Icqrf, quarant’anni di vigilanza: dalla repressione delle frodi all’intelligenza artificiale

Dai sequestri record nel comparto vitivinicolo e lattiero-caseario alla svolta digitale degli ispettori, fino alla nuova Cabina di Regia istituita per legge: l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi del Masaf ridisegna il modello italiano di controllo agroalimentare

C'è una parabola di quarant'anni dietro l'attuale fisionomia dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari. Nato nel 1986 come Ispettorato Centrale Repressione Frodi (Icrf), in un contesto di mercati prevalentemente nazionali e di un'attività di vigilanza concentrata sul contrasto delle adulterazioni, l'organismo ha accompagnato passo dopo passo la trasformazione del sistema agroalimentare italiano, fino a diventare oggi una delle principali autorità di controllo a livello europeo.

Un'evoluzione non solo nel nome

Il passaggio da Icrf a Icqrf non ha rappresentato un semplice aggiornamento formale. Alla repressione delle frodi si è progressivamente affiancata la tutela della qualità, della tracciabilità e delle produzioni certificate: elementi che oggi risultano centrali per la competitività del comparto, tanto quanto la capacità di individuare le irregolarità.

«In quarant'anni l'Ispettorato - dice Felice Assenza, capo Dipartimento Icqrf- è passato da un modello prevalentemente repressivo a un sistema moderno di vigilanza che accompagna l'evoluzione dell'agroalimentare. Dalla tracciabilità all'e-commerce, fino all'intelligenza artificiale e alle nuove tecniche di analisi molecolare, il controllo si è evoluto insieme ai mercati. Oggi operiamo con una rete di 32 uffici territoriali e 26 laboratori, in stretta collaborazione con le forze dell'ordine e con partner internazionali, per rafforzare la tutela delle produzioni certificate e contrastare pratiche sleali e contraffazioni. La sfida è continuare a innovare, mantenendo al centro la credibilità del sistema agroalimentare italiano.»

L'era digitale dei controlli

Negli ultimi anni la digitalizzazione ha inciso in profondità sull'attività ispettiva. I registri telematici del vino e dell'olio d'oliva, insieme al Sistema Sca e alle banche dati integrate, consentono oggi di monitorare in tempo reale le movimentazioni delle filiere e di programmare i controlli secondo criteri di analisi del rischio.

In questo scenario si inserisce, con un ruolo sempre più rilevante, l'intelligenza artificiale. Gli algoritmi avanzati permettono di analizzare grandi quantità di dati e di individuare anomalie e schemi di comportamento sospetti difficilmente rilevabili con le metodologie tradizionali. Va detto, per correttezza di analisi, che l'obiettivo dichiarato dall'ICQRF non è sostituire il lavoro degli ispettori, quanto piuttosto rafforzarne la capacità decisionale e operativa, rendendo i controlli più tempestivi e mirati.

Dalla quantità alla qualità

Per anni l'efficacia dell'attività ispettiva è stata misurata soprattutto attraverso il numero di controlli effettuati. Un cambiamento culturale, oltre che tecnologico, ha accompagnato l'evoluzione del sistema: pur mantenendo una presenza capillare sul territorio, l'Icqrf punta oggi sempre più sulla qualità dell'azione ispettiva, orientando le risorse verso i segmenti più esposti a possibili irregolarità, di fronte a frodi che si sviluppano spesso attraverso meccanismi documentali e commerciali complessi.

I numeri del 2025

I risultati dell'attività svolta nel 2025 confermano il ruolo centrale dell'ICQRF nel presidio del mercato agroalimentare italiano. Nel corso dell'anno sono stati effettuati 54.913 controlli complessivi, di cui 44.076 ispettivi e 10.837 analitici, lungo l'intera filiera produttiva e commerciale.

 

• 132 notizie di reato

• 5.559 contestazioni amministrative

• 497 sequestri

• 3.411 diffide

 

Sul piano economico, i sequestri hanno riguardato prodotti per 47,8 milioni di euro, per un quantitativo complessivo di circa 15,8 milioni di chilogrammi sottratti al mercato.

Vino e lattiero-caseario, i comparti più esposti

Tra i settori maggiormente interessati dall'attività di controllo emerge il comparto vitivinicolo, pilastro economico dell'agroalimentare nazionale: nel 2025 si registrano 27 notizie di reato e 2.461 contestazioni amministrative, con sequestri per un valore superiore a 22,6 milioni di euro e oltre 5,9 milioni di chilogrammi di prodotto.

Ancora più consistenti risultano i quantitativi sequestrati nel comparto lattiero-caseario, che con oltre 8,8 milioni di chilogrammi segna il dato più alto tra tutti i settori controllati, per un valore economico di circa 19,7 milioni di euro. Un risultato che l'ICQRF collega anche al rafforzamento dei controlli sul settore bufalino e alle nuove misure di tracciabilità introdotte lungo l'intera filiera.

