Da biogas a biometano. Upgrading step by step degli impianti

Incentivi, redditività, tecnologie, valorizzazione dei sottoprodotti. La Scuola Superiore Sant’Anna si interroga sulle opportunità del biometano

Quali opportunità per il territorio, l’ambiente e l’agricoltura offre il nuovo quadro di incentivi alla produzione di biometano? Quali i modelli di agricoltura o le filiere più adatte perché la produzione di biometano concorra al passaggio virtuoso verso un’economia circolare?

La produzione di biogas si trova davanti alla svolta dei biocarburanti. un'opportunità su cui meditare

Se ne è parlato il 6 luglio scorso nel Convegno Biometano Step by Step, organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, BIOSAI srl, il Centro di Ricerca Interuniversitario sulle Biomasse da Energia (CRIBE) e il Centro Enrico Avanzi dell’Università di Pisa.

La produzione di biogas, ottenuto dalla digestione anaerobia di biomasse di diversa natura (dagli scarti vegetali o zootecnici, ai sottoprodotti dell’industria alimentare, fino alle colture dedicate per uso energetico e ai rifiuti organici urbani o FORSU) si trova di fronte a una svolta da valutare attentamente. Nella giornata di studio presso il Centro Sperimentale di San Piero a Grado (PI) sono stati affrontati gli aspetti normativi, economici e ingegneristici legati alla produzione di biometano.

Il DM 2 marzo 2018 infatti prevede per i produttori di biogas o per soggetti imprenditoriali che entreranno nel settore nuove interessati opportunità di incentivazione per il biometano destinato ad essere utilizzato come biocarburante.

Il “biogasfattobene” non utilizza le colture food

Nell’ambito degli incentivi una maggiore valorizzazione è prevista per il cosiddetto biometano avanzato, ottenuto garantendo l’origine delle biomasse da scarti di produzione, residui agricoli e colture di secondo raccolto; un modello di “biogasfattobene” ha spiegato Lorenzo Maggioni del Consorzio Italiano Biogas che non compete con le colture destinate al food e per il quale l’Italia è pronta e dispone di tutte le infrastrutture necessarie.

Lorenzo Maggioni di Cib

Per la conversione degli attuali impianti per la produzione di biogas alla produzione di biometano è necessario un passaggio tecnologico di purificazione della miscela gassosa, dall’anidride carbonica e altre impurità presenti, detto di upgrading. Nelle valutazioni che l’imprenditore dovrà affrontare per valutare la fattibilità delll’investimento e la sua redditività, vi sono molti altri aspetti, come la scelta della modalità di distribuzione o di trasporto, le tecnologie di purificazione o eventualmente di liquefazione, ma anche la scala più adatta, la creazione di piattaforme e la valorizzazione dei sottoprodotti.

L’economia circolare passa dai digestati

Un aspetto importante sottolineato nella giornata di studio è stato anche quello della valorizzazione del digestato, nella fertilizzazione dei suoli così come nel concetto di bioraffineria, richiamato da Federico Dragoni della Scuola Superiore Sant’Anna e da Fabrizio Adani dell’Università di Milano.

Federico Dragoni
Fabrizio Adani, Università di Milano

«L’incentivazione per la produzione di biogas e biometano – sottolinea Adani - è un investimento che deve tornare in agricoltura, per innescare forme di economia adatte a contrastare i cambiamenti climatici, passando dall’attuale modello lineare, che porta alla produzione di rifiuti e gas serra, a un modello di economia circolare nella quale i nutrienti presenti nei digestati tornano al suolo».

Andrea Sbandati di Confservizi Toscana

Un passaggio strategico che secondo Andrea Sbandati di Confservizi Toscana, sta trasformando la frazione organica dei rifiuti, agricoli o urbani, da problema a risorsa (compost, biogas e sottoprodotti della digestione), ma che non si presenta privo di ostacoli, legati anche ai contrasti sempre più forti con l’opinione pubblica preoccupata dallo spettro della Terