Agea passa i debiti per le quote latte all’agenzia delle entrate

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Previsto il recupero di circa 880 milioni di euro da oltre 5.000 produttori esposti, in alcuni casi, fino a 500mila euro. Il provvedimento è contenuto nel decreto emergenze e comporta l’applicazione di misure di riscossione coattiva e la sospensione dei termini di prescrizione

Il decreto legge sulle emergenze, in corso di conversione in legge, contiene disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi e di sostegno alle imprese agroalimentari colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale e per l’emergenza nello stabilimento Stoppani, sito nel comune di Cogoleto.

Le proteste in uno dei momenti caldi della lotta contro le quote latte

Ma, non tanto a sorpresa, al centro del provvedimento vi è anche l’articolo quattro che riguarda un’emergenza che dura da decenni e che riguarda il mancato pagamento delle multe per lo sforamento delle quote latte che anche dopo decenni rimane sempre un problema emergenziale, almeno ora in tema di riscossione delle multe.

Le bacchettate di Bruxelles

L’Agea, dopo essere stata bacchettata dalla Commissione europea e dalla Corte di Giustizia per non aver avviato con sufficiente energia le procedure per il recupero delle multe da parte degli allevatori multati, ha deciso di passare la mano all’Agenzia delle entrate. Quest’ultima infatti può adottare procedure esecutive di riscossione ben più incisive di quelle poste in atto, fino ad oggi dall’Agea.

Dal 1° aprile, quindi, sono scattate le nuove procedure esecutive per cui per gli ultimi irriducibili che si sono ostinati a non pagare le multe ricorrendo a mille artifizi e cavilli giuridici, sarebbe arrivata la fine in quanto le procedure esecutive di cui dispone l’Agenzia delle entrate metteranno fine a questo contenzioso.

I motivi del provvedimento

Si premette che l’articolo 4 del Decreto legge interviene per fornire strumenti di migliore funzionalità del recupero delle somme, anche in via coattiva, nella delicata fase attuativa della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea 24 gennaio 2018, n. C-433/15, che, come è noto, ha ravvisato un inadempimento nella condotta dello Stato italiano, in relazione alle procedure di recupero del prelievo supplementare sul latte.

L’obiettivo della disposizione, adottata al fine di approntare strumenti idonei a conformare l’azione del Governo alla decisione dei giudici europei, è quello di attribuire le competenze per gli atti della riscossione all’Agenzia delle Entrate, sottraendole all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), in quanto la prima è istituzionalmente strutturata, al contrario della seconda, per svolgere con efficienza ed efficacia tali procedure. Questa misura consentirà, nella fase immediatamente successiva alla notifica delle cartelle esattoriali, di ottenere con maggiore rapidità e omogeneità di risultato il recupero delle somme dovute. La sospensione delle procedure di riscossione, limitatamente a quelle successive alla notifica delle cartelle esattoriali e alle iscrizioni a ruolo, è funzionale a evitare disallineamenti nelle more del trasferimento.

La sospensione dei termini di prescrizione

La nuova norma prevede che, a decorrere dal 1O aprile 2019, la riscossione coattiva degli importi dovuti relativi al prelievo supplementare latte, nei casi di mancata adesione alla rateizzazione e in quelli di decadenza dal beneficio della dilazione, sia effettuata mediante ruolo, e, cioè mediante le procedure di riscossione ordinaria, sulla base della disciplina generale relativa alla riscossione mediante ruoli e a quella relativa alla riscossione coattiva. Il nuovo articolato per consentire l’ordinato passaggio all’agente della riscossione dei residui di gestione – dichiara sospesi, fino al 15 luglio 2019, con riferimento ai relativi crediti:

  • i termini di prescrizione;
  • le procedure di riscossione coattiva;
  • i termini di impugnazione e di opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi.

La nuova norma prevede che le procedure di riscossione coattiva sospese sono successivamente proseguite dall’agente della riscossione, il quale resta surrogato negli atti esecutivi eventualmente già avviati dall’AGEA e nei confronti del quale le garanzie già attivate come le fideiussioni, mantengono validità e grado.

Quanti sono i debitori

Con questa operazione che si potrebbe definire di “peraltrismo” in quanto all’accusa comunitaria di aver fatto poco e male in materia di recupero delle multe, si risponde con il solito “per non parlare del fatto che” in passato gli altri Amministratori e Governanti potevano risolvere subito il problema passando la patata bollente della riscossione delle multe all’Agenzia delle entrate, facendo, così applicare le procedure coattive che essa solitamente applica per qualsiasi debito e debitore.

Gabriele Papa Pagliardini

Il Direttore generale dell’Agea Gabriele Papa Pagliardini, audito il 2 aprile 2019, in Commissione agricoltura della Camera, ha dichiarato che l’Agea conta di poter rendere coattivo tramite l’Agenzia delle Entrate, il recupero di circa 880 milioni di euro riferito a oltre 5.000 produttori che vantano debiti pari a poco meno della metà dell’intero debito per importi unitari che arrivano fino a 500mila euro.

Infatti, come ha dichiarato Pagliardini dinanzi alla Commissione agricoltura “ammonta a 2.300 milioni di euro il debito dell’Italia per le multe del periodo dal 1995 al 2009 e riguarda circa 35.000 allevatori, di cui oltre la metà è stato già riscosso. A oggi i debitori non sono più di 5.000, che comunque hanno in carico il 50% del dovuto complessivo”.

Quanto all’esposizione è molto varia, con oltre 520 allevatori che hanno debiti di quasi l’80% del totale con importi che vanno da 500.000 a più di 1 milione di euro. A oggi, ha concluso Pagliardini, “la parte del debito attivabile sul piano delle procedure esecutive e quindi esigibile è di circa 880 milioni di euro, mentre l’altra attivabile sia da parte nostra Agea che dall’Agenzia delle entrare è di 400 milioni di euro”.

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