Olio d'oliva, la strategia dei controlli mirati

Merita un'osservazione a parte il comparto oleario, dove nel 2025 sono state rilevate 52 notizie di reato e 961 contestazioni amministrative: uno dei dati più elevati sotto il profilo penale, a fronte di sequestri economicamente più contenuti, pari a circa 2,2 milioni di euro. Il divario tra i due dati sembra suggerire, più che una minore gravità del fenomeno, l'efficacia di una strategia costruita su controlli mirati e analisi del rischio, capace negli ultimi anni di incrementare sensibilmente la capacità di intercettare le irregolarità.

Dop, Igp, biologico e pratiche commerciali sleali

Resta forte l'attenzione alle produzioni certificate: nel comparto delle indicazioni geografiche sono stati effettuati 6.448 controlli, con oltre 4.000 operatori verificati e più di 6.100 prodotti controllati; nel biologico i controlli hanno raggiunto quota 7.649, coinvolgendo 4.327 operatori e oltre 6.300 prodotti.

Parallelamente, l'Icqrf ha intensificato il contrasto alle pratiche commerciali sleali previste dal decreto legislativo n. 198/2021: i controlli sono passati da 488 nel 2023 a 809 nel 2024, fino a raggiungere 3.536 nel 2025, mentre gli operatori verificati sono cresciuti da 315 a 1.430. Gli operatori risultati irregolari sono saliti a 150, per un totale di 562 contestazioni amministrative elevate nell’anno.

La presentazione del report Icqrf 2025 al Masaf

La Cabina di Regia, nuovo cuore della governance

Se la tecnologia rappresenta la nuova frontiera dei controlli, è sulla cooperazione istituzionale che sembra oggi giocarsi il principale moltiplicatore dell'efficacia operativa. La crescente complessità delle frodi agroalimentari rende infatti poco sostenibile qualsiasi approccio isolato: da qui lo sviluppo di un modello di vigilanza integrata fondato sulla collaborazione con altre amministrazioni, forze di polizia e organismi specializzati.

Un passaggio decisivo era già stato compiuto nel 2023 con l'istituzione della Cabina di Regia per i controlli agroalimentari, promossa dal ministro Francesco Lollobrigida per favorire lo scambio di informazioni. Con la legge 21 aprile 2026, n. 75, la Cabina di Regia per i controlli amministrativi nel settore agroalimentare ha assunto una veste stabile e strutturata. Presieduta dal Ministro e coordinata dal Capo Dipartimento dell'Icqrf, la Cabina riunisce oggi Arma dei Carabinieri, Nas, Comando Forestale, Guardia Costiera, Guardia di Finanza, Polizia Stradale, Agea, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Ministero della Salute, Vigili del Fuoco e rappresentanze delle categorie produttive, con il compito di predisporre il Piano Operativo annuale dei Controlli Agroalimentari, organizzare campagne straordinarie di verifica e coordinare il contrasto all'Italian sounding, alle frodi comunitarie e alle pratiche commerciali sleali. In questo sistema l'Icqrf assume il ruolo di catalizzatore delle informazioni e delle attività operative, tra amministrazioni nazionali, organismi regionali e istituzioni europee.

 

Secondo il Ministro Francesco Lollobrigida «La qualità del Made in Italy non si difende solo con le norme, ma dotando lo Stato degli strumenti per farle rispettare. Abbiamo rafforzato l'Icqrf con nuove assunzioni, investimenti nei laboratori, innovazione tecnologica e una cabina di regia che mette in rete tutte le amministrazioni coinvolte nei controlli. Il nostro obiettivo non è fare cassa con le sanzioni, ma creare un sistema capace di prevenire le frodi, tutelare i consumatori e garantire concorrenza leale agli agricoltori che rispettano le regole. Oggi l'Italia è riconosciuta a livello internazionale come un modello nei controlli agroalimentari e questo rappresenta un patrimonio strategico per la competitività delle nostre filiere.»

Le frodi non hanno confini: l'operazione Oxford

Accanto alla collaborazione nazionale, cresce di peso la dimensione internazionale. Le frodi alimentari moderne si sviluppano infatti lungo filiere transnazionali, coinvolgendo piattaforme logistiche, distributori e operatori situati in più Paesi: da qui il consolidamento di rapporti con numerose autorità estere e organismi europei, attraverso intelligence, scambio di informazioni e operazioni congiunte.

Ne è un esempio l'Operazione Oxford, sviluppata nell'ambito dell'accordo tra l'Icqrf e la Food Standards Agency del Regno Unito: la sinergia tra l'Unità Investigativa Centrale dell'Ispettorato e la National Food Crime Unit britannica ha permesso di individuare una rete internazionale dedita alla commercializzazione fraudolenta di vini Doc e Igt contraffatti e di vini comuni spacciati per prodotti di pregio. L'attività investigativa ha portato, nel marzo 2026, al sequestro nel Regno Unito di oltre 67.000 bottiglie di vino e prosecco contraffatti, per un valore stimato di circa 500.000 sterline, e all'arresto del responsabile della società coinvolta.

 

Dal divieto all'enforcement: la strada europea contro le pratiche sleali

Ma cosa si intende, in concreto, per pratica commerciale sleale? La Direttiva UTP del 2019 ha fissato un primo elenco di comportamenti vietati lungo la filiera agroalimentare: ritardi nei pagamenti, modifiche unilaterali dei contratti, cancellazioni di ordini all'ultimo momento, ritorsioni commerciali verso chi denuncia, rifiuto del contratto scritto, abuso di informazioni riservate, imposizione di costi non richiesti. Un impianto pensato per riequilibrare il potere contrattuale tra agricoltori, PMI agroalimentari e grandi acquirenti, con una tutela minima comune in tutta l'Unione che gli Stati membri restano liberi di rafforzare.

Il recepimento italiano, con il decreto legislativo n. 198/2021, si è mosso in questo solco e ha progressivamente ampliato la platea dei fornitori protetti — dalle soglie iniziali fino a comprendere le classi di fatturato tra 50 e 350 milioni di euro — includendo anche gli acquirenti stabiliti in Paesi terzi, per evitare che le delocalizzazioni diventassero una scappatoia. L'elenco delle pratiche vietate si è esteso da quattro a otto, affiancato da altrettante fattispecie definite «grigie», mentre alle autorità nazionali sono stati riconosciuti maggiori poteri di indagine e la possibilità di intervenire anche su denuncia anonima tramite le organizzazioni di produttori.

Secondo la lettura di Paolo De Castro, l'evoluzione normativa europea si articola in tre passaggi chiave, di cui il primo è appunto la Direttiva del 2019. Il nuovo Regolamento sulla cooperazione, entrato in vigore nel 2025, ha colmato quello che era rimasto il principale limite della Direttiva: l'assenza di strumenti comuni per farla rispettare oltre confine. Nasce così una rete europea stabile tra le autorità di contrasto, con l'obbligo di cooperazione amministrativa — scambio di informazioni, indagini coordinate, ispezioni congiunte e intervento d'ufficio sulle pratiche sleali transfrontaliere — un sistema di allerta rapida che, attraverso la piattaforma IMI, condivide in tempo reale le segnalazioni tra Commissione e autorità nazionali, e una dimensione internazionale che estende la cooperazione anche agli acquirenti extra-UE, chiamati a designare un referente nell'Unione. Non si tratta, va precisato, di nuovi obblighi per imprese e agricoltori: il Regolamento incide sulla sola cooperazione tra amministrazioni.

Entro la fine del 2026 è infine attesa la revisione della Direttiva, terzo passaggio del percorso descritto da De Castro: tra i temi sul tavolo, l'ampliamento della soglia di protezione oltre gli attuali 350 milioni di euro di fatturato, l'estensione dell'elenco delle pratiche vietate a fenomeni come vendite sottocosto, aste al doppio ribasso e delisting, e un rafforzamento delle tutele nei confronti delle grandi centrali d'acquisto. In questo percorso l'ICQRF viene indicato come un modello europeo di autorità di controllo, capace di ispirare l'evoluzione dell'enforcement comunitario grazie all'esperienza maturata in oltre cinquant'anni di attività.

 

Secondo Paolo De Castro, già Ministro dell'Agricoltura, «La qualità non vive soltanto nella reputazione delle nostre produzioni, ma nella credibilità del sistema che le protegge. In un mercato globale, dove le contraffazioni diventano sempre più sofisticate, controlli efficaci, cooperazione tra istituzioni e regole chiare rappresentano un vantaggio competitivo prima ancora che uno strumento di tutela. Difendere il valore del Made in Italy significa proteggere il reddito degli agricoltori, garantire trasparenza ai consumatori e rafforzare la leadership dell'Italia come riferimento europeo nella sicurezza e nella qualità agroalimentare.»

Uno sguardo al futuro

Dalla nascita nel 1986 a oggi, l'Icqrf ha saputo evolversi da organismo dedicato prevalentemente alla repressione delle frodi a moderna autorità di vigilanza integrata, fondata sulla gestione del rischio, sull'innovazione tecnologica e sulla cooperazione istituzionale. Resta da capire se l'integrazione sempre più stretta tra intelligenza artificiale, banche dati e attività ispettiva, indicata come prossima frontiera, riuscirà a tenere il passo di frodi altrettant2o capaci di aggiornare i propri strumenti: una sfida, questa sì, decisiva per il valore del Made in Italy in un mercato globale sempre più complesso.

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