La domenica del primo marzo, quando iniziavano ad arrivare le prime notizie dal Medio Oriente, Oriano Bezzi, amministratore delegato di Panfertil (società che importa e produce fertilizzanti con sede al porto di Ravenna) era indeciso se bloccare subito le vendite di fertilizzante o aspettare qualche ora, come poi effettivamente fece. «Non avevo ancora provveduto e a mezzogiorno mi avevano già venduto 6-7 mila tonnellate di merce», spiega, per far capire che il mercato – fino a quel momento frenato probabilmente dal meteo e in ogni caso da una domanda in ritardo – si era svegliato di colpo, con tutti gli operatori che correvano a comprare nello stesso istante.

Urea, prezzi raddoppiati
Da quel giorno, il settore dei fertilizzanti non è più tornato alla normalità, anzi. Il prodotto più colpito è l'urea, che si produce grazie al metano. Questo la rende quindi la più esposta alle oscillazioni dei costi energetici. Le quotazioni parlano chiaro. «L'ultima settimana di febbraio il prezzo dell'urea in Egitto era sui 400-420 dollari», spiega Bezzi. «Martedì di questa settimana sono state fatte delle vendite a 820 dollari.» Un raddoppio in pochi giorni. Gli altri prodotti (fosfati, sali di potassio, fertilizzanti a base di azoto) hanno risentito dell'ondata in misura minore, ma nessuno ne è rimasto immune.
Offerta incerta nei prossimi mesi
E i mesi a venire non prefigurano miglioramenti. L'Egitto, uno dei principali produttori mondiali di urea, tende a ridurre la produzione con l'arrivo del caldo, dirottando il metano verso il fabbisogno civile (vedi aria condizionata). «Non sappiamo quanto sarà la disponibilità di urea da aprile in poi», avverte Bezzi, «quando entriamo nella fase di maggior domanda.» Il riferimento è alla rincalzatura del mais di maggio, che da sola assorbe circa il 50% del fabbisogno italiano del periodo.
Bezzi ricorda che il problema della chiusura dello stretto di Hormuz non ha tanto un impatto diretto sui fertilizzanti importati dall'Italia, quanto sugli scambi riguardanti soprattutto India e Medio Oriente (vedi grafico). La questione, lo ricordiamo, è legata quindi quasi esclusivamente all'impatto sui prezzi energetici.
Volatilità estrema e rischio per gli operatori
In questo quadro, la volatilità è tale da rendere difficile qualsiasi pianificazione. Bezzi ricorda come il mercato possa invertire direzione con la stessa velocità con cui è salito: «Se domani dovesse improvvisamente finire la guerra, assisteremmo al crollo del prezzo dell'urea. Tornerebbe ai livelli precedenti in 15 giorni.» Un'oscillazione che preoccupa gli importatori quanto il rialzo stesso, perché chi resta con merce in magazzino a fine campagna (prevista per fine maggio, inizio giugno) si ritrova a portare un rischio molto consistente sulle spalle. «Tutti vogliono evitare questo rischio», conclude.
Il settore dei fertilizzanti resta dunque in attesa. Di capire come evolverà il conflitto, di sapere cosa decideranno di fare attori importanti come l'India. Con la speranza che nelle prossime settimane la crisi mostri qualche segnale di rientro e che non si verifichi, come iniziano a prevedere molti esperti, uno shock energetico peggiore di quello degli anni settanta.
Leggi anche:













