Agricoltura, l’Europa scopre di averne bisogno

Pac post 2027

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Il 95% dei cittadini la considera strategica. Ma tra siccità, costi e nuove regole, la distanza tra aspettative e realtà resta un nodo da sciogliere

A Bruxelles arriva un messaggio che difficilmente potrà essere ignorato nella costruzione della prossima politica agricola europea: l’agricoltura non è più percepita soltanto come un settore economico, ma come una componente essenziale della sicurezza e della stabilità dell’Europa. Il nuovo Eurobarometro dedicato ad agricoltura e Pac fotografa infatti un consenso molto ampio: il 95% dei cittadini europei considera agricoltura e aree rurali importanti per il futuro dell’Unione, tre punti in più rispetto al 2024. E il 61% le considera addirittura “molto importanti”.

È un dato che arriva mentre sui tavoli comunitari si concentrano contemporaneamente dossier commerciali, emergenze climatiche, redditività delle aziende e transizione tecnologica. Quasi a confermare che la vera sfida della politica agricola europea non è più spiegare perché l’agricoltura sia strategica, ma creare le condizioni perché possa continuare a esserlo.

Il sondaggio, realizzato a maggio e giugno 2026 su 26.456 cittadini dei 27 Stati membri, mostra una forte attenzione alla sicurezza alimentare. Il 92% ritiene che l’aumento di siccità e alluvioni possa incidere sulla disponibilità di cibo e sulla sicurezza alimentare europea. Tra le principali minacce vengono indicati gli eventi meteorologici estremi e il cambiamento climatico, seguiti dalla scarsità o dal degrado delle risorse naturali, dagli eventi geopolitici e dalle emergenze sanitarie che interessano animali e piante.

La contraddizione emerge però quando si passa dalle aspettative alle condizioni concrete delle imprese agricole. Il 73% degli intervistati ritiene che gli agricoltori debbano modificare i propri sistemi produttivi per contrastare il cambiamento climatico, anche a costo di una minore competitività. Ma proprio la competitività resta uno dei punti più delicati del quadro europeo: difficili condizioni di lavoro e incertezza economica sono indicate da quasi la metà dei cittadini come fattori che rendono poco attrattiva l’attività agricola.

Il nodo degli scambi

La stessa tensione si ritrova nella politica commerciale. L’accordo sostanziale raggiunto tra Ue e Filippine apre nuove prospettive per le esportazioni europee e prevede, tra l’altro, preferenze tariffarie per interessi agricoli europei come le carni suine e la protezione di quasi 200 indicazioni geografiche. L’intesa dovrebbe liberalizzare oltre il 94% delle linee tariffarie, coprendo più del 97% degli scambi bilaterali.

Per il comparto agroalimentare è un’opportunità in un mercato di oltre 113 milioni di abitanti. Ma l’apertura commerciale porta con sé una domanda sempre più difficile da eludere: con quali regole devono essere prodotti gli alimenti che entrano nel mercato europeo?

L’Eurobarometro fornisce una risposta significativa: l’89% dei cittadini ritiene che le importazioni agricole, indipendentemente dalla loro provenienza, debbano rispettare gli standard europei in materia ambientale, di benessere animale e lavoro. Allo stesso tempo, il 64% considera positivamente gli accordi commerciali per l’agricoltura europea e il 70% li giudica positivi per sé in quanto consumatore.

Una posizione che fotografa bene la complessità della partita: l’Europa vuole esportare di più, ma chiede anche che la competizione internazionale non cancelli il differenziale di standard costruito dalle proprie imprese.

È esattamente il terreno sul quale si confrontano Bruxelles e 19 importanti partner commerciali, che hanno contestato alcune proposte della Commissione sui livelli massimi di residui degli agrofarmaci. I Paesi firmatari sostengono che le modifiche prospettate possano introdurre elementi di incertezza negli scambi e chiedono che la definizione dei limiti continui a essere fondata su valutazioni scientifiche del rischio.

Nel documento vengono richiamate anche simulazioni del Joint Research Centre relative ai possibili effetti economici delle modifiche. Si tratta di scenari e non di previsioni: nello scenario più severo citato nella lettera, le importazioni agricole dell’Ue potrebbero ridursi fino al 41%, con aumenti rilevanti dei prezzi di alcuni prodotti. Gli stessi firmatari riconoscono tuttavia che si tratta di una delle ipotesi modellizzate e richiamano anche scenari nei quali gli esportatori si adeguano alle nuove regole.

