Risorse idriche: «Sfida da vincere con il riuso delle acque reflue»

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Il neoassessore all'Agricoltura della Regione Puglia Francesco Paolicelli illustra le priorità del suo mandato: dal piano post Xylella all'olivicoltura passando per le infrastrutture irrigue

Autorità nazionale sulla Xylella. Piano olivicolo nazionale. Rimodulazione di alcune misure del Csr 2023/2027. Crisi idrica. L’agenda del nuovo assessore regionale all’Agricoltura nella terra dei primati produttivi italiani (olio, vino, uva da tavola, ciliegia, pomodoro, frumento duro), è piena di impegni e non contempla pause. Per Francesco Paolicelli, mister preferenze con 33mila voti ottenuti alle elezioni del novembre 2025 e un passato come presidente della Commissione attività produttive (sue due leggi regionali sull’oleoturismo e la promozione dei consorzi di tutela di Dop e Igp), guidare l’assessorato significherà occuparsi soprattutto di Xylella fastidiosa e risorse idriche.

Sulla Xylella il sottosegretario al Masaf, Patrizio La Pietra, ha proposto, prevista nel Piano olivicolo, un’autorità unica nazionale perché ormai è un’emergenza strutturale e nazionale. Ci credete?

«La Xylella è un’emergenza diventata strutturale. La proposta governativa è buona purché le figure da coinvolgere siano di alto rilievo. Perché la scienza, in questo momento, deve individuare soluzioni per convivere con la Xylella, dato che non è più un fenomeno straordinario, ma strutturale. Quindi servono poteri speciali, risorse e occorre intervenire immediatamente sulla rigenerazione del territorio e il monitoraggio della fitopatia, proseguendo con gli interventi di eradicazione delle piante infette».

Quindi si è aperta una stagione di collaborazione dopo una precedente segnata da incomprensioni e ostilità?

«Vedremo il provvedimento che sarà predisposto dal ministero. Vedremo le risorse a disposizione e ci aggiorneremo a breve. Ora l’interlocuzione con il Governo è costante ed è di dialogo nel rispetto delle parti».

Nel Piano olivicolo nazionale c’è la previsione della così detta Zas (Zona a specialità Xylella) a burocrazia semplificata e risorse cospicue per il periodo 2026-2030. Ci può dire qualcosa di più preciso sulle risorse?

«Faccio mie le preoccupazioni delle organizzazioni agricole regionali emerse durante la seconda edizione di Evolio Expo. Non hanno ben compreso se le risorse, i famosi 300 milioni, sono a disposizione solo delle regioni con fitopatie, con la Puglia in primissima linea, o di tutte le regioni. La Puglia non è solo una regione olivicola, è l’asse portante dell’intero sistema nazionale con 16mila imprese, 720 frantoi e oleifici, quasi 20mila addetti, 330 mila ettari di Sau, export 2024 a 245 milioni. Insomma, non è solo una filiera, è molto di più».

L’altra emergenza si chiama acqua. Ad agosto scorso la diga di Occhito, nel foggiano, è stata interdetta agli usi irrigui agricoli, così 11mila ettari coltivati a grano duro e pomodoro da industria non sono stati irrigati e 38mila aziende agricole sono entrate in crisi. Che misure sono previste per evitare che una situazione del genere si ripeta?

«Le risorse idriche sono una priorità assoluta. Dobbiamo far funzionare i 19 impianti di riutilizzo delle acque reflue per canalizzarle nei campi e mettere a terra i 400 milioni di euro dei fondi Fsc per allungare e sostituire i vecchi canali di irrigazione. I consorzi di bonifica devono fare le gare per 180 milioni già impegnati in studi di fattibilità, il resto direttamente a cura dell’Acquedotto Pugliese. La partita è complicata. I 185 impianti di depurazione gestiti da Aqp trattano quasi 270 milioni di metri cubi di acque affinate, dei quali 115 finiscono in mare e 135 nei terreni. È un autentico spreco e finora ne vengono recuperati solo 10. Altri 30 impianti sono pronti per fornire 50 milioni di metri cubi d’acqua per irrigare. Entro il 2028 saranno 74, per 160 milioni di metri cubi d’acqua. Sarà un percorso lungo, difficile, ne sono consapevole e se necessario rimoduleremo i fondi Fsc».

Ma la vera sfida sarà superare la resistenza degli agricoltori.

«Vero. Non tutti sono pronti a utilizzare queste acque reflue e per questo chiederò alle organizzazioni di categoria di aiutarmi. Queste acque sono utilizzate ovunque nel mondo: oggi sono trattate in impianti di ultima generazione e quindi sono assolutamente potabili».

Poi ci sono i ritardi nel collegamento tra la diga del Liscione, in Molise, per portare acqua in eccesso in Puglia, nell’invaso di Finocchito. A che punto siete?

«Ora siamo allo studio di fattibilità dell’opera a cura del Commissario governativo. Come noto c’è un finanziamento di 30 milioni dalla Regione Puglia e di 130 dal Governo. Stiamo sollecitando l’intervento, come sta facendo anche il sottosegretario La Pietra».

Il Csr Puglia 23/27 ha bisogno di nuovo impulso con molti bandi da mettere a punto e pubblicare. Che priorità si è dato?

«La prima è approfondire l’impatto vero di alcune misure per modularne alcune entro giugno e spostare risorse, ma sempre dopo aver ascoltato le organizzazioni prima di prendere qualsiasi decisione. Qualche anticipazione si può fare. Il premio di primo insediamento per i giovani (14 milioni sono stati messi a bando ad aprile 2025 e bisognerà vedere per il 2026) potrebbe, per esempio, essere unito a un investimento magari sull’agricoltura di precisione. E poi mettere altre risorse sul biologico».

Ci sono anche colture alternative che potrebbero essere valorizzate come canapa e carrubo?

«Saranno gli esperti a dirci quali colture incentivare».

Un altro problema storico dell’agricoltura pugliese è la difficoltà dei produttori a fare massa critica, ad aggregarsi prima che non vi siano costretti per disperazione.

«Su questo partirà un bando e tra i criteri prevederemo delle premialità per chi farà aggregazioni e poi altre risorse saranno destinate al biologico, e anche sulle misure a superficie potrebbero esserci delle modifiche. E ancora: le politiche del cibo, cioè mense scolastiche, promozione degli alimenti con scopi salutistici e nutrizionali e aiuto alla filiera corta e dunque alla produzione pugliese».

Sulle attività di promozione delle più importanti filiere agricole e agroalimentari della regione ci sono progetti specifici?

«Sulla valorizzazione dell’olio extra vergine d’oliva c’è l’impegno della Regione per un’altra edizione di Evolio Expo. Nella seconda appena conclusa sono stati 150 gli espositori e 50 i buyers con oltre 700 incontri b2b, da promuovere con altre Regioni come Basilicata, Campania e Calabria, con le quali avviare un’interlocuzione seria. Dobbiamo proseguire nella partecipazione alle fiere di settore più importanti. Dal florovivaismo, un settore su cui puntare, al Vinitaly. In ottobre vorrei anche partecipare alla Fiera di Madrid per l’ortofrutta, che in Puglia conta oltre 21.000 aziende (14mila frutticole), Sau di 164.000 ettari e 2,7 miliardi di Plv».

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