Cofinanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea. Né l’Unione europea né l’amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.La parola che circola sempre più insistentemente a Bruxelles è semplificazione. Ma dietro l’obiettivo dichiarato di alleggerire la macchina regolatoria europea si apre una partita molto più ampia: rendere le regole più prevedibili senza abbassare le garanzie, accelerare le autorizzazioni senza sacrificare la valutazione scientifica, proteggere il mercato unico senza lasciare gli agricoltori soli di fronte a crisi sanitarie, climatiche e commerciali sempre più interconnesse.
È questa la tensione che attraversa le ultime decisioni del Consiglio Agrifish e che accompagnerà i negoziati dei prossimi mesi. Gli Stati membri hanno infatti definito la propria posizione sul pacchetto Omnibus X, intervenendo sulle norme relative a residui di pesticidi, prodotti fitosanitari, biocidi e additivi per mangimi. L’obiettivo è ridurre gli oneri e aumentare la prevedibilità per il settore, ma il compromesso mantiene un sistema articolato di garanzie e controlli.
Fitofarmaci, semplificazione ancora da costruire
Sul fronte dei prodotti fitosanitari, il Consiglio propone procedure accelerate per le sostanze di biocontrollo e autorizzazioni senza scadenza per quelle a basso rischio. Per gli altri prodotti, i periodi di approvazione verrebbero allungati fino a 15 anni per la prima autorizzazione e 25 per i successivi rinnovi. A compensazione, sono previste verifiche periodiche dell’Efsa sulla letteratura scientifica e sui dati di monitoraggio.
Una riforma che prova dunque a intervenire su uno dei nodi più delicati della competitività agricola europea: i tempi e la complessità del sistema autorizzativo. Ma il giudizio degli operatori resta articolato. CropLife Europe considera la posizione del Consiglio un’occasione solo parzialmente colta e chiede interventi più incisivi sui problemi strutturali del sistema, dalla protezione dei dati al riconoscimento reciproco e all’accesso degli agricoltori alle nuove soluzioni.
Il dossier passa ora al Parlamento europeo, con l’obiettivo dichiarato della Presidenza irlandese di arrivare a un accordo provvisorio entro la fine dell’anno.
Le autorizzazioni ambientali cercano nuova velocità
La stessa esigenza di ridurre tempi e oneri attraversa l’Omnibus VIII, sul quale gli Stati membri hanno raggiunto un’altra posizione negoziale. In questo caso il tema è l’accelerazione delle valutazioni ambientali per i progetti strategici, attraverso digitalizzazione, punti di contatto unici e procedure più snelle.
Il Consiglio ha però corretto la proposta della Commissione allungando alcuni termini, per consentire alle autorità nazionali di completare correttamente le verifiche. Sono state inoltre rafforzate le garanzie legate alla Convenzione di Aarhus e introdotte precisazioni sulla gestione di attività ricorrenti nell’ambito delle direttive Habitat e Uccelli.
È un altro segnale importante: semplificare non significa necessariamente deregolamentare. La sfida europea è piuttosto quella di eliminare passaggi ridondanti e tempi morti, lasciando in piedi la sostanza delle tutele.
Maggiore flessibilità sulle epizozie
Ma è soprattutto sul terreno della sanità animale che la distanza fra regola e realtà produttiva appare evidente.
L’Unione ha destinato all’Italia 73,5 milioni di euro della riserva agricola per compensare gli allevatori colpiti da influenza aviaria e peste suina africana: 61 milioni per il comparto avicolo e delle uova e 12,5 milioni per gli allevatori suinicoli. I pagamenti dovranno essere effettuati entro maggio 2027.
Nel frattempo, cinque Stati membri – Bulgaria, Croazia, Cipro, Grecia e Romania – hanno chiesto una revisione dell’approccio europeo alle malattie di ovini e caprini, invocando maggiore ricorso alla regionalizzazione, alla vaccinazione e alla compensazione delle perdite indirette. La Romania ha stimato in oltre 150 milioni di euro l’impatto economico della drastica riduzione degli scambi di animali vivi, mentre oltre 235 mila capi sono stati abbattuti tra il 2024 e il 2026.
L’Italia, nel confronto tra ministri, ha sostenuto la necessità di misure proporzionate e basate sul rischio, sottolineando come le conseguenze economiche possano estendersi ben oltre le aziende direttamente colpite.
La Commissione, per voce del commissario Costas Kadis, difende per ora le restrizioni alla movimentazione come necessarie alla protezione delle aree indenni e del mercato unico, ma ammette che il quadro regolatorio è sotto esame, dalla classificazione delle malattie all’impiego dei vaccini e alle conseguenze commerciali.È probabilmente questo uno dei dossier sui quali Bruxelles dovrà dimostrare nei fatti la propria capacità di adattamento: proteggere la sanità animale senza trasformare il contenimento di un focolaio in una crisi economica di interi territori.
La sicurezza alimentare passa anche dai mangimi
A complicare il quadro interviene poi la disponibilità di materie prime per l’alimentazione animale. Fefac ha chiesto alla Commissione e agli Stati membri un piano europeo di emergenza per i mangimi, segnalando la combinazione di siccità, riduzione delle forniture ucraine e prossima applicazione del regolamento sulla deforestazione.
Secondo le stime dell’organizzazione, nella campagna 2026/27 la siccità potrebbe aumentare di oltre 7 milioni di tonnellate il fabbisogno europeo di mais importato, portando le importazioni oltre quota 26 milioni di tonnellate. Sul fronte della soia, l’applicazione dell’Eudr potrebbe determinare una carenza fino a 4 milioni di tonnellate di farina di soia, mentre per il palm kernel expeller il rischio di riduzione delle importazioni è stimato fino al 75%.
Numeri che riportano la discussione al tema centrale della resilienza della filiera: una politica agricola non può essere competitiva se non riesce a garantire continuità alle proprie basi produttive.
La partita decisiva resta quella della Pac
E sullo sfondo, naturalmente, resta il futuro della Politica agricola comune. La conferma di Massimiliano Giansanti alla presidenza di Copa e di Lennart Nilsson alla guida di Cogeca arriva mentre entrano nel vivo le decisioni sul prossimo bilancio europeo e sulla Pac post-2027. La richiesta delle organizzazioni agricole è netta: più risorse, semplificazione e una politica commerciale coerente con gli obiettivi produttivi europei.
Il calendario delle prossime settimane è particolarmente significativo: a metà ottobre il Congresso degli agricoltori europei a Stoccolma, quindi il Consiglio europeo del 15-16 ottobre e, a fine mese, l’Agrifish dedicato anche al futuro della Pac. Parallelamente, gli Stati membri stanno cercando di stringere i tempi sul prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.
È qui che la parola semplificazione dovrà trasformarsi in una scelta politica concreta.Perché agli agricoltori europei non serve semplicemente un numero minore di norme: serve un sistema che consenta di programmare investimenti, affrontare le emergenze, innovare e competere senza essere continuamente esposti all’incertezza regolatoria.
Bruxelles sembra aver compreso che il problema esiste. Ora deve dimostrare di saperlo risolvere. E la vera prova non sarà la quantità di procedure eliminate, ma la capacità dell’Europa di costruire un quadro agricolo più semplice, più rapido e soprattutto più solido, nel quale competitività, sicurezza alimentare e sostenibilità non siano obiettivi contrapposti, ma parti della stessa strategia.