Aziende sotto pressione

Mentre si discute di commercio e standard, sui campi la pressione resta concreta. I ministri dell’Agricoltura dell’Ue saranno chiamati il 28 e 29 settembre a esaminare la situazione dei mercati agricoli, con particolare attenzione agli effetti della siccità estiva e alla combinazione tra costi elevati e prezzi alla produzione deboli.

Le delegazioni hanno segnalato pressioni sui margini legate soprattutto a fertilizzanti ed energia, oltre agli effetti degli eventi meteorologici estremi sui volumi e sulla qualità delle produzioni. Sullo sfondo rimangono anche le malattie animali e vegetali e la necessità di rafforzare la capacità di risposta alle crisi.

La zootecnia è uno dei comparti sui quali Bruxelles vuole intervenire. La strategia europea individua tra le priorità resilienza, competitività, sostenibilità, diversità territoriale ed eccellenza. Ma gli Stati membri hanno sottolineato la necessità che nuovi requisiti siano prevedibili e accompagnati da adeguate risorse finanziarie.

Parallelamente, il Piano europeo sulle proteine punta a ridurre una dipendenza che resta significativa: nel 2025 appena il 25% delle proteine derivanti da oleaginose e colture proteiche era prodotto all’interno dell’Ue. Più produzione europea significa quindi ricerca, innovazione, investimenti e filiere più solide.

La prossima frontiera è digitale

Non è un caso che, accanto a mercati, clima e redditività, Bruxelles abbia messo in agenda anche l’intelligenza artificiale. L’European Board on Agriculture and Food discuterà il 1° e 2 ottobre di digitalizzazione e AI, affrontando capacità industriale dell’agritech europea, condivisione dei dati, interoperabilità e infrastrutture digitali nelle aree rurali.

È una partita che può incidere profondamente sulla competitività delle aziende agricole, ma che richiede infrastrutture, formazione, servizi e accesso ai dati. La tecnologia, da sola, non colma i divari territoriali.

L’Europa agricola si trova quindi davanti a una richiesta precisa della società: produrre cibo sicuro, sostenibile e di qualità, tutelare l’ambiente e affrontare il cambiamento climatico. Ma la risposta non può essere costruita scaricando il costo della transizione sulle aziende agricole.

Il 95% di cittadini che riconosce il valore strategico dell’agricoltura rappresenta una base importante. Ora quella consapevolezza deve tradursi in politiche coerenti: risorse adeguate, mercati accessibili, regole prevedibili, reciprocità negli scambi e innovazione realmente disponibile nelle campagne. Perché chiedere di più all’agricoltura europea senza garantirle condizioni per produrre e competere significherebbe trasformare il consenso di oggi nella fragilità di domani.

Eurobarometro - Agricoltura, i numeri della fiducia

  • Il 95% considera agricoltura e aree rurali importanti per il futuro dell’Ue.
  • Il 61% le considera “molto importanti”.
  • Il 92% teme gli effetti di siccità e alluvioni sulla sicurezza alimentare.
  • L'89% vuole che gli import rispettino standard Ue su ambiente, benessere animale e lavoro.
  • Il 48% chiede più sostegno finanziario agli agricoltori nel prossimo decennio.
  • L'89% sostiene i pagamenti agli agricoltori per pratiche favorevoli a clima e ambiente.

Ue-Filippine, un mercato da conquistare

L’accordo sostanziale raggiunto tra Bruxelles e Manila punta a liberalizzare oltre il 94% delle linee tariffarie, coprendo più del 97% degli scambi bilaterali. Per l’agroalimentare europeo sono previste preferenze tariffarie su prodotti come la carne suina e la protezione di quasi 200 indicazioni geografiche. Nel 2025 gli scambi di beni tra Ue e Filippine hanno raggiunto 17,6 miliardi di euro.

La fase politica dell’intesa dovrà ora essere seguita dalla conclusione dei negoziati tecnici e dall’iter di approvazione previsto a livello europeo.

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