Un salasso arriva agli agricoltori dalla manovra Monti anche sul fronte previdenziale. Sono state infatti aumentate le aliquote contributive e inoltre progressivamente sparirà il trattamento agevolato riservato per i giovani. Dal primo gennaio 2012 infatti le aliquote saranno incrementate dello 0,3 per cento ogni anno fino a raggiungere quota 22 per cento nel 2018. Attualmente c’è una differenziazione tra chi ha meno di 21 anni e gli altri. Ma entro il 2018 i lavoratori autonomi saranno tutti allineati.
L’aliquota passerà progressivamente dal 20,3% al 22 per cento, a regime in sei anni. E infatti come evidenziato dalla tabella B dell’allegato 1 del decreto si parte dal 20,6 sopra i 21 anni ai 18,4 sotto. L’adeguamento è nel 2013 del 20,9 per i primi e 19 per i secondi. Quindi i «giovani » salgono al 19,6 nel 2014, 20,2 nel 2015, al 20,8 nel 2016, al 21,4 nel 2017 per raggiungere i senior nel 2018.
E secondo i primi calcoli fatti dalla Coldiretti per la prima fascia di autonomi il maggior prelievo potrebbe aumentare da un minimo di 160 euro a un massimo di 300 euro annui.
Romano Magrini, responsabile del Lavoro e relazioni sindacali della Coldiretti, spiega che «l’aumento delle aliquote per i lavoratori agricoli si tradurrà in un costo aggiuntivo anche importante, ma che avrà un effetto limitato sulle pensioni dei coltivatori ». «Non ci tiriamo certo indietro – aggiunge Magrini – capiamo la difficoltà del momento, ma non possiamo non sottolineare che comunque per il nostro settore si tratta di un impegno importante e con un ritorno sulle pensioni, lo ripetiamo, molto, molto limitato ».
Più pesante il commento della Lega Nord. La misura infatti viene bollata dal vicepresidente dei deputati della Lega Nord, Sebastiano Fogliato come «Un altro schiaffo al settore agricolo ».
Le imprese agricole inoltre non potranno beneficiare, sempre in tema di lavoro, di alcun alleggerimento. Le aziende che rientrano nel reddito agrario infatti non potranno dedurre dall’imponibile l’importo Irap relativo alle spese per i dipendenti. L’agevolazione esclude i soggetti che determinano la tassazione in base al reddito agrario e che sono oltre l’80% dell’intera platea dei soggetti agricoli.
Tutte le imprese agricole invece possono usufruire della maggiore deduzione per le lavoratrici e per i dipendenti giovani (di età inferiore a 35 anni). Anche questa misura però non potrà avere un impatto rilevante. L’agevolazione riguarda infatti i lavoratori a tempo indeterminato, mentre la gran parte degli addetti nel settore agricolo è costituita da stagionali e avventizi.
Magrini (Coldiretti): per la prima fascia dei lavoratori l’incremento può raggiungere 300 euro
Da gennaio 2012 parte l’aumento dello 0,3% delle aliquote, nel 2018 si arriva a quota 22 per cento
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