«Dal Green deal non si torna indietro»

Eduardo Cuoco, direttore di Ifoam Organics Europe
L’ottimismo di Eduardo Cuoco di Ifoam Organics Europe per Il futuro del biologico: «Il percorso può cambiare, ma l’obiettivo della transizione ecologica è fissato». I rischi e le opportunità emerse dal Congresso di Cordova dell'associazione che mette in rete i movimenti europei dell'agricoltura biologica

Il verde del Green deal europeo sembra progressivamente sbiadire.

Frans Timmermans, arcigno responsabile della riforma, ha gettato la spugna tornando in Olanda. La Commissaria alla Salute Stella Kyriakides ha compiuto un’inversione a U su temi come Ngt e glifosate. L’EuroParlamento vuole spostare al 2035 l’orizzonte della riduzione degli agrofarmaci con un nuovo target del 35% invece che del 50%.

Anche l’obiettivo del 25% di superficie agricola bio entro il 2030 è a rischio?

«La transizione ecologica non è in discussione – ribatte Eduardo Cuoco, direttore di Ifoam Organics Europe – l’orizzonte della neutralità climatica al 2050 è immutato e di sicuro non cambiano le ambizioni sul biologico». «È solo un momento di riflessione, dettato dalla situazione internazionale molto difficile e da un clima politico particolarmente acceso, sia per le diverse elezioni nazionali che per il rinnovo del Parlamento Ue della prossima primavera».

Anteprima Terra e Vita 32/20023

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Ifoam Organics Europe è l’influente associazione che mette in rete tutti i movimenti del biologico del Vecchio Continente. Ha avuto un ruolo decisivo nel rendere il bio un asset strategico sia nella Pac che nella strategia Farm to Fork e con il recente Congresso che si è tenuto a Cordova, in Andalusia, nel corso del semestre di presidenza spagnolo del Consiglio europeo, ha voluto ribadire che dal Green deal non si torna indietro.

Eppure, nel suo recente discorso sullo stato dell’Unione, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen pare avere aperto ad una sua revisione.

«È vero: in questo momento traspare la volontà da parte di alcune forze politiche europee di riflettere meglio sulle ambizioni verdi, soprattutto sul fronte agricolo. La Presidente ha lanciato il dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura anche per rispondere alla critica che viene mossa più frequentemente, ovvero che il Green deal sia un piano calato dall’alto».

«Può quindi essere aggiornato il percorso, ma non la meta, che rimane quella della transizione ecologica della produzione agricola Ue». «Non è poi ancora chiaro come si svolgerà questo dialogo e nemmeno se si concluderà entro le elezioni Ue. Per Ifoam è però lampante che, se si vuole parlare del futuro dell’agricoltura, occorre coinvolgere la supply chain nella sua interezza, compresa distribuzione, logistica e ristorazione. E ovviamente la società civile».

I cittadini Ue, che a parole si dichiarano per un’agricoltura più sostenibile, sembrano però agire diversamente quando diventano consumatori, come testimonia l’attuale stallo del mercato del bio.

«Viviamo tempi difficili con tre conflitti (Ucraina, Medio Oriente e Nagorno Karabakh) che incidono sulle certezze degli europei». «Il bio si è abituato bene, registrando crescite a doppia cifra negli ultimi anni e il rallentamento del 2022-23 mette gli operatori in allarme. Un allarme eccessivo: in valore il mercato bio continua infatti a crescere a livelli superiori rispetto alle performance dell’agroalimentare complessivo. Le prospettive indotte dal Piano di azione europeo sul biologico sono poi estremamente positive e spingono verso l’ottimismo».

In che modo?

«È necessario sfruttare tutte le opportunità in campo, che sono molte, per tutelare l’equilibrio tra l’offerta, in crescita grazie alla Farm to Fork, e la domanda bio. Il Pan europeo spinge per questo sulla promozione, per aumentare conoscenza e visibilità dei prodotti bio e sui Sustainable public procurement, gli appalti pubblici sostenibili promossi anche dall’Onu per realizzare i Millennium goals e su cui si può misurare la volontà politica di sostenere il settore».

«Un passo decisivo è infatti rappresentato dalla ristorazione pubblica: le amministrazioni locali dovrebbero puntare ad aumentare la quota del bio non solo nelle mense scolastiche ma anche in quelle degli ospedali, delle forze di sicurezza e in quelle pubbliche. Solo nell’area metropolitana di Roma ci sono circa un milione di pasti pubblici serviti ogni giorno che possono diventare bio. Una scelta che finirebbe per avere un impatto decisivo sulla salute dei consumatori, sull’economia locale e su beni comuni come l’ambiente, le acque, la salute del suolo. La resilienza dell’ecosistema insomma».

Il mondo del bio è compatto su questi fronti?

«A Cordova, nel corso del nostro XVII Congresso europeo sulla produzione biologica (Eoc2023), è emersa l’estrema solidità del settore, con la crescita costante dei partecipanti e della loro rappresentatività, tutti uniti da un forte senso di appartenenza. L’attenzione da parte della politica locale, nazionale ed europea è stata estremamente alta».

