Nuovi scenari per far crescere le piante officinali

piante officinali
Cambiano le prospettive delle officinali, la cui coltivazione è diventata finalmente attività agricola a tutti gli effetti. Il punto in un convegno in Friuli organizzato da Ersa. In Italia coltivate circa 150 specie per una produzione complessiva di 20mila tonnellate. Ma le importazioni rimangono elevate

Ci sono voluti 87 anni perché, in Italia, la coltivazione delle piante officinali diventi “attività agricola”, spodestando gli erboristi che ne detenevano l’esclusiva, fin dal 1931.

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Calendula in Basilicata

E ciò è dovuto grazie all’approvazione del Decreto Legislativo del 21 maggio 2018, n. 75, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 23 giugno, con il titolo: “Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali”, uno degli ultimi provvedimenti legislativi varati dal Governo Gentiloni. L’articolo 1, comma 5, infatti, sancisce che: “la coltivazione, la raccolta e la prima trasformazione delle piante officinali, sono considerate attività agricola, ai sensi dell’articolo 2135 del codice civile”. Più avanti, all’articolo 2, comma 1, si stabilisce, inoltre, che: “la coltivazione, la raccolta e la prima trasformazione in azienda delle piante officinali sono consentite all’imprenditore agricolo senza necessità di autorizzazione”.

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Alberto Manzo

I contenuti di questa legge, innovativa e propositiva, sono stati illustrati ieri al convegno promosso dall’Ersa del Fvg e svoltosi a Villa Manin di Passariano di Codroipo (Udine),  da Alberto Manzo, coordinatore del Tavolo tecnico del settore piante officinali del Mipaaft. L’iter legislativo è ancora incompleto poiché dei 5 Decreti attuativi previsti, ne è stato approvato soltanto uno (altri due saranno approvati entro pochi mesi), ma Manzo ci ha tenuto a sottolineare come si tratti di una normativa che, per la prima volta in Europa, tra l’altro, contiene un elenco preciso di piante officinali (spontanee e coltivate) e per la prima volta venga prevista la costituzione dei registri varietali al fine di creare materiali di propagazione dalle caratteristiche omogenee e una produzione sementiera italiana, controllata e certificata.

Felce e mirtillo

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Marinella Trovato

Secondo Assoerbe, presente al convegno con il suo segretario generale, Marinella Trovato, nel 2017, sul mercato italiano “giravano” 314 specie vegetali “funzionali” delle quali 170 importate. Le 144 coltivate (o coltivabili) nella Penisola si attestavano su una produzione di quasi 20.000 tonnellate e un valore che superava gli 86 milioni di euro. Per quantità e valore prodotti, la più importante è il mirtillo. Le importazioni pesano per 7.000 tonnellate e valgono poco più di 47 milioni di euro con un grande spazio di crescita, dunque, per le produzioni italiane.

Inoltre, il censimento (un po’ datato) del Mipaaft, al 2010, stima in 7.000 gli ettari destinati alle piante officinali in Italia, con un coinvolgimento di 3.000 operatori che si propongono al mercato con ben 2.000 marchi commerciali diversi. L’Italia è il 6° Paese europeo per questa tipologia di produzioni.

 L'esperienza di Trentinerbe

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Federico Bigaran

Nel 2007, la Provincia di Trento ha approvato una legge specifica per il settore, con un Regolamento attuativo pubblicato nel 2008. La storia e il percorso del provvedimento sono stato illustrati al convegno da Federico Bigaran, dell’Ufficio produzioni biologiche della Provincia di Trento. Tra le altre norme contenute nel provvedimento, vi è anche la predisposizione di un logo distintivo delle produzioni provinciali: Trentinerbe, con relativo disciplinare, controlli e sanzioni. La legge contiene anche un elenco positivo di circa 50-60 piante oggetto della normativa e prevede la costituzione di un Elenco dei produttori al quale, a oggi, sono iscritte un centinaio di aziende che operano su una ventina di ettari e, per la maggior parte, praticano varie modalità di vendita diretta per collocare i prodotti derivati dalla loro attività.

Le buone pratiche della filiera lucana

piante officinaliNel Parco del Pollino, su iniziativa dell’Alsia (Agenzia Lucana di Sviluppo e di Innovazione in Agricoltura), con il sostegno finanziario dell’Ente Parco, dieci anni fa è iniziata l’avventura delle piante officinali in Basilicata, come raccontato da Domenico Cerbino, di Alsia. In quel contesto ambientale, l’Agenzia ha creato un’azienda dedicata al tema delle officinali che, in tutta la regione, nel 2010, interessava solo una decina di aziende per 24 ettari investiti. Nello stesso anno, con l’insediamento, nella zona industriale di Galdo Lauria (Potenza), di Evra, un’azienda interamente dedicata alla produzione di estratti vegetali, è stato fatto un percorso di formazione e divulgazione delle tecniche di produzione delle officinali, presso i coltivatori regionali (soprattutto giovani) finalizzato alla coltivazione delle officinali. È stata costituita pure la cooperativa “Lucana officinali” che raccoglie i prodotti dei soci e li vende a Evra a fronte di un contratto d’acquisto con prezzo concordato. A oggi, in Basilicata, vi sono una cinquantina di aziende che coltivano 30 specie diverse di piante officinali su 70-75 ettari di terreno. Dal canto suo, Evra dà lavoro a 40 persone, 15 delle quali (tutte donne e tutte laureate), sono impegnate in ricerca e sviluppo.

Nuovi scenari per far crescere le piante officinali - Ultima modifica: 2019-03-26T16:29:01+00:00 da Roberta Ponci

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