Biologico, buoni segnali dalla Ue in un anno difficile

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Numeri in crescita in tutta Europa. Più vicini gli obiettivi del Green Deal, ma la stella italiana ora brilla di meno

L’edizione 2021 di Biofach, il tradizionale salone del biologico di Norimberga, si è tenuta on-line, ma già le tessere degli espositori dell’edizione di febbraio 2020 raccomandavano di sorridersi, invece di stringersi le mani. Analizzare l’andamento dei mercati in un anno segnato dal Covid e dal suo drammatico impatto sui consumi è un esercizio rischioso.

Germania prima nella Ue

A ogni buon conto, le vendite di prodotti biologici in Germania (secondo mercato al mondo dopo gli Usa e primo nella Ue) hanno sfiorato la quota record di 15 miliardi di euro contro i 12,3 miliardi del 2019 (+22%), con un peso del 6,4% sulla spesa alimentare totale.

 

 

La spesa pro capite è stata di 180€, il triplo di quella che si registra in Italia, ma meno di metà di quella della vicina Svizzera.

Questo, riferisce l’associazione interprofessionale biologica tedesca Bölw (Bund Ökologische Lebensmittel-wirtschaft) partendo da 1,7 milioni di ettari (+5,3% rispetto al 2019, che a suo volta aveva segnato un +6,6%), il 10,2% della Sau totale, coltivata da 35.413 aziende, praticamente un agricoltore su otto.

Poco più di 9 miliardi il fatturato della gdo, 3,7 quello del canale specializzato, 2,2 gli altri canali (vendite dirette, artigiani, schemi di abbonamento, mercati).

Circa 2.200 i negozi biologici, 550 dei quali di proprietà o affiliati al grossista Dennree (che per integrare verticalmente la filiera nel 2015 ha acquistato un’azienda 4mila ettari), 140 a marchio Alnatura (ambedue gli operatori svolgono anche l’attività anche di grossista e ambedue registrano un fatturato ben oltre il miliardo di euro); oltre un centinaio tra le catene minori Biocompany, Basic e SuperBioMarkt AG, gli altri sono aderenti a piccole catene locali o indipendenti.

Crescite in volume di oltre il 70% per la carne di pollo, di oltre il 50% per carni rosse e farina, di oltre il 30% per gli oli, del 25% per i formaggi, del 20% per uova e ortaggi e del 15% per la frutta.

Le uova biologiche hanno raggiunto una quota di mercato del 15,4%, la farina pesa per il 14,2,  il latte per l’11%.

Il segmento è cresciuto più o meno al doppio del tasso del mercato nel suo complesso.

Va da sé che le considerazioni generali valgono anche per il mercato tedesco. Con il lockdown, lo smart working e la chiusura delle scuole e dell’horeca sono aumentati decisamente i pasti a casa, c’è stato l’effetto accaparramento, nelle fasi iniziali della crisi pandemica si sono rafforzate le riflessioni sulle tematiche ambientali (che hanno poi avuto una ripresa con lo choc per i morti e i danni causati dalla violentissima ondata di maltempo di luglio) e sul rapporto tra uomo e natura, che hanno inciso significativamente sui comportamenti d’acquisto, ma dall’altra parte ci sono state anche conseguenze occupazionali e sul reddito disponibile.

Sul versante della produzione i prezzi del latte biologico sono stati più stabili e hanno raggiunto i 48,8 cent/kg (+5), quelli dei cereali avevano subito una contrazione legata al buon andamento del raccolto (+8% le quantità), ma da fine anno han ripreso a salire.

Pare difficile prevedere che l’impennata dei consumi prosegua nel 2021 al ritmo dell’anno precedente, ma i conti si tireranno a fine anno, quando si saranno tenute le elezioni federali per il rinnovo del Bundestag e sarà entrato in campo il Piano nazionale per l’agricoltura biologica, per il quale BÖLW chiede che almeno il 70% delle risorse della Pac sia investito per ricompensare i servizi ambientali aggiuntivi da parte degli agricoltori.

