Veneto, Caner: «Porterò in agricoltura i principi dell’imprenditoria»

Il neo assessore all'Agricoltura del Veneto Federico Caner svela a Terra e Vita i suoi programmi per il settore primario. C'è ambizione, ma anche una visione precisa e molto concreta che vuole avvicinare la terra alle aziende e viceversa

Legare stretti agricoltura e turismo. Favorire le relazioni tra aziende agricole per mettere in atto economie di scala. Sviluppare filiere “autarchiche” per far sì che le industrie di trasformazione utilizzino prima di tutto le produzioni dell'agricoltura veneta, garantendo la giusta remunerazione alle materie prime di qualità. Investimenti in ricerca pubblica. Questo il manifesto programmatico del neo assessore all’Agricoltura della Regione Veneto Federico Caner. Una visione imprenditoriale del settore primario, indispensabile per far quadrare i conti in un periodo di margini ridotti all’osso. Trevigiano, 47 anni, nonno e padre agricoltori, Caner possiede una piccola azienda agricola di sei ettari, tutti a vigneto, a San Biagio di Callalta (Tv).

 

 

L'agricoltura è uno dei settori che gestisce più risorse a livello regionale. Sente il peso della responsabilità?

Sento la responsabilità di avere la gestione dei due settori più importanti dell’economia veneta: turismo e agricoltura. Per me la cultura dell’accoglienza cresce di pari passo con un’agricoltura di spessore in termini di qualità del prodotto e di rispetto ambientale e tutela del territorio. La sfida dei prossimi anni sarà collegare queste due cose per valorizzare i prodotti tipici: ricordiamo che il 25% dei turisti internazionali viene da noi anche per le esperienze enogastronomiche. Credo sia un tema da sviluppare in tutto il Veneto. Oggi si fa nell’area di Conegliano e Valdobbiadene, ma dobbiamo estenderlo ad altre aree d’eccellenza.

Una vera e propria rivoluzione culturale. secondo lei gli agricoltori veneti sono pronti?

Gli agricoltori sono abituati a fare da sé, in Veneto forse più che altrove. Quindi di certo ci sarà da fare un lavoro di sensibilizzazione.

I numeri dell'ultima analisi di Veneto agricoltura dicono che il settore primario veneto ha il fiato corto. Soffocato da burocrazia e prezzi delle commodity agricole sempre meno remunerativi per gli agricoltori. Cosa può fare la Regione per invertire la rotta?

Il dato del settore primario per il 2019 va contestualizzato rispetto all'andamento generale dell'economia e dei commerci mondiali. Poi è arrivata la pandemia a complicare ulteriormente le cose.

Non potendo agire direttamente sui prezzi, cercheremo di attivare gli strumenti per l'innovazione del sistema, affinché possa cogliere le occasioni del mercato. Cercheremo di migliorare gli standard di qualità e salubrità dei prodotti e delle produzioni, attraverso interventi diretti in azienda agricola e nella trasformazione, promuovendo l'integrazione tra ricerca, sperimentazione, formazione e consulenza già testata con il Psr 2014/2020 e incentivando le azioni per la presenza delle produzioni venete sui mercati. Il fattore determinante diventa sempre più la logica di filiera e di aggregazione che deve spingere i produttori a "fare sistema" per garantire la continuità delle vendite e la forza per promuovere e comunicare le qualità dei prodotti.

Quanto alla burocrazia che soffoca le imprese agricole, forse bisogna chiedere conto a qualcun altro. Il sistema Regione-Avepa ci ha consentito di essere tra i primi in Italia per fondi Psr erogati. Inoltre, i contributi sono liquidati entro i 30 giorni successivi alla domanda di pagamento. Cercheremo comunque di continuare a migliorare gli standard di risposta, convinti che la facilità di accesso agli aiuti e la rapidità di erogazione sono strumenti chiave per lo sviluppo del settore.

Anche ricerca e innovazione sono importanti.

Certo. Difatti, raccogliendo una sollecitazione di Coldiretti, vorremmo investire di più nella ricerca pubblica.

Veneto
Federico Caner raccoglie l'uva nella sua azienda agricola
La nuova Pac 2021-2027 che vede la luce in questi giorni, toglierà potere alle Regioni in materia di scrittura dei Psr. Per una Regione che sa spendere bene i fondi come il Veneto, è forse più uno svantaggio che un vantaggio? 

Il Piano nazionale è indispensabile per gli strumenti trasversali del primo pilastro della Pac: i pagamenti diretti e le misure settoriali e di mercato. E questo va bene. Ma la proposta di Regolamenti sul Piano strategico nazionale intende portare a livello centrale anche la governance del Psr e questo non rispetterebbe le prerogative costituzionali delle Regioni in materia di agricoltura.

