il consenso politico, dunque, c’è; la traduzione in uno strumento operativo resta da verificare.

 

 

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