Iran: quando la geopolitica arriva nei campi

Iran
Nel suo intervento al Senato in vista del Consiglio europeo, la premier Giorgia Meloni lega crisi internazionale, prezzi dell’energia e competitività dell’economia reale. Un passaggio che per la prima volta chiama in causa in modo esplicito anche l’agricoltura.

Nel dibattito parlamentare italiano l’agricoltura compare spesso quando si discutono bilanci, politiche europee o emergenze climatiche. Molto più raramente entra nel cuore di un discorso dedicato alla sicurezza internazionale e alla stabilità geopolitica. Eppure è proprio questo il passaggio interessante dell’intervento che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tenuto al Senato in vista del prossimo Consiglio europeo. Nel delineare il quadro delle crisi globali – dalla guerra in Ucraina alla crescente instabilità in Medio Oriente con il conflitto scoppiato da qualche giorno in Iran – la premier ha infatti sottolineato come queste tensioni stiano producendo effetti diretti sull’economia reale, a partire dal prezzo dell’energia.

Un tema che riguarda da vicino anche il sistema agricolo, sempre più esposto alle oscillazioni dei mercati energetici e delle materie prime.

Energia e instabilità: la nuova variabile dell’agricoltura

Nel suo intervento, Meloni ha richiamato l’attenzione sulle possibili ricadute economiche della crisi internazionale, in particolare sull’andamento dei prezzi dei carburanti e dell’energia.

Il Governo – ha spiegato – ha attivato strumenti di monitoraggio per individuare eventuali fenomeni speculativi sui mercati energetici e sui beni di consumo. Tra le misure allo studio figura anche l’eventuale attivazione del meccanismo delle cosiddette accise mobili, che consentirebbe di compensare l’aumento dei carburanti utilizzando il maggior gettito IVA derivante dall’incremento dei prezzi.

Un passaggio che può sembrare tecnico, ma che ha ricadute dirette anche sull’agricoltura. Il costo dell’energia, infatti, incide sempre di più su tutte le fasi della filiera: dalla gestione delle aziende agricole all’irrigazione, dalla trasformazione alla conservazione dei prodotti, fino alla logistica.

In un sistema produttivo fortemente integrato come quello agroalimentare, l’aumento dei prezzi energetici rischia quindi di propagarsi lungo tutta la catena del valore.

Il confronto europeo sul prezzo dell’elettricità

Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda il funzionamento del sistema europeo di scambio delle emissioni, il cosiddetto Ets (Emissions Trading System).

Secondo la posizione espressa dal Governo italiano, questo meccanismo – pensato per penalizzare le produzioni energetiche più inquinanti – finisce per influenzare il prezzo dell’elettricità anche quando viene prodotta da fonti rinnovabili.

Meloni ha ricordato che, in alcuni Paesi europei, il peso dell’Ets può incidere fino a circa 30 euro per megawattora, contribuendo a far crescere il costo complessivo dell’energia.

Per questo l’Italia chiederà in sede europea una revisione del sistema e, in via emergenziale, la sospensione temporanea dell’Ets per la produzione elettrica da fonti termiche fino al ritorno dei prezzi energetici su livelli più stabili.

La questione non riguarda solo l’industria. Anche l’agricoltura, sempre più energivora per effetto della meccanizzazione, dell’irrigazione e della trasformazione, è direttamente interessata da questa partita.

Difendere la Pac nel nuovo bilancio europeo

Nel passaggio dedicato al prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea, la presidente del Consiglio ha poi ribadito una posizione che riguarda da vicino il settore primario.

Il rafforzamento delle politiche per la competitività – ha sottolineato – non deve mettere in discussione le politiche tradizionali dell’Unione, a partire dalla Politica agricola comune.

Per il Governo italiano, competitività industriale, coesione territoriale e sostegno all’agricoltura non sono capitoli in contrapposizione, ma elementi complementari di un’unica strategia europea.

Un messaggio che arriva in una fase in cui a Bruxelles si discute sempre più spesso di ridisegnare le priorità del bilancio comunitario, con il rischio che alcune politiche storiche possano perdere peso.

Il tema della reciprocità negli scambi agricoli

Un altro punto affrontato nel discorso riguarda il commercio internazionale e la necessità di garantire condizioni di concorrenza equilibrate.

Meloni ha richiamato l’importanza di rafforzare il principio di reciprocità negli scambi commerciali, anche attraverso norme che impediscano l’ingresso nel mercato europeo di prodotti agricoli trattati con sostanze vietate nell’Unione.

Si tratta di un tema molto sentito dalle organizzazioni agricole europee, che da tempo denunciano il rischio di concorrenza sleale da parte di produzioni provenienti da Paesi con standard ambientali e sanitari meno stringenti.

L’agricoltura nella nuova agenda strategica

Il passaggio forse più significativo dell’intervento della presidente del Consiglio non sta nelle singole misure annunciate, ma nel quadro complessivo che emerge dal discorso.

Energia, sicurezza internazionale, commercio e competitività economica sono ormai parti di un unico scenario. E in questo scenario anche l’agricoltura entra sempre più chiaramente tra i settori strategici.

Le crisi geopolitiche, infatti, non restano più confinate nei dossier diplomatici. Si riflettono sui prezzi dell’energia, sui costi di produzione, sulle catene di approvvigionamento e sulla stabilità delle filiere alimentari.

Per questo il fatto che, nel pieno di un intervento dedicato alle grandi tensioni globali, si sia parlato anche delle ricadute sull’economia produttiva e sulle imprese rappresenta un segnale politico da non sottovalutare.

Perché oggi la sicurezza alimentare, la sostenibilità energetica e la stabilità geopolitica sono sempre più interconnesse. E le campagne, ancora una volta, si ritrovano al centro di questo equilibrio delicato.

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