Emilia-Romagna, nel 2019 l’export agroalimentare ha sfiorato i 7 miliardi

export agroalimentare
Germania prima destinazione per i prodotti alimentari emiliano-romagnoli. Cresce l'occupazione ma cala la Plv agricola. Confagricoltura: aiutare i comparti più in crisi

Nel 2019 l’export dell’agroalimentare dell'Emilia-Romagna è cresciuto del 4,7% (contro il 3,7% a livello nazionale) raggiungendo il valore di 6,8 miliardi di euro. Una cifra che rappresenta oltre il 10% dell’export totale delle aziende dislocate lungo la Via Emilia ed è pari al 16% dell’intero export agroalimentare italiano, confermando il ruolo di traino dell’Emilia-Romagna per l’intero sistema nazionale. I settori che hanno maggiormente contribuito a questo risultato sono stati il lattiero-caseario (+9,5%), i derivati dei cereali (+17,9%), l’ortofrutta (+12%) mentre il settore delle carni e dei salumi ha registrato una leggera contrazione (-0,6%). Dopo quattro anni di crescita in calo la Plv agricola.

Germania "uber alles"

La Germania si conferma il principale mercato di esportazione per le eccellenze agroalimentari emiliano-romagnole, con una quota del 17,37%, seguita da Francia (14,11%), Stati Uniti (8,04), Regno Unito (7,38) Nell’insieme i 28 Paesi aderenti all’Unione europea hanno assorbito nel 2019 circa l’80% dell’export regionale.
La provincia dell’Emilia-Romagna che svetta su tutte le altre per vocazione all’export è sempre Parma, per un controvalore di 1,79 miliardi di euro, seguita da Modena (1,33 miliardi), Ravenna (783 milioni), Reggio Emilia (637 milioni), Bologna (circa 628), Forlì-Cesena (592), Piacenza (437), Ferrara (398) e Rimini (236 milioni).

export agroalimentarePlv in calo dopo quattro anni

Dopo quattro anni di progressiva crescita, il valore della produzione agricola è sceso da 4,6 a 4,2 miliardi di euro. Hanno inciso le condizioni climatiche anomale e avverse, che hanno caratterizzato il periodo maggio-giugno, le rilevanti problematiche fitosanitarie e di mercato, che hanno interessato le principali produzioni frutticole, e i cali di prezzo del latte conseguenti agli andamenti delle quotazioni del Parmigiano-Reggiano. Cresciuta invece del 3% l'occupazione, che al 31 dicembre dello scorso anno contava 72mila addetti.

Mammi: «Più forti delle guerre dei dazi e della Brexit»

«Nonostante le guerre sui dazi e la Brexit l’export dell’agroalimentare della Regione cresce del 4,7% (contro il 3,7% a livello nazionale) e raggiunge il valore di 6,8 miliardi di euro portando per la prima volta a un saldo positivo di oltre 200 milioni della bilancia commerciale regionale − ha commentato l’assessore Mammi − è un valore che rappresenta oltre il 10% dell’export complessivo regionale ed è pari al 16% dell’intero export agro-alimentare italiano, confermando il ruolo di traino dell’Emilia-Romagna per l’intero sistema nazionale, grazie alle sue produzioni di grande qualità e a un sistema di imprese ben organizzato e consolidato».

Confagricoltura: aiuti ai comparti più colpiti e modernizzazione

«La Plv agricola è crollata, tra i comparti più falcidiati ci sono frutta e cereali: sono i settori che scontano il prezzo più alto dovuto ad un andamento climatico a dir poco altalenante, con eventi metereologici devastanti, ma anche alla proliferazione delle patologie tra cui cimici e malattie fungine, quindi – dice forte e chiaro Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura Emilia Romagna – dobbiamo indirizzare le risorse del nuovo Piano regionale di sviluppo rurale alle imprese e procedere peraltro con il tempestivo adeguamento della normativa nazionale a sostegno delle aziende agricole colpite da calamità, la legge n. 102, e con la riforma del sistema assicurativo in agricoltura perché quello attuale è inadeguato».

Poi avverte: «Servono investimenti nella modernizzazione, verso l’agricoltura 4.0. Maggior impulso alla ricerca, i cui risultati potranno essere un prezioso patrimonio per le aziende al fine di incrementare la produzione quali-quantitativa e non si può vietare l’utilizzo di molecole indispensabili per la difesa fitosanitaria della pianta senza aver prima individuato soluzioni alternative».

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