Il ciclone Harry non ha colpito solo le coste siciliane, ma ha devastato anche l’entroterra agricolo, lasciando dietro di sé un bilancio pesantissimo per le imprese rurali. Nella piana di Catania il vento e l’acqua hanno trasformato campi e aziende in uno scenario di emergenza. A lanciare per prima l’allarme è stata Coldiretti, mentre venti mai registrati negli ultimi 25 anni spazzavano via coperture, capannoni e strutture aziendali. «Le perdite ammontano a svariati milioni di euro solo nella provincia etnea - spiega Giosuè Catania, presidente di Cia Sicilia orientale - con campagne allagate, viabilità interna distrutta e fabbricati rurali scoperchiati».
Piana dell'Etna in ginocchio
Nella grande piana ai piedi dell’Etna la situazione è drammatica. L’esondazione del fiume Dittaino ha sommerso agrumeti, campi di grano duro appena seminati e carciofeti. «In molte aree per quest’anno non crescerà nulla», denuncia Giosuè Arcoria, presidente di Confagricoltura Catania. Ma non è stata solo l’acqua a fare danni: il vento ha fatto cadere migliaia di arance pronte per la raccolta, mentre quelle rimaste sugli alberi presentano microlesioni che ne compromettono conservabilità e commerciabilità.
La prima stima parla di una perdita produttiva tra il 30% e l’80%, a seconda delle colture e delle zone colpite. «I danni provocati dal ciclone Harry rischiano di compromettere l’intera filiera agrumicola», avverte Rosario Marchese Ragona, presidente di Confagricoltura Sicilia. E il quadro potrebbe aggravarsi: molti danni alle piante emergeranno solo nelle prossime settimane.

La Regione si muove per attivare i ristori
Il punto della situazione è stato affrontato in un tavolo tecnico regionale convocato a Palermo dall’assessore Luca Sammartino con l’obiettivo di attivare ristori e misure di sostegno per agrumicoltura, seminativi e ortaggi, oltre agli interventi sulle infrastrutture rurali e sulle strutture aziendali.
Intanto è partita la procedura di segnalazione dei danni: le aziende agricole hanno tempo fino al 15 febbraio per presentare le richieste alla Regione, mentre per i casi di alluvione è possibile anche il ricorso al Fondo mutualistico nazionale Agricat, che però in passato ha generato più delusioni che risposte concrete.
La priorità assoluta resta una: ripristinare la viabilità rurale, senza la quale le imprese non possono nemmeno ripartire. Ma il ciclone Harry ha riaperto anche un tema strutturale. «Oltre al vento impetuoso contro cui non si poteva nulla, dobbiamo fare i conti con i danni “annunciati” e provocati dall’esondazione di fiumi e torrenti senza manutenzione da anni - denuncia l’agronomo e agrumicoltore Corrado Vigo - e le piogge non sono state eccezionali. Il problema è l’abbandono del territorio».
La politica promette interventi rapidi e procedure snelle. Gli agricoltori, però, restano scettici. «Dopo le esperienze passate, tra burocrazia infinita e indennizzi simbolici, l’ottimismo è difficile», conclude Vigo.