«Questo è importante perché siamo di fronte ad appuntamenti decisivi e occorre misurare la coerenza politica a lavorare sullo sviluppo del bio, con l’attuazione del piano per la ricerca e sviluppo del settore oltre a quello per la promozione fissati dal Pan. I piani nazionali per la Pac prevedono la loro revisione ogni anno, dal 2025 ripartirà il confronto sulla prossima Pac e già dalla primavera 2024 emergeranno gli orientamenti della nuova legislatura europea».

«In Andalusia l’unità di intenti del mondo del bio è emersa anche nell’individuare quelle che sono due tra le maggiori minacce attuali per il bio, ovvero greenwashing e Ngt, New genomic technique».

Due temi su cui sono previsti imminenti interventi normativi.

«L’abuso dei green claim dovrebbe essere scongiurato dalla direttiva in pubblicazione entro la fine dell’anno, che spinge a dover dimostrare concretamente le affermazioni di sostenibilità, carbon neutrality ecc. lanciate spesso nei messaggi pubblicitari di prodotti non certificati. Su questo fronte Ifoam ha attivato in Francia anche un’azione legale contro il marchio nazionale EcoScore, che riproduce un termine (eco) che la normativa europea riserva espressamente per il bio».

E riguardo alle nuove biotecnologie?

«La Commissione sta intervenendo con un nuovo regolamento che sdogana quelli che noi chiamiamo i nuovi ogm prevedendo procedure di autorizzazione semplificate rispetto alla direttiva Novel food, una prospettiva a cui il mondo del biologico si oppone in maniera compatta».

«Lo scorso giugno i membri di Ifoam hanno infatti votato in maniera unanime una risoluzione contraria che abbiamo consegnato alla Commissione». «A Cordova erano presenti quest’anno delegazioni del Sud e del Nord America, due aree dove la crescita del mercato del bio è alimentata anche dall’avversione dell’opinione pubblica per gli ogm».

Quali sono i rischi?

«l nostro panel sulle tecniche di selezione vegetale ha sottolineato come la resilienza derivi da un sistema agroalimentare sano e diversificato, non dai singoli tratti genetici».

«Le affermazioni sulla sostenibilità delle nuove tecniche genomiche sono solo promesse ipotetiche e comportano rischi di maggiore resistenza ai pesticidi, perdita di biodiversità e ondate di brevetti, rendendo sempre più difficile l’accesso ai semi da parte di coltivatori e selezionatori».

«Il problema immediato è poi quello rappresentato dai rischi di contaminazione: la legislazione comunitaria e nazionale devono tutelare la produzione bio e senza ogm attraverso la tracciabilità obbligatoria lungo tutta la filiera e l’etichettatura per i consumatori. Questi sono gli unici strumenti a nostra disposizione per ipotizzare una reale coesistenza».


L’identikit

Eduardo Cuoco

Eduardo Cuoco, nato a Napoli e laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari vive e lavora a Bruxelles.

È segretario generale di Ifoam Organics Europe dal 2016 e al vertice di TP Organics, la piattaforma informatica europea del cibo e dell’agricoltura bio dal 2008.

Il XVII Congresso Europeo sulla Produzione Biologica (Eoc2023), organizzato da Ifoam Organics Europe e dall’associazione di produttori spagnoli Ecovalia, si è tenuto dal 26 al 28 settembre a Cordova con 350 partecipanti provenienti da 24 diversi Paesi del mondo.


Gli impegni assunti a Cordova

Fronte comune contro il greenwashing. Più equità nella distribuzione del valore aggiunto nel commercio dei prodotti bio. Più impegno nel garantire il ricambio generazionale nelle aziende agricole, un ringiovanimento in cui il bio fa da battistrada. Politiche innovative per favorire le esperienze positive dei biodistretti e delle filiere bio. Maggiori tutele per mettere il bio al riparo dal rischio di contaminazioni da Ngt.

Sono alcuni dei temi emersi dalla tre giorni del XVII Congresso europeo del bio. A Cordova Ifoam Organics Eu ha ribadito, davanti a Joanna Stawowy, della Dg Agricoltura della Commissione Europea e a Francisco Martínez Arroyo del Ministero dell’Agricoltura spagnolo, la necessità di non derogare dall’impegno della transizione ecologica e dagli obiettivi della strategia Farm to Fork.

Alvaro Barrera, presidente di Ecovalia, ha descritto le positività che hanno portato il biologico spagnolo a superare quello italiano come estensione (2,6 milioni di ettari nel 2022, grazie ad una crescita del 27% negli ultimi 5 anni, contro i 2,3 milioni di ettari italiani).

«Il biologico – mette in rilievo Alessandro D’Elia di Suolo e Salute, sponsor dell’evento e membro di Ifoam Organics Europe - è la soluzione per le sfide ambientali, economiche e climatiche che abbiamo davanti».

«Il settore in questi anni è cresciuto, anche grazie all’impegno di Ifoam: oggi la foglia verde del marchio europeo identifica un settore professionale, innovativo e responsabile fortemente motivato a raggiungere i suoi virtuosi obiettivi».

«Dal Green deal non si torna indietro» - Ultima modifica: 2023-10-25T11:04:29+02:00 da Lorenzo Tosi

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