Prezzo del latte: nei prossimi giorni il primo incontro con Lactalis

Ripartono le trattative dopo la disdetta al contratto in scadenza il 31 dicembre 2019 comunicata da Lactalis per impedirne il tacito rinnovo nel 2020

Nei prossimi giorni, forse già la settimana prossima, ripartiranno le trattative per il prezzo del latte alla stalla tra allevatori e la multinazionale Lactalis che ha disdetto il contratto, in naturale scadenza il prossimo 31 dicembre, impedendone il tacito rinnovo dal 1° gennaio 2020

Nei prossimi giorni, forse già all'inizio della settimana prossima, ripartiranno le trattative per il prezzo del latte alla stalla tra allevatori e la multinazionale Lactalis (proprietaria dei marchi Galbani, Cadermatori, Invernizzi e Parmalat) che negli ultimi giorni di settembre aveva disdetto il contratto sul prezzo del latte con una lettera inviata agli allevatori, in tempo utile (entro il 30 settembre, tre mesi prima della naturale scadenza del 31 dicembre 2019) per impedirne il tacito rinnovo (vedi qui)

Lo ricorda la Cia Lombardia sottolineando che dal 1° gennaio 2020 i conferenti del gruppo francese  sono liberi da ogni contratto su prezzo e volumi. Gli Allevatori e L'industria possono ora sedersi a un tavolo e rinegoziare da zero quanto potrebbe valere nel prossimo anno il 10% del latte italiano, che è appunto il quantitativo acquistato da Italatte, la società creata nel nostro Paese dalla multinazionale francese e maggior primo acquirente del latte nazionale.

Le parti  avranno occasione di incontrarsi anche a Cremona dal 23 al 26 ottobre 2019 in occasione di uno più importanti palcoscenici fieristici dedicati al latte bovino, le Fiere Zootecniche Internazionali.

 

L’aumento del Grana Padano

La causa della disdetta da parte della multinazionale viene attribuita a un «imprevedibile prezzo del Grana Padano» che durante il 2019 è aumentato in modo significativo facendo salire anche il prezzo del latte pagato agli allevatori. La Dop è infatti uno dei prodotti lattiero caseari che compongono il paniere adottato come indice per il valore del latte nell’accordo stipulato da industria e allevatori nell’ottobre 2018.

«La quotazione del Grana Padano  (formaggio che non è peraltro nella nostra gamma di produzione) -  aveva scritto la multinazionale - causa un aumento insostenibile del differenziale di prezzo rispetto ai nostri competitor mettendo a rischio la nostra capacità di continuare ad acquistare gli stessi volumi di latte».

«Una posizione inaccettabile - secondo Paolo Maccazzola, presidente di Cia Centro Lombardia e responsabile del latte regionale - soprattutto se si considera che il prezzo del latte spot (che ha raggiunto ora i 45/47 centesimi al litro) è in aumento in tutta Europa ed è ancora destinato a crescere da qui alla fine dell’anno. È altresì insostenibile rifiutarsi di rispettare l’indicizzazione del prezzo perché che c’è una Dop del paniere che continua ad avere aumenti. Soprattutto se si considera che il Grana Padano viene comunque venduto a prezzi inferiori rispetto ai prodotti Galbani che non sono Dop».

 

Contratto non rispettato da aprile 2019

Il prezzo che risulta dall’indicizzazione non viene comunque  pagato da Lactalis a partire  dall’aprile scorso. Il gruppo francese si era rifiutato di pagare il prezzo indicizzato di 41,5 centesimi al litro e aveva comunicato ai produttori di latte suoi conferenti di essere disposta a riconoscere non più di 40 centesimi al litro sollevando le proteste degli allevatori e di tutte le organizzazioni sindacali.

Il metodo di indicizzazione, come sottolinea Cia Lombardia, era infatti stato concordato tra le parti con lo scopo di seguire l'andamento del mercato e non esistevano le condizioni indicate da Italatte per una arbitraria riduzione del prezzo del latte. Una eventuale revisione del prezzo avrebbe dovuto essere concordata tra le parti e non decisa unilateralmente.

Da lì era partito il tentativo, poi fallito, di trovare un’intesa attraverso una serie di incontri che avevano coinvolto, successivamente, anche il tavolo sul latte convocato da Regione Lombardia.

 

Lactalis punta a ridurre le oscillazioni di prezzo

Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia, fa notare come non solo crescano i prezzi del latte spot sulle piazze di Lodi e Verona, ma anche come, in Germania, la polvere di siero e di latte siano aumentati del 3% nelle ultime due settimane. La crescita di prezzo della polvere di siero, che è il prodotto più conveniente, indica chiaramente la scarsa disponibilità di latte sul mercato.

«La domanda di latte in Europa sta tenendo - sottolinea Boselli - sia perché non ci sono grandi scorte, sia perché non ci sono ancora grossi volumi. Anche la rinnovata attenzione verso la sostenibilità delle produzioni zootecniche, vedi ad esempio le recenti manifestazioni in Olanda, non dovrebbe alla fine riuscire a frenare più di tanto la produzione di latte».

Sulla questione del prezzo, fa sapere sempre Boselli, Lactalis avrebbe intenzione in ogni caso di evitare forti oscillazioni di prezzo legate all’indicizzazione con l’introduzione di una soglia minima e massima di variazione.

Prezzo del latte: nei prossimi giorni il primo incontro con Lactalis - Ultima modifica: 2019-10-18T20:41:14+00:00 da Francesca Baccino

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