Un piano di resilienza in piena crisi di Governo

PALAZZO CHIGI PRESIDIO CONSIGLIO DEI MINISTRI
Le critiche delle associazioni agricole al recepimento italiano del Next Generation Eu (Recovery Fund) nel bel mezzo di una crisi di Governo e delle annunciate dimissioni della ministra Bellanova

Possibile crisi di Governo.

E ancor più possibile cambio al vertice del dicastero di via XX settembre, dopo che la ministra Teresa Bellanova ha annunciato le possibili dimissioni.

In questo clima si è tenuto il Consiglio dei Ministri convocato ieri 12 gennaio alle ore 21.30. All’esame del Governo il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) collegato al Recovery Fund (o Next Generation Eu), su cui si sono concentrate le critiche delle associazioni agricole.

 

 

Giansanti (Confagricoltura): «risorse inadeguate per agricoltura reale»

«La pandemia ha riportato in evidenza il valore strategico della sovranità alimentare. Ma, per accrescere la produzione agricola interna, ferma al 75% del fabbisogno nazionale, occorre un programma di investimenti ben più ampio di quello previsto allo stato degli atti».

Lo afferma il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in merito allo schema

Massimiliano Giansanti

di Recovery plan al vaglio del Consiglio Dei Ministri. «Nel complesso la dotazione finanziaria prevista per l'agricoltura reale, al capitolo 2.1, ammonta a 1,8 miliardi di euro: appena lo 0,3% rispetto alla dimensione economica del contributo dato dalla filiera agroalimentare al pil, 540 miliardi di euro».

«Va inoltre ricordato che a fronte delle risorse destinate al Next Generation Eu, si registra una riduzione dei fondi destinati alla futura politica agricola comune, che comporterà un taglio del 10% degli interventi a favore delle imprese agricole italiane». «per far avanzare la produzione interna e la sostenibilità ambientale, occorre puntare sugli investimenti delle imprese del settore, al fine di generare una modernizzazione diffusa che consentirà alle imprese stesse di essere più competitive sui mercati internazionali»

«Un ruolo centrale va dato alla ricerca scientifica per il contributo che è in grado di assicurare per una valida transizione ecologica».

Cia: «Il taglio di 5 miliardi mette a rischio la transizione agricola green»

Sulla stessa linea Cia Agricoltori Italiani che commenta: «il taglio di 5 miliardi alla rivoluzione green va contro i principi della commissione Ue e mette a rischio la rinascita sostenibile dell'Europa, fortemente voluta da Ursula Von Der Leyen».

Ursula von der Leyen

Lo schema del Recovery plan esaminato dal CdM prevede, come evidenzia Cia, una decurtazione rilevante per il rilancio dell'agricoltura in chiave innovativa e green. «Il taglio di risorse suscita grandi perplessità, anche perchè il Recovery plan è già in parte finanziato da fondi strutturali originariamente sottratti alla Pac (Politica agricola comune)».

«Lo shock economico del covid ha riportato all'attenzione l'importanza strategica dell'agricoltura, che è stata garante dell'approvvigionamento alimentare del paese e ha dimostrato gran dinamismo nella risposta all'emergenza. Ora una riduzione dei finanziamenti per i progetti del Recovery fund concessi all'Italia, non permetterebbe di destinare le risorse necessarie allo sviluppo del settore e bloccherebbe ogni ipotesi di crescita, soprattutto nei mercati internazionali».

«Una conferma dello schema attuale di recovery plan andrebbe, peraltro, a scapito del miglioramento delle prestazioni climatico-ambientali delle aziende agricole e dello sviluppo e la valorizzazione dell'economia circolare e della chimica sostenibile. a preoccupare anche il minore afflusso di fondi indispensabili per la tutela del territorio e per gli interventi sul dissesto idrogeologico e la gestione sostenibile delle risorse idriche».

Verrascina (Copagri): «Agricoltura, vero motore della svolta green»

«Appare paradossale che nell'ultima bozza del Recovery plan, accanto alla positiva e condivisibile previsione di stanziare quasi 70 miliardi di euro per la rivoluzione verde e la transizione ecologica del paese e oltre 46 miliardi di euro per la digitalizzazione e l'innovazione, tematiche assolutamente rilevanti e non più rinviabili per il futuro dell'Italia, si vadano a ridurre in maniera consistente i fondi destinati al settore primario, che rappresenta a tutti gli effetti un innegabile motore propulsivo del tanto decantato cambio di passo green».

Lo afferma il presidente della Copagri Franco Verrascina che ribadisce:

Franco Verrascina, presidente di Copagri

«il settore

agricolo può e deve giocare un ruolo determinante all'interno del Pnrr in ragione del grande contributo che può offrire al rilancio economico del paese e al processo di transizione verde e digitale dell'intera economia. contributo che questo straordinario segmento produttivo ha garantito con grande senso di responsabilità anche durante l'emergenza pandemica legata alla diffusione del coronavirus e del quale non si non può non tenere conto».

«Chiediamo pertanto al Governo di rivedere i tagli al capitolo agricolo, inopinatamente operati tra la stesura di una bozza e l'altra, e di fare una scelta di responsabilità, così da non rischiare di andare a vanificare l'importante risultato sul recovery fund, raggiunto dopo mesi di lavoro e dopo una lunga maratona di trattative che hanno fatto sì che la quota maggiore di risorse venisse destinata al nostro Paese».

Un piano di resilienza in piena crisi di Governo - Ultima modifica: 2021-01-13T01:37:03+01:00 da Lorenzo Tosi

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