Austria, oltre il 10% dell’alimentare

Analogo l’incremento delle vendite in Austria. Le indagini RollAma di AgrarMarkt indicano un incremento del 23% che ha portato il biologico a superare la quota non solo psicologica del 10% della spesa alimentare.

Con 24.500 produttori e 677mila ettari il biologico pesa oggi per oltre il 26% della Sau totale (nel vecchio continente solo il principato del Liechtenstein fa meglio con il suo 41%, ma con una Sau biologica di soli 1.470 ettari e 47 produttori).

In Austria è a conduzione biologica il 36% delle superfici a frutteto, il 33% dei pascoli, il 20% dei seminativi e il 16% dei vigneti, ma il tasso di conversione nell’ultimo biennio non ha seguito in parallelo la crescita del mercato. Da fine 2018 non è più possibile accedere ai finanziamenti Pac della conversione e da fine 2019 non è nemmeno stato possibile accedere da altre misure: fino alla nuova programmazione del 2023 ci si attende un tasso modesto di sviluppo della produzione e, se si confermerà l’aumento della domanda, aumenterà lo spazio delle importazioni, che prenderanno la strada dei maggiori operatori Billa/Merkur (pioniere e leader con la linea a private label Ja! Natürlich), Spar (linea Pure natur), Hofer (Zurück zum Ursprung, ritorno all’origine) e Lidl (Ein gutes Stück Heimat, un bel pezzo di paese natio).

Buone anche le prospettive per la ristorazione collettiva: il Piano d’azione per gli acquisti sostenibili adottato a giugno dal governo prevede per il biologico una quota minima in valore del 25% nel 2023, del 30% nel 2025 e dal 2030 del 55%.

In Francia disponibili molte risorse

Si levano i calici anche in Francia. Dai dati presentati da Agence Bio (la struttura pubblico/privata per lo sviluppo e la promozione dell’agricoltura biologica) le vendite hanno superato la soglia dei 13 miliardi di euro (+10,4%, una quota del 6,5% sulla spesa alimentare, una spesa pro capite di 188 ruro), con 53.255 agricoltori (quasi il 12% del totale), destinati ad aumentare sia per le opportunità derivanti dalla domanda in crescita sia per il budget di 340 milioni messo sul tavolo dal Plan Stratégique National (Psn) per promuovere la conversione aziendale. Non si tratta delle uniche risorse pubbliche messe in campo: dal 2008 sono stanziati i fondi Avenir Bio per sostenere lo sviluppo di progetti di filiera integrando le normali misure di sostegno con un plafond annuo che per il 2021 e il 2022 è di 13 milioni.

La cosidetta legge EGalim (da États généraux de l’alimentation) votata nel 2018 dall’assemblea nazionale, che prevede una quota non inferiore al 20% di ingredienti biologici nella ristorazione collettiva pubblica nulla ha potuto per bilanciare l’effetto delle misure sanitarie e dalla conseguente chiusura delle mense (la ristorazione francese ha perso nel complesso il 30% del fatturato), ma si conta che sostenga lo sviluppo nel 2021 con un valore di circa 1,4 ,miliardi.

Anche in Francia il canale di maggior rilievo è rappresentato dalla grande distribuzione (6,9 miliardi, + 11,9% e quota del 54,7%, con la catena Monoprix che registra la quota di biologico più elevata sul fatturato totale: 9,3%). A seguire viene il retail specializzato (3,6 miliardi, +13,1%; va ancora meglio per i punti vendita aderenti alle catene BioCoop, La vie claire, Naturalia, Les Nouveaux Robinson e Les Comptoirs de la Bio che non per gli indipendenti con una quota del 28,5%).

Le vendite dirette dei produttori hanno raggiunto invece gli 1,4 miliardi, il doppio di artigiani/negozi di vicinato. Proprio la vendita diretta da un lato ha sofferto il blocco dei mercati all’aperto e la limitazione degli spostamenti, dall’altro ha saputo innovare rapidamente, sfruttando l’on-line, le consegne a domicilio e la modalità drive-in, con un risultato del +11,7%, superiore alle media del comparto.

Con il maggior ricorso alla cucina casalinga bene le vendite di materie prime: frutta e verdura fresca (oltre un miliardo ciascuna), latticini (1,3 miliardi), carne (1,2 miliardi), pesce, surgelati e prodotti da forno hanno rappresentato più della metà delle vendite.

Stabile intorno al 33% il peso dell’import (2.83 miliardi a valore d’acquisto), ma ad Agence Bio preme sottolineare che al netto di frutta tropicale e zucchero di canna biologico l’importo si riduce a meno del 20%.

Svizzera verso gli obiettivi del Farm to Fork

L’extra comunitaria Svizzera è più vicina di Francia e Germania all’obiettivo del 25% di SAU biologica indicato nella strategia Farm to Fork: la quota è già al 16.5%, con 7.100 aziende agricole.

Anche nella confederazione le vendite al dettaglio hanno registrato cifre record (qui, oltre alla chiusura di mense, bar e ristoranti, che ha obbligato a cucinare a casa, ha avuto impatto la chiusura delle frontiere, che ha tagliato gli acquisti transfrontalieri a favore di quelli nazionali); il 55% delle famiglie acquista prodotti biologici tutti i giorni o più volte a settimana.

Nel 2020, i consumi domestici (confermate leader le catene Coop e Migros) hanno superato il controvalore di 3,5 miliardi di EUR (erano 2,95 nel 2019), per una quota di mercato del 10,8%, contro il 10.3% del 2019.

Anche in Svizzera le uova sono in testa alla classifica delle vendite in valore (28,9% di quota di mercato), seguite da pane (26,2%) e ortaggi (23,9%), ma il fatturato dei prodotti di largo consumo confezionati ha registrato una crescita superiore alla media (sfiorato il miliardo) e ha guadagnato in quota di mercato (8,2%, +22,4%).

Si complicano un po’, però, le importazioni. Dal 2020 BioSuisse (l’associazione dei produttori elvetici) ha introdotto l’«Importeinschränkungen» , secondo il quale i prodotti esteri non possono entrare in competizione con l’offerta nazionale, ma soltanto colmarne le lacune.

Ma l’Italia rallenta…

L’Italia da un paio d’anni cresce meno dei partner. Tra marzo e maggio 2020, nei mesi più caldi della pandemia, si è registrato un aumento di vendite superiore al 15%, poi rientrato, tant’è che il 2020 si è chiuso con un più modesto +3,5% nella grande distribuzione (con i discount in crescita sopra la media), che ha registrato vendite per 1,9 miliardi, sempre un segno positivo, ma a tasso inferiore alla crescita media dell’alimentare.

Il ministero delle Politiche agricole non ha ancora reso noti i dati sull’andamento 2020 di superfici e aziende, ma secondo stime di AssoCertBio gli operatori sono passati a 81.913 (erano 80.643 nel 2019) e la superficie coltivata con metodo biologico a 1.994.904 ettari da 1.993.236. La crescita a cui eravamo abituati sembra congelata.

Il Piano d’azione nazionale dovrà quindi (e velocemente) metter mano anche sul versante della domanda di biologico.

Ma le imprese più significative e l’associazionismo di settore dovranno avviare altrettanto velocemente riflessioni sulle criticità e programmi per riagganciare la tendenza positiva che si registra ovunque: la prospettiva non può certamente rimanere solo quella dell’export (che continua a tenere, ma con una competizione in aumento).

Biologico, buoni segnali dalla Ue in un anno difficile - Ultima modifica: 2021-08-09T15:48:07+02:00 da K4

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