Il valore che non ti aspetti dagli scarti della tosatura

Possibilità di reddito per i pastori sardi grazie alla start up Brebey. Pronto un progetto per lavorare fino a cinquemila tonnellate di prodotto raccolte sull’isola

Oggi gli scarti della tosatura delle pecore (il 50% della lana italiana arriva dalla Sardegna), non hanno alcun appeal commerciale e vengono venduti all’estero a prezzi bassissimi o smaltiti in discarica.

Articolo tratto dal numero 23 di Terra e Vita 

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Ma nel giro di poco tempo grazie all’acume imprenditoriale di Pierluigi Damiani, sardo doc e titolare della start up Brebey (in lingua sarda “brebei” significa pecora), le cose

Pierluigi Damiani, fondatore di Brebey

potrebbero cambiare, perché questi scarti potrebbero diventare una delle materie prime con cui realizzare pannelli per l’isolamento termico e acustico in edilizia, imbottiture per abbigliamento, oppure essere impiegati nelle bonifiche ambientali: la lana di pecora, infatti, è in grado di assorbire idrocarburi e altri agenti inquinanti per una quantità pari a 30 volte il suo peso. Insomma, una nuova vita per la lana di pecora prodotta in Sardegna e quindi un’opportunità di reddito per i pastori dell’isola, alle prese con le difficoltà a far quadrare il conto economico delle loro imprese per via di un prezzo del latte di capra non soddisfacente.

Investire in Sardegna

Damiani vuole realizzare il suo progetto sull’isola, per la precisione nella zona industriale di Ottana, in provincia di Nuoro. «Vogliamo insediarci al centro della Sardegna dove c’è la maggior produzione di lana nell’isola – racconta Damiani – prima ancora però contiamo di giungere alla firma di un accordo con gli allevatori sardi: potranno scegliere di vendere a noi tutta la lana prodotta o di utilizzare i nostri macchinari per lavarla e spuntare prezzi più alti sul mercato.

Questo progetto consente di fare rete e di creare lavoro in uno dei settori più importanti dell’economia sarda».

Tosatura

Per farlo Damiani conta su un finanziamento di circa 700mila euro che arriverà dal bando regionale per l’imprenditoria rivolto proprio alla rivitalizzazione dell’area industriale di Ottana, un tempo sede degli impianti Eni, ma ormai quasi del tutto dismessa. Ma anche su 30mila euro da raccogliere attraverso un crowdfunding sulla piattaforma Eppela, necessari per ottenere le certificazioni europee per la marcatura “Ce” e quella ambientale.

«Il processo produttivo che va dalla raccolta della lana fino prodotto finito lo vorremmo realizzare interamente in Sardegna dove viene prodotta il 50% della lana di pecora della penisola, una quantità che si aggira tra le 4mila e le 5mila tonnellate – racconta Damiani – quantitativi oggi in gran parte smaltiti in discarica o venduti all’estero a prezzi bassissimi, ma esistono percorsi sostenibili per recuperarla. La fibra naturale è molto richiesta – spiega l’imprenditore sardo – e noi possiamo accontentare la domanda di in tutta la zona della Ue. Se il crowdfunding darà il risultato sperato, dopo le certificazioni possiamo partire con la start up».

«Per essere commercializzati all’interno dell’Unione europea i materiali da costruzione hanno bisogno della marcatura Ce – specifica Damiani – la lana sarebbe esente da questo obbligo, in quanto manca, al momento, una norma specifica, pertanto, diventa necessaria una certificazione valida denominata Eta».

Esperienza e ricerca

Damiani ha una lunga esperienza nel settore tessile, maturata all’interno di imprese specializzate nella produzione di tessuti tecnici per l’industria automobilistica, per la geotecnica e la filtrazione, che gli hanno permesso di entrare nel settore edile, nel comparto dei materiali termoisolanti e fonoassorbenti.

La sua idea richiede tecnologie avanzate, per questo l’imprenditore collabora da tempo con il dipartimento di Architettura dell’Università di Cagliari: «Puntiamo a innovare per ottenere un ampliamento della gamma di prodotti destinati al settore dell’edilizia, per questo serve la formazione sia all’Università che sul campo. La Sardegna può diventare un’eccellenza in questo settore».

Damiani partecipa anche al progetto universitario finanziato da Sardegna Ricerche per lo Sviluppo di Soluzioni costruttive Ecosostenibili Ples (prodotti locali per l’edilizia sostenibile) presentato dal Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura dell’Università di Cagliari e al bando nazionale per “Dottorati innovativi con caratterizzazione industriale” promosso dall’Università di Cagliari, con il supporto, nella fase attuativa, del Built Enviroment Research della Università di Ulster (Irlanda del Nord); Department of Timber Construction della NanJing University (Cina).

«Siamo al lavoro su altre specifiche innovazioni, che sono ormai in fase di definizione, come la disponibilità di un pannello compatto, strutturato ed elastico, che oltre la modularità delle densità (da 15 a 60 Kg/Mc) e degli spessori (da 2 cm a 12 cm), favorisce lo sviluppo di applicazioni anche nei settori tessile, abbigliamento, geotecnica e bonifica ambientale».


Tutto quello che si può fare con la lana di pecora

La lana sarda si è rivelata un prodotto versatile e adatto a soddisfare differenti esigenze di mercato. Per valorizzarne al massimo l’impiego, Brebey ha ideato soluzioni all’avanguardia, per diversi campi di utilizzo.

Tecnolana-S (edilizia): è un prodotto finalizzato ad ottenere articoli ad alto spessore, fino a 120 mm (dagli attuali 40 mm), con densità modulabile da 18 a oltre 60 Kg/mc. Grazie a queste sue innovative caratteristiche, il pannello a base di lana Brebey si candida a diventare prodotto di punta nel mercato del nord Italia e Europa, rispondendo all’esigenza di spessori più alti per soddisfare le maggiori necessità di coibentazione.

Woolfioc (edilizia): partendo dalla materia prima, attraverso una particolare lavorazione si ottengono pallini di lana che possono essere impiegati per la coibentazione delle intercapedini, in sostituzione dei materiali sintetici o a base di cellulosa utilizzati attualmente nell’isolamento termico attraverso insufflaggio a pressione.

Lanotto (abbigliamento e arredamento): è un prodotto che sarà adoperato negli articoli a basso spessore, 10-20 mm. Brebey ha sviluppato un’imbottitura molto leggera, ideale per giacche, piumini e piumoni, ecologica e cruelty free, a differenza del poliestere e della piuma d’oca.

Lanoil (bonifiche ambientali da inquinamento): la lana di pecora si è rivelata un’importante alleata nella lotta all’inquinamento. La proposta Brebey, sperimentata in Texas in un laboratorio specializzato, grazie alla particolare struttura della materia prima, è in grado di assorbire idrocarburi e altri agenti inquinanti oltre 30 volte il proprio peso. Un’idea per salvaguardare la natura, e per la quale è già stata depositata una domanda di brevetto.      S.M.

Il valore che non ti aspetti dagli scarti della tosatura - Ultima modifica: 2019-08-19T10:57:56+02:00 da Lorenzo Tosi

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