Morie di noce, è il cancro corticale

noce
Il 70% delle specie del genere Juglans sono sensibili al batterio. Cosa fare per difendersi

Di recente sono state segnalate importanti morie su piante di noce. Il cancro della corteccia del noce è una delle maggiori avversità di questa coltura, sia su piante destinate alla produzione di legno, sia a scopo ornamentale. Tale avversità può essere causata da due specie batteriche Brenneria nigrifluens e Brenneria rubrifaciens. Il loro principale ospite è il noce (Juglans regia), ma si riportano anche altre specie come J.hindsii e J.nigra. Sfortunatamente, il 70% delle specie del genere Juglans sono sensibili al batterio.

Tacche e fessure

Entrambe le specie si caratterizzano per esprimere sintomi tardivi su alberi di più di 15 anni di età, provocando una cronica diminuzione di vigoria e di resa produttiva. Gli alberi colpiti presentano evidenti imbrunimenti e profonde fessurazioni longitudinali sulla corteccia del tronco e dei rami. Sulle piante più giovani, i sintomi iniziali sono caratterizzati da tacche corticali brunastre e leggermente depresse che, col tempo si allungano longitudinalmente fessurandosi. Sulle piante di 15-20 anni i sintomi appaiono come aree ovali di colore brunastro di 4-5 cm di diametro che, dalla tarda primavera, fino all’autunno, producono abbondante essudato. I cancri sui tronchi alberi più vecchi con il tempo tendono ad essere difficilmente riconoscibili per l’accumulo esterno di ritidoma. Tuttavia, rimuovendo i primi strati corticali, si possono facilmente osservare i tessuti sottocorticali imbruniti ben differenziati dal tessuto circostante sano. In Europa, Brenneria nigrifluens è un batterio segnalato in Spagna e in diverse regioni italiane, ma i cui danni sono rilevabili economicamente solo in colture da legno e in vivaio dove, nel caso di forti attacchi, le giovani piante possono risultare totalmente compromesse e non commercializzabili. Non è infrequente inoltre la possibilità di rimarginazione delle lesioni cancerose corticali.

Il ruolo degli stress idrici

B.rubrifaciens è l’agente del cancro floematico del noce. Questa specie è in grado di muoversi all’interno dei tessuti della corteccia fino al portainnesto. Anche in questo caso gli attacchi si caratterizzano con fessurazioni dei rami e dei tronchi, le quali avanzano lentamente fino alla parte apicale dell’albero, interessando ogni anno sempre più rami, con evidente e prematura filloptosi. In genere, difficilmente la malattia porta alla morte della pianta se non subentrano altri fattori quali una irrigazione inadeguata, suoli pesanti, ristagni idrici, o attacchi di fitofagi che ne riducono ulteriormente la vigoria. I sintomi causati dalle due specie possono frequentemente confondersi. Tuttavia, in questo secondo caso, le fessurazioni sul tronco e sui rami si presentano più approfondite, interessando l’interno della corteccia, cambio e xilema. B.rubrifaciens presenta una fase quiescente endofita, dove permane anche per diversi anni, fino a che le condizioni ambientali favorevoli non facilitano la sua riattivazione e la sua patogenicità. Stress idrici causati da siccità prolungate e le elevate temperature (la temperatura ottimale per lo sviluppo del batterio sembra essere di 30-33 °C), come quelle che si sono manifestate in Italia nel periodo di fine giugno e luglio, possono rappresentare un fattore ambientale determinante in grado di provocare un aumento dell’espressione dei sintomi. Il batterio è in grado di trasmettersi comunemente attraverso l’innesto, mediante l’uso di materiale vegetale proveniente da piante infette asintomatiche a piante sane, ferite profonde da potatura in grado di esporre il tessuto floematico, pioggia e vento.

 

 

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Morie di noce, è il cancro corticale - Ultima modifica: 2015-10-16T17:26:05+00:00 da Sandra Osti

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