CE.SI.R.A., un progetto per valorizzare il carrubo in Puglia

    progetto cesira carrubo
    Carrubo secolare in agro di Pezze di Greco, frazione di Fasano (Br)
    L’obiettivo del progetto, finanziato dal Psr Puglia 2014-2020, è la valorizzazione del carrubo pugliese (varietà “Amele”) con interventi in grado di apportare innovazione in una filiera con molte potenzialità, oggi quasi per niente sfruttate

    Implementare processi innovativi di produzione e lavorazione della varietà “Amele” del carrubo (Ceratonia siliqua), per realizzare una maggiore produttività in termini quali‐quantitativi della coltura in Puglia, in particolare nelle province di Bari e Brindisi. Sono le finalità del progetto biennale “CE.SI.R.A. (CEratonia SIliqua Risorsa genetica Autoctona da valorizzare): salvaguardia di biodiversità ed ambiente, sviluppo di prodotti nutraceutici”, che unisce aziende private e comunità scientifica nell’intento di valorizzare un patrimonio millenario pugliese. Il progetto, che è finanziato dal Psr Puglia 2014-2020 – Misura 16 “Cooperazione” – Sottomisura 16.2 “Sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie”, è stato presentato a Monopoli (Ba), nel carrubeto di Tenuta Chianchizza.

    Otto partner fra aziende agricole e comunità scientifica

    Otto sono i partner che hanno avviato nel territorio di Ostuni, Fasano e Monopoli, corrispondente alla Piana degli olivi monumentali, il progetto pilota CE.SI.R.A. per promuovere la coltura del carrubo. Capofila del progetto è l’Azienda agricola Olère di Ostuni, a essa si sono uniti la Società agricola Fratelli Barnaba, la Ditta D’Amico Vitamaria, l’Op Acliterra, il Cnr-Istituto di scienze delle produzioni alimentari di Bari (Ispa), l’Università di Bari (Dipartimento interdisciplinare di medicina e Dipartimento di scienze del suolo, della pianta e degli alimenti-Disspa), il Politecnico di Bari (Dipartimento di meccanica, matematica e management) e il Parco naturale regionale Dune Costiere “da Torre Canne a Torre S. Leonardo”.

     

     

    Progetto CE.SI.R.A. per valorizzare il carrubo

    Riccardi
    Carmela Riccardi

    «Con il progetto CE.SI.R.A. intendiamo valorizzare pratiche colturali ecosostenibili e sviluppare processi innovativi di lavorazione e di utilizzazione del carrubo e del suo frutto, così da ottenere e promuovere nuovi prodotti a elevato valore aggiunto – ha introdotto Carmela Riccardi, referente dell’azienda agricola Olère –.

    È un progetto importante perché attiva la ricerca scientifica sul carrubo in Puglia, una pianta da sempre presente nella storia della regione ma quasi sempre ignorata. Lo è ancora di più per le aziende di un territorio, la Piana degli olivi monumentali, reso fragile dall’incombere dell’avanzata del disseccamento rapido causato dal batterio Xylella fastidiosa.

    La Sicilia è, invece, diventata leader mondiale nella trasformazione dei semi delle carrube la cui farina costituisce l’addensante naturale più diffuso. Le carrube non sono solo seme, sono anche polpa e foglie, ed è importante promuoverne la trasformazione non solo in ambito alimentare. In questo percorso di valorizzazione del carrubo e dei suoi frutti, che costituisce comunque un arricchimento delle identità agroalimentari della Puglia, abbiamo bisogno di investire in ricerca».

    Tanti innovativi contributi dalla ricerca sul carrubo

    Franco Nigro
    Franco Nigro

    Il carrubo è una pianta di particolare interesse fitopatologico, sia per la limitata presenza di alterazioni causate da agenti infettivi sia per il variegato contenuto di sostanze di interesse nutraceutico, caratterizzate, nel contempo, da attività antimicrobica e antifungina, ha sottolineato Franco Nigro, docente del Disspa. «Il progetto CE.SI.R.A. permetterà di valutare anche l'attività di alcune di queste sostanze nel contenimento di funghi e batteri fitopatogeni».

    Per Donato Di Venere, ricercatore del Cnr-Ispa e responsabile scientifico del progetto, «l’obiettivo generale del progetto CE.SI.R.A. è la valorizzazione del carrubo mediante lo sviluppo e la promozione di prodotti innovativi ottenuti dai frutti della pianta, puntando sulle proprietà nutraceutiche degli stessi. Il Cnr-Ispa mette a disposizione del progetto le proprie competenze agronomiche, biochimiche, microbiologiche e tecnologiche per il raggiungimento del suddetto obiettivo, con potenziali ricadute economiche positive sulla filiera agroalimentare pugliese».

    Grazie al contributo del Politecnico di Bari è stato progettato e sviluppato un processo di estrazione innovativo per il carrubo, mediante un estrattore a ultrasuoni, ha informato Pasquale Crupi, del Dipartimento interdisciplinare di medicina. «Gli ultrasuoni a bassa frequenza e alta energia specifica determinano la fine rottura delle membrane cellulari di un impasto franto di carrube idratato consentendo l’estrazione delle sostanze nutraceutiche contenute in esse. L’estratto sarà processato in un apposito concentratore con l’obiettivo di ridurre la frazione umida e incrementare le sostanze utili».

    Saranno numerose le attività, ha concluso Riccardi, che, nei prossimi mesi, i partner di progetto porteranno avanti. «Prevediamo il coinvolgimento anche di altri operatori del territorio, con l’auspicio di dare vita in Puglia a una “comunità del carrubo” che possa promuovere una nuova filiera produttiva».

    IL CARRUBO

    La Puglia è una regione ricchissima di biodiversità ed elementi naturalistici di pregio, che contribuiscono a renderla unica e stupenda, ha rilevato Riccardi. «Nascosti tra i boschi di olivi è possibile identificare splendidi esemplari di carrubi, piante dal tronco possente e nodoso, con grandi chiome sempreverdi, che crescono quasi spontaneamente in modo “biologico”, senza bisogno di trattamenti di alcun genere per il mantenimento. Il carrubo ha un’origine antichissima, che si evince già dal suo nome di chiara derivazione araba, kharrub: si narra che siano stati gli antichi Greci a portarlo in Puglia, o addirittura, prima ancora, i Fenici. Il suo frutto, la carruba, è un alimento molto calorico ed energetico, ricco di antiossidanti, per secoli un nutrimento importantissimo grazie alla farina ricavata dai suoi semi. Questi sono così duri da essere utilizzati in passato come unità di misura per l’oro, prendendo il nome di carati, dal greco kerátion».

    CE.SI.R.A., un progetto per valorizzare il carrubo in Puglia - Ultima modifica: 2021-07-20T09:34:07+02:00 da Giuseppe Sportelli

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