Il biologico deve partire dal seme

seme certificato
Addio deroga automatica per la semente non certificata bio: dal 2022 il tempo utile concesso ai sementieri per fornire il materiale di propagazione richiesto sarà esteso a un anno (oggi è solo 5 giorni) Lipparini (Assosementi): «Un deciso passo avanti che rischia tuttavia di essere vanificato dalla proposta di autorizzare lo scambio di semi di varietà nemmeno iscritte nei registri nazionali».

Il biologico partirà veramente dal seme.

Dal 2022 Il "tempo utile" concesso alle aziende sementiere per assicurare agli agricoltori semi certificati biologici sarà allargato dagli attuali cinque giorni a un anno. Una decisione che punta a tutelare e valorizzare ulteriormente la produzione biologica italiana.

Una filiera rimasta finora incompleta

Lo ricorda Assosementi, l'associazione che riunisce le aziende sementiere italiane, che denuncia come oggi, a causa del sistema delle deroghe, in Italia la moltiplicazione delle sementi secondo il metodo bio coinvolge appena il 4% dell'intera superficie sementiera.

 

 

Alberto Lipparini, direttore Assosementi

«Sin dalla sua prima approvazione - puntualizza Alberto Lipparini, Direttore di Assosementi - la legislazione sul biologico ha previsto l'obbligo di impiego di semente e materiale di moltiplicazione certificati bio.  Nonostante ciò, l'Italia veste ancora la maglia nera in Europa per il ricorso alle deroghe che consentono di utilizzare semente ottenuta con tecnica convenzionale anche per l'agricoltura biologica».

L'estensione del tempo utile

Secondo Lipparini la modifica del principio del "tempo utile" può consentire di arginare questo sistema e fornisce un utile strumento per valorizzare il comparto sementiero dedicato al biologico. Il concetto di 'tempo utile' fino a oggi erano solo cinque i giorni a disposizione di una ditta sementiera per evadere un ordine fatto da un agricoltore biologico di un prodotto, che peraltro doveva essere già presente a magazzino.

In futuro questo meccanismo si trasformerà nel tempo che deve trascorrere fra l'ordine e la consegna del seme, a prescindere dalla disponibilità del seme certificato biologico in magazzino al momento dell'ordine. Si passerà quindi dai pochi giorni previsti oggi ad almeno una stagione colturale e in questo modo l'azienda sementiera avrà anche il tempo di programmare e produrre il seme biologico certificato.

Un anno di transizione

«Si tratta di un deciso passo in avanti - commenta Lipparini - per il settore che vedrà nel 2021 un anno ancora di transizione, ma che si concretizzerà già dal 2022».

Ma le deroghe uscite dalla porta, tornano dalla finestra

«Questo indubbio progresso - continua il direttore di Assosementi - verso una agricoltura biologica più qualificata rischia tuttavia di essere vanificato dalle proposte definite dalla Commissione agricoltura del Senato, che ha introdotto alcuni emendamenti al disegno di legge sull'agricoltura con metodo biologico che danno la possibilità di vendere direttamente in ambito locale o di scambiarsi liberamente sementi biologiche anche di varietà non iscritte nei registri nazionali».

«Per certificare la natura bio di un prodotto  - conclude Lipparini - non si può infatti prescindere dalla sua fase iniziale, ovvero il seme».

Il biologico deve partire dal seme - Ultima modifica: 2021-03-30T16:42:37+02:00 da Lorenzo Tosi

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