Gestione del rischio: «Misura nazionale inadeguata»

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Sistema in crisi per aumento dei costi e dei sinistri. Capitanio: «Agricat da rivedere, regioni del Sud penalizzate, ma serve incentivare la difesa attiva»

L’importanza di un’adeguata gestione del rischio in agricoltura, accresciuta dai sempre più evidenti cambiamenti climatici e dalle turbolenze sui mercati, è stata sottolineata da Fabian Capitanio, docente dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, al convegno “Cambiamenti climatici: gli effetti in frutticoltura e viticoltura - Gestione del rischio in agricoltura” organizzato dal Condifesa “Agri Difesa del Mediterraneo” a Bari.

I danni economici del clima

«Dei 2,4 miliardi di euro, con trend in crescita, il valore di danni accertati risarciti dal Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali disposto dal Dlgs 102/2004 è pari ad appena il 4,8% – ha sottolineato Capitanio –. Molti agricoltori sono ancora convinti che in caso di eventi catastrofali l’intervento pubblico a posteriori (ex post) liquiderà i danni. Ma questo non accade, se non in minima parte. Reale è invece la perdita di valore del capitale fondiario legata agli impatti del cambiamento climatico, stimata pari a 35 miliardi di euro al 2040. Questa eventualità, poco considerata da molti, costituisce un problema serio – ha fatto notare il docente – perché il capitale fondiario, con la despecializzazione del credito introdotta dalla normativa di Basilea 2, rappresenta, in assenza di bilanci certificati, la garanzia reale fondamentale per interloquire con le banche e accedere al credito, necessario per innovare le aziende e contrastare in maniera efficace il cambiamento climatico».

gestione del rischioDifesa attiva

Il punto centrale da cui partire quando si parla di gestione del rischio in agricoltura è, per Capitanio, non identificare la soluzione finale di tutte le problematiche con la stipula di una polizza assicurativa. «Il rischio in agricoltura non è solo il danno colturale, ma anche la crisi di mercato, l’aumento dei costi variabili, l’anticipazione del cash flow. Bisogna quindi ragionare nell’ottica di portafoglio verde di strumenti, in cui ognuno occupa una porzione di rischio che gravita intorno all’attività agricola. Perciò l’acquisto di tutti gli strumenti di difesa attiva che si possono implementare per aumentare la capacità di resilienza dell’attività agricola: reti anti grandine, sistemi di gestione e raccolta dell’acqua, impianti contro il gelo e così via, va sostenuto e incoraggiato anche su scala regionale».

«Da secoli il metodo per gestire annate meteo indesiderate è stata la diversificazione produttiva – ha ricordato Capitanio –. Tra le strategie ex ante il trasferimento del rischio rimane assolutamente una priorità e la polizza assicurativa resta uno strumento importantissimo, anche se da innovare, ma la polizza non può gestire calo dei prezzi, innalzamento dei costi e così via».

«L’aiuto alla gestione del rischio esiste in Italia dal 1970 con il Fondo di solidarietà nazionale – ha ricordato Capitanio –. Tale aiuto ha visto la crescita e lo sviluppo di un mercato “grandinocentrico”, che ha riguardato soprattutto i danni da grandine perché era il rischio prevalente in quegli anni. A causa di una forte presenza dell’intervento ex post in caso di eventi catastrofali, di sistemi colturali ortofrutticoli prevalenti e di un sostegno Pac più robusto rispetto agli anni recenti, la domanda di tale aiuto è cresciuta, grazie anche a un sistema organizzativo molto forte nelle regioni del Nord-Est».

Sud finanzia Nord

Novità della programmazione Pac 2014-2020 è stata l’istituzione per la prima volta, con il Reg. Ue 1305/2013, di un sostegno alla gestione del rischio. «L’Italia ha scelto di adottare una misura nazionale per 1,7 miliardi di euro, accettata malvolentieri da Bruxelles per il sospetto che il forte squilibrio Nord-Centro-Sud nella domanda per lo strumento assicurativo avrebbe comportato un trasferimento di risorse dalle Regioni del Sud verso quelle del Nord, senza modificare la situazione consolidata. Peraltro il ministero, per adottare una misura gestita centralmente, che garantisse di raggiungere anche l’obiettivo della spesa (le risorse sono state prelevate dal II Pilastro della Pac), pose come suo obiettivo prioritario la riduzione del divario territoriale. Ma, a consuntivo, la misura è stata finanziata in gran parte dalle Regioni del Sud (47% del budget), mentre la maggior parte delle risorse è finita nelle Regioni del Nord (80% della Plv agricola assicurata).

«La misura nazionale ha preservato ciò che già esisteva, dando ragione ai dubbi di Bruxelles – ha fatto notare Capitanio –. Ciò che veniva pagato con soldi nazionali, dal 2014 è stato pagato con soldi comunitari, che però appartenevano in gran parte alle Regioni del Sud. Nulla è cambiato, il mercato è cristallizzato in termini di quote di mercato dei bacini di raccolta».

Salta il banco

Il cambiamento climatico ha però generato quella che in economia viene chiamata esternalità negativa (effetto indesiderato), che ha fatto saltare il banco del mercato assicurativo, con il raddoppio delle tariffe medie. «Se i danni aumentano, il portafoglio antiselettivo, concentrato su scala geografica e colturale (dove mele e uva da vino hanno una quota rilevante sul totale valori assicurati), è destinato ad andare fuori controllo dal punto di vista finanziario – ha avvertito Capitanio –. Altro grave errore è stato conferire alla polizza assicurativa compiti che non può assolvere. Essa, per definizione, non è in grado di gestire rischi sistemici, che colpiscono allo stesso modo e nello stesso tempo tutti gli assicurati (siccità, gelo, alluvione). Non a caso la polizza assicurativa nasce come polizza antigrandine perché è l’unico rischio che può essere diversificato senza compromettere la capacità di rimborso della compagnia. Il risultato di tutto ciò è che, per l’annata 2022, per riuscire a garantire il sussidio promesso agli agricoltori che hanno scelto di assicurarsi è necessario trovare circa 210 milioni di euro oltre quanto già stanziato con la misura nazionale, per il 2023 non si hanno ancora dati certificati, per il 2024 si vedrà».

Agricat, dov’è la logica?

«Ma perché – si è chiesto Capitanio – dopo il fallimento della misura nazionale nel periodo 2014-2022, il ministero ha deciso di replicare lo stesso schema di intervento? Nella programmazione 2023-2027 l’unica novità rispetto al passato è il fondo Agricat, presentato come panacea di tutti i mali derivanti dalle catastrofi meteorologiche. Creare un salvadanaio di 300 milioni di euro come una partita di giro rappresenta una soluzione velleitaria rispetto all’obiettivo – ha tuonato Capitanio –. Se agli agricoltori togli 300 milioni di euro, come sommatoria di un prelievo coatto dai pagamenti diretti (circa 100 milioni di euro) e risorse prese dai bilanci delle singole Regioni (circa 200 milioni di euro), e li metti in un contenitore e poi forse glieli ridai in ordine sparso, a che serve? Non ha logica, né economica né politica».

Un fondo mutualistico per la Xylella

«I fondi mutualistici e l’Income Stabilization Tool non sono ancora partiti in Italia dal punto di vista finanziario, nonostante la relativa legislazione europea risalga a oltre dieci anni fa – ha aggiunto il docente –. Le Regioni del Sud non hanno ancora chiesto l’autorizzazione a gestire i fondi mutualistici. Si pensi a quanto sarebbe importante in Puglia un fondo mutualistico per i danni causati dalla Xylella, considerando che appena il 5-10% è stato in qualche modo ristorato. Le Regioni del Sud dovrebbero avocare a sé la gestione di tali fondi e la possibilità di autorizzarli, nel rispetto della normativa Ue. Ogni Regione ha proprie specificità e problematiche, perciò ognuna dovrebbe andare incontro ai propri agricoltori. E la gestione del rischio è evidente: di fronte a un mondo agricolo messo a repentaglio nella sua sostenibilità economica dal clima e dai mercati, invece di preparare una rete di protezione, tempestiva ed efficace, ci si confina in giochi di equilibrio che gli agricoltori non sono più disposti ad accettare».

Più potere alle Regioni

Ma la lista di criticità stilata da Capitanio è lunga. Ci sono anche la scarsa conoscenza verso gli strumenti di gestione del rischio da parte degli agricoltori e dei tecnici agricoli del Centro-Sud. Un’offerta assicurativa inadeguata alla domanda. Indirizzi produttivi molto diversificati, con minore esposizione ai rischi di norma assicurati dall’attuale offerta di polizze assicurative tradizionali. La forza dei consorzi di difesa non omogenea in tutto il territorio nazionale, anche per un diverso trattamento compagnie/banche.

«Il 99% delle polizze assicurative oggi è scambiato dai Condifesa, ma il Dlgs. n. 102 dice che non solo i consorzi di difesa possono scambiarle – ha lamentato – dove sono le Op, i grandi gruppi cooperativi, ecc., che per legge possono farlo? Per un’adeguata e moderna gestione del rischio bisognerebbe quindi azzerare la misura nazionale e avviare un sistema misto Stato-Regioni, per avvicinarsi alle esigenze dei territori. È necessario allargare la domanda assicurativa al Centro-Sud con una reale collaborazione Stato-Regioni».

Gestione del rischio: «Misura nazionale inadeguata» - Ultima modifica: 2024-02-14T15:39:26+01:00 da Giuseppe Francesco Sportelli

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