L’entrata in vigore del nuovo Decreto Ministeriale sui Consorzi di tutela delle Dop e delle Igp segna un passaggio strategico per il futuro del sistema delle Indicazioni Geografiche, sia sul piano nazionale sia europeo. Il provvedimento dà piena attuazione al Regolamento (UE) 2024/1143 — approvato dal Parlamento europeo con Paolo De Castro come relatore — traducendo in strumenti operativi concreti una riforma concepita per rafforzare le filiere di qualità e la capacità dei territori di generare sviluppo sostenibile.
«Accolgo con grande soddisfazione l’entrata in vigore di questo decreto», dichiara De Castro, oggi Presidente del Comitato Scientifico di Fondazione Qualivita. «Rappresenta il completamento di un percorso legislativo che ha visto l’Europa riconoscere alle Indicazioni Geografiche un ruolo sempre più centrale nelle politiche agroalimentari, ambientali e territoriali. Il Ministero dell’Agricoltura ha saputo recepire con tempestività le innovazioni introdotte dalla normativa europea, mettendo a disposizione delle filiere uno strumento moderno ed efficace».
Consorzi come soggetti di governance
Uno degli elementi più qualificanti del nuovo quadro normativo riguarda il rafforzamento delle funzioni dei Consorzi di tutela, riconosciuti non soltanto come organismi preposti alla protezione delle denominazioni, ma come autentici attori di governance delle filiere certificate.
«Le Dop e le Igp sono molto più di un marchio di qualità», sottolinea De Castro. «Sono sistemi economici e sociali complessi che mettono in relazione agricoltori, trasformatori, imprese, territori e consumatori. Rafforzare il ruolo dei Consorzi significa offrire alle comunità produttive strumenti più efficaci per programmare la produzione, gestire il mercato, valorizzare il lavoro agricolo e costruire strategie condivise di sviluppo».
Particolarmente rilevante è l’estensione delle misure di regolazione dell’offerta alle diverse filiere agroalimentari certificate: una novità destinata a migliorare l’equilibrio tra domanda e produzione, con ricadute positive sulla distribuzione del valore lungo la catena e sulla tutela del reddito agricolo.
Sostenibilità e Turismo Dop: le nuove frontiere
Il decreto recepisce inoltre le nuove competenze attribuite ai Consorzi in materia di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. «L’Europa ha scelto di affidare alle Indicazioni Geografiche un ruolo attivo nella transizione verso modelli produttivi più sostenibili», osserva De Castro. «Riconoscendo che la sostenibilità non può essere imposta dall’alto, ma deve nascere dalla conoscenza dei territori, dal coinvolgimento delle comunità produttive e dalla valorizzazione delle specificità locali».
Grande attenzione è riservata anche al riconoscimento del Turismo Dop come ambito di intervento dei Consorzi: una delle innovazioni più significative introdotte durante l’iter europeo del Regolamento 2024/1143, promossa con il contributo di Fondazione Qualivita e sostenuta dal Ministro Francesco Lollobrigida e dal sistema delle IG italiane.
«Abbiamo voluto affermare un principio semplice ma innovativo», spiega De Castro. «Le Dop e le Igp non tutelano soltanto un prodotto: raccontano una storia, custodiscono una cultura, rappresentano un patrimonio territoriale unico. Il riconoscimento del Turismo Dop apre nuove opportunità di sviluppo economico e occupazionale, valorizzando il legame tra produzioni certificate, paesaggi, tradizioni e comunità locali».
L’Italia alla guida del sistema europeo
Per De Castro, il provvedimento conferma la capacità dell’Italia di guidare l’evoluzione del sistema europeo delle Indicazioni Geografiche. «L’Italia è il primo Paese europeo per numero di Dop e Igp e il modello italiano dei Consorzi di tutela è da tempo un punto di riferimento internazionale. Con questo decreto si rafforza ulteriormente una governance che ha dimostrato di saper generare valore economico, coesione sociale e competitività. È un passo avanti importante che consolida il ruolo delle Indicazioni Geografiche come leva strategica per la crescita dell’agroalimentare europeo e per il futuro delle aree rurali».