Il problema non sarebbe solo del Veneto e non sarebbe solo di minore efficienza: per la diversità delle agricolture italiane ed europee, allontanare la programmazione e la gestione degli strumenti di sviluppo dai territori si tradurrebbe nella loro inefficacia. Perciò non demordiamo e teniamo alta la pressione verso il ministero e la Commissione in questa fase ormai finale dei triloghi europei.

Servirebbe molta autonomia nella costruzione dei Psr. Il Veneto utilizza tutti i fondi a disposizione e se ne avesse di più sarebbe in grado di spenderli. Molte Regioni invece fanno fatica. Servirebbe un meccanismo di ripartizione dei fondi non spesi ai territori più virtuosi, non per togliere qualcosa a qualcuno, ma per non perdere finanziamenti importanti. In sostanza: mettiamo l’acqua dove il cavallo beve. Per questo credo sia importante la programmazione regionale.

Come gestirete questi due anni di transizione del Psr? Dove metterete le risorse?

Stiamo ancora attendendo che a Bruxelles si approvino i regolamenti sul quadro finanziario europeo 2021-2027 e quelli che dispongono questi due anni di vita in più della Pac e dei Psr 2014-2020. Non appena saranno approvati, dovremo definire con il governo il riparto delle risorse tra Psr nazionale e quelli regionali. La dead line al momento è per fine dicembre 2020, limite per l’invio a Bruxelles delle proposte di modifica dei Psr. Ho chiesto agli uffici di elaborare delle ipotesi che tengano conto dei limiti che i regolamenti di transizione prevedono ma anche dei risultati degli oltre 100 bandi realizzati in questi 5 anni di vita del Psr e, soprattutto, delle modifiche al contesto economico determinate dalla pandemia in atto.

Come giudica la quota del 30% di aiuti diretti a misure green? Secondo lei gli agricoltori veneti sono pronti a recepire questa novità?  

Il Psr 2014-2020 già destina alle misure rivolte all’ambiente e al clima oltre il 32% delle risorse disponibili, quindi la scelta ecologica non è una novità per gli agricoltori veneti. La vera sfida la pongono il Green deal e l’accordo di luglio sul bilancio europeo 2021-2027 e che la Pac intera destini alle misure climatiche e ambientali il 40% delle risorse disponibili. Pur da neofita del settore rurale percepisco una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale da parte degli imprenditori agricoli veneti, forse più di altri settori, infatti la Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale svoltasi nel 2019 l’ha confermata, ponendola come una delle priorità. La maggiore sostenibilità ambientale del modo di coltivare e allevare è un fattore ormai irrinunciabile di competitività sui mercati per i prodotti agricoli e agroalimentari.

Causa pandemia è diventata molto importante la questione del governo dell’offerta di vino per evitare tracolli di prezzo. Il Veneto è la prima Regione che ha fatto un provvedimento di questo tipo. Come sta andando? Si può fare qualcosa anche con Ocm e Psr per evitare la sovraproduzione?

Non è semplice trovare dei modi per ridurre la produzione. Cerchiamo di ascoltare le indicazioni dei consorzi. Di recente c'è stata la delibera di svincolo della riserva sia per Prosecco che per Pinot Grigio. Ma se un imprenditore ha i diritti per piantare glera, non possiamo impedirlo. Anche se negli ultimi anni il mercato si è un po’ saturato quindi nessuno ha piantato. Posso dire che rispetto al 2016 e 2017 c’è stata una frenata ma la Regione non può fare molto, se non cercare di incentivare il biologico e in generale la qualità.

Come immagina l'agricoltura veneta alla fine del suo mandato?

Mi piacerebbe dare una visione all’agricoltura veneta dei prossimi dieci anni. Per esempio, anche tramite il Psr, incentivare accordi di filiera tra produzione agricola, industria di trasformazione e canale Horeca per far sì che si sviluppi una sorta di km zero regionale. Ad esempio, se un'azienda di trasformazione alimentare ha bisogno di zucchero, latte o grano per produrre dolci o pasta, prima acquista le materie prime degli agricoltori veneti, poi, se non bastano, acquista altrove. Questo darebbe una maggiore marginalità agli agricoltori e la garanzia di vendere tutto il prodotto. Credo che le produzioni di qualità debbano entrare nella gdo.

Veneto, Caner: «Porterò in agricoltura i principi dell’imprenditoria» - Ultima modifica: 2020-11-11T18:44:20+01:00 da Simone Martarello

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome