Perché criticare il green deal? Cosa conviene davvero all’agricoltura italiana?

Angelo Frascarelli, Università di Perugia e membro del Comitato scientifico di Terra e Vita
Nonostante le accuse di vetero-ambientalismo infondate, l'onda verde è un'opportunità per il nostro Paese. L'editoriale di Angelo Frascarelli sul numero 22 di Terra e VIta magazine

Molte accuse sono piovute sul Green Deal europeo e, ancor più, sulla comunicazione della Commissione europea del 20 maggio 2020, ”Dal produttore al consumatore” per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente”, nota anche come A Farm to Fork Strategy.

Editoriale del numero 22 di Terra e Vita

 

 

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Il Green Deal europeo è un ambizioso programma per l’economia e la società europea, un “percorso verde”, per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, senza emissioni nette di gas a effetto serra.

Questo programma interessa tutti gli aspetti della vita economica e sociale, tanto da trasformare le strategie delle imprese e le abitudini dei cittadini.

Agricoltura al centro

Anche l’agricoltura è fortemente coinvolta, con esiti molto ambiziosi e impattanti per i produttori, da realizzare entro il 2030: riduzione del 50% degli agrofarmaci; riduzione almeno del 20% dei fertilizzanti; riduzione del 50% degli antibiotici per gli animali da allevamento; almeno il 25% della superficie agricola ad agricoltura biologica.

Le critiche principali al Green Deal sono sostanzialmente tre: una distorta visione della natura e dell’agricoltura, l’enfasi sull’agricoltura bio e la capacità del consumatore di pagare di più.

Le accuse di vetero-ambientalismo

I critici sottolineano che l’uomo ha sempre creato e modificato il paesaggio agricolo. Per questa ragione questi critici accusano il Green Deal di visione vetero-ambientalista, quando invece bisognerebbe parlare di “intensificazione sostenibile” (produrre di più, consumando di meno).

Ci sono alcuni aspetti giusti in questa critica, ma non sono da attribuire al Green Deal; eventualmente sono attribuibili ad alcune posizioni che ambiscono al ritorno dell’agricoltura del passato.

Si fanno i conti senza l'oste.. pardon il consumatore

Ma sostanzialmente i critici del Green Deal sono autoreferenziali e agricolo-centrici e non tengono conto di un fattore fondamentale: il consumatore. Ancora ci sono esperti che pensano alla produzione agricola senza il consumatore; ancora ci sono operatori agricoli che pensano al futuro dell’agricoltura italiana basata sulle produzioni di massa, con alti livelli quantitativi.

Il Green Deal evolve il concetto di intensificazione sostenibile, ormai maturo da 10 anni, e punta all’agricoltura smart, che significa innovazione, sostenibilità, resilienza, ma soprattutto tiene conto delle aspettative dei cittadini e dei consumatori.

Ad esempio, l’accelerazione che ha avuto il Green Deal con l’emergenza Covid-19 è da attribuire alle aspettative dei cittadini-consumatori.

In piena emergenza Covid-19, i cittadini-consumatori hanno manifestato l’interesse per la sostenibilità ambientale, le interrelazioni con la salute, gli ecosistemi, i modelli sani di consumo.

Alternative al bio che non sfondano

Qui entriamo nella seconda critica al Green Deal: l’obiettivo del 25% della superficie biologica entro il 2030. I cittadini-consumatori vogliono un cibo sostenibile, sano, sociale, equo. Oggi, nell’immaginario del consumatore, l’agricoltura biologica viene percepita come l’assenza di input indesiderati come l’agrochimica, i fertilizzanti, gli antibiotici e risponde meglio alle aspettative rispetto ad altre forme di agricoltura che non hanno mai “sfondato”, come l’agricoltura integrata o il “residuo zero”.

Il Green Deal evidenzia grandi convenienze per l’Italia, che gode di una notevole reputazione della sua agricoltura.

Le critiche al Green Deal sono radicate negli oppositori del cambiamento, che hanno sempre promulgato il vangelo di un’agricoltura produttivistica e autoreferenziale, slegata dall’evoluzione della società civile.

Perché contrastare il Green Deal per perseguire la massificazione della produzione? Se vogliamo uscire dalla morsa dei prezzi bassi, dobbiamo puntare sui “valori” per il cittadino-consumatore.

Perché criticare il green deal? Cosa conviene davvero all’agricoltura italiana? - Ultima modifica: 2020-07-14T23:17:21+02:00 da K4

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