Importazioni di latte, la trasparenza ancora non c’è

lattiero caseari
Coldiretti ancora in attesa dei dati relativi all’ import di latte trasformato in Italia nonostante la vittoria al Consiglio di Stato nella querelle che la vede contrapposta al Ministero della Salute. Richieste negate in nome dell’esigenza di tutelare le aziende importatrici da effetti anti-concorrenziali. L’esigenza di tutela dei consumatori continua a non essere considerata prioritaria dalla nostra pubblica amministrazione

La sentenza del Consiglio di Stato del 6 marzo 2019 (ne abbiamo parlato qui) che aveva ribaltato la pronuncia precedente del Tar Lazio, riconoscendo legittimo il diritto della Coldiretti a richiedere ed ottenere dal Ministero della salute i dati sulle importazioni di latte e prodotti lattiero caseari, non ha trovato ancora pratica attuazione.

A seguito della Sentenza del Consiglio di Stato, infatti, la Coldiretti ha immediatamente presentato richiesta formale di conoscere i dati attinenti le importazioni in Italia di latte e prodotti lattiero-caseari e, più nello specifico, le informazioni concernenti le operazioni di entrata, uscita, transito e deposito di materie prime concernenti il latte e i prodotti lattiero-caseari provenienti da paesi Ue ed extra Ue realizzate dagli operatori nazionali del settore alimentare, comprensive dei nomi delle imprese italiane importatrici.

La richiesta del Ministero all’Antitrust

latteLa sentenza del Consiglio di Stato subordinava però la fornitura dei dati alla preventiva attivazione e conclusione, nei termini di legge, della procedura di confronto con i potenziali controinteressati. Al fine di dare seguito alla pronuncia citata, in parallelo allo svolgimento della procedura di confronto con i soggetti controinteressati, il Ministero ha chiesto all’Autorità «se la diffusione dei dati richiesti dalla Coldiretti possa compromettere la concorrenza sul mercato oltreché la credibilità e la produttività delle aziende, tenuto conto che tali dati hanno un ruolo fondamentale nella strategia aziendale e che la loro diffusione ad aziende concorrenti potrebbe essere gravemente lesiva degli interessi economici e commerciali, considerato pure che la Coldiretti non è solo un sindacato agricolo, rappresentante di coltivatori diretti, imprese e società agricole, cooperative di trasformazione e consorzi di imprese, ma è anche azionista, con propri rappresentanti nei consigli di amministrazione, di numerose aziende di trasformazione private e cooperative ed agisce quindi anche da concorrente delle aziende delle quali chiede dati e informazioni riservate e che, pertanto, esiste il concreto rischio che le informazioni diffuse vengano utilizzate in modo strumentale, distorto o parziale da parte di uno o più concorrenti».

Il parere

Tanto premesso, l’Autorità, ha precisato, che con riferimento alla possibilità di effetti anticoncorrenziali derivanti dalla comunicazione dei dati a Coldiretti, occorre considerare, in primo luogo, come quelle richieste siano informazioni commerciali sensibili, non aggregate e pertanto tali da consentire a chi ne entri in possesso di veder ridotte in maniera significativa le naturali incertezze inerenti il confronto competitivo tra imprese; ciò in quanto il loro contenuto attiene, tra l’altro, a fonti di approvvigionamento e relative dipendenze operative, attività produttive e loro programmazione, con la possibilità di desumerne anche le stesse capacità installate di un determinato operatore.

Le partecipazioni di Coldiretti

Va in secondo luogo considerato, si legge nel parere, se un pregiudizio per la concorrenza possa discendere dalla loro disponibilità da parte di Coldiretti, in ragione delle caratteristiche soggettive e operative di tale organizzazione. A tale proposito, l’Autorità rileva che risulta da fonti aperte come quantomeno strutture territoriali di Coldiretti – in specie, una federazione provinciale – siano attualmente titolari di partecipazioni in importanti imprese nazionali operanti nel settore lattiero-caseario, e ciò per di più in partnership con primari operatori del medesimo settore che sono attivi produttivamente sia in Italia che all’estero. Risulta altresì che negli organi direttivi e rappresentativi di Coldiretti, sia a livello di confederazione nazionale che di singole federazioni locali, siedano persone fisiche detentrici di interessi diretti in imprese del settore lattiero-caseario. Infine, è notorio come alla Coldiretti siano associate un numero elevato di imprese attive nel settore lattiero-caseario, rispetto alle quali l’organizzazione, oltre a svolgere attività di rappresentanza e difesa degli interessi comuni, fornisce servizi di varia natura, comprese consulenze aziendali, per i quali la disponibilità dei Dati potrebbe costituire sia una primaria risorsa operativa che un elemento di differenziazione rispetto ai servizi eventualmente resi da imprese concorrenti.

I diritti della controparte

In conclusione e in considerazione dei rischi evidenziati l’Antitrust ha chiaramente richiamato l’obbligo per l’Amministrazione di avviare, al ricevimento della richiesta di fornitura dei dati, il procedimento in contraddittorio con gli eventuali controinteressati al fine di tutelare i loro diritti. Qualora, nel contesto di tale procedura d’interpello, tali aziende sollevassero la potenziale rilevanza sotto il profilo concorrenziale, nei termini sopra indicati, della comunicazione dei dati a Coldiretti, siffatta obiezione dovrebbe essere tenuta in considerazione quale specifica ragione di riservatezza, al fine di evitare ogni pregiudizio alle condizioni concorrenziali del settore di riferimento.

Importazioni di latte, la trasparenza ancora non c’è - Ultima modifica: 2019-07-01T09:54:13+00:00 da Lorenzo Tosi

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