Gli alimenti con cannabidiolo (Cbd) non possono essere certificati biologici finché la loro commercializzazione non sarà autorizzata nell'Unione europea. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue, chiamata a pronunciarsi su una controversia nata in Francia tra il sindacato della canapa e l'Istituto nazionale dell'origine e della qualità (Inao).
Quest'ultimo aveva escluso dalla certificazione bio i prodotti a base di Cbd naturale, fatta eccezione per l'olio di canapa non arricchito, e gli alimenti arricchiti con questa sostanza. La Commissione europea considera infatti il cannabidiolo un «nuovo alimento», ma non ne ha autorizzato la vendita nell'Ue come prodotto alimentare.
Secondo la Corte, tra i prodotti agricoli trasformati destinati all'alimentazione rientrano anche i nuovi alimenti, autorizzati o meno. Ma per ottenere la certificazione biologica un prodotto deve prima rispettare le regole che ne consentono la commercializzazione.
I giudici spiegano che il marchio bio trasmette ai consumatori un'immagine positiva di qualità e sicurezza. Concederlo a un prodotto non autorizzato potrebbe quindi mettere a rischio la salute e gli interessi dei consumatori. Per autorizzare un nuovo alimento, infatti, è necessario dimostrare che non presenti rischi per la salute e che il suo utilizzo non induca in errore chi lo acquista.
Il divieto vale anche per i prodotti destinati alla vendita nei Paesi terzi: una certificazione non consentita potrebbe infatti danneggiare la reputazione del biologico e la fiducia dei consumatori.











