FOTOVOLTAICO

Dazi FV, accordo raggiunto tra Cina e Ue

Scongiurato il pericolo di dazi antidumping sui pannelli cinesi. Negativo il commento del comitato Ifi: «Da oggi ogni Paese “forte” che intenderà operare commercialmente in Europa saprà che c’è un'Europa negozialmente più debole, che accetterà anche compromessi»

Accordo raggiunto dopo settimane di incontri tra Cina e Unione europea sull'importazione di pannelli solari cinesi in Europa. Una soluzione che, secondo il commissario Ue al commercio Karel De Gucht «porterà a un mercato più equilibrato a prezzi accettabili» ed eviterà l'imposizione di dazi Ue sull'import dalla Cina. Sempre secondo il commissario «il livello di prezzi proposto dai cinesi dovrebbe eliminare i danni causati alle imprese europee del settore».
L'accordo, che sarà ora presentato al comitato in cui sono rappresentati gli Stati membri e quindi sottoposto all'approvazione della Commissione Ue, prevede che le imprese cinesi che lo rispetteranno saranno esentate dall'applicazione di dazi antidumping. 
Molto critico sull'accordo i
l presidente del Comitato Ifi (ssociazione che riunisce circa il 90% dei produttori nazionali di celle e moduli fotovoltaici) Alessandro Cremonesi per il quale «il raggiungimento dell’accordo non è di per sé né un fatto positivo, né negativo. Deve conseguire un solo unico obiettivo: rimuovere il pregiudizio e il danno provocato dal dumping cinese. Ma deve anche rimuovere le cause che lo hanno generato, quali sussidi illegali alle imprese produttrici (ci risulta la Commissione abbia rilevato almeno una trentina di elementi che costituiscono sussidi legali alle imprese cinesi). La Commissione - ha proseguito Cremonesi - per la prima volta nella sua storia è uscita dal proprio ruolo tecnico assegnatogli nella valutazione degli esiti dell’investigazione e si è fatta persuadere da spinte politiche di alcuni Paesi che ritenevano negative le conseguenze e le ritorsioni che la Cina avrebbe potuto mettere in atto e che, in alcuni casi, ha già avviato. Fare questo è stato forse l’errore più grande da parte della Commissione, perché ha creato un precedente scomodo per tutte le dispute di dumping relativi ad altri settori merceologici che seguiranno al fotovoltaico. Da oggi, ogni Paese “forte” che intenderà operare commercialmente in Europa saprà che c’è un Europa negozialmente più debole, che accetterà anche compromessi in aperta violazione delle proprie norme, principi, regolamenti».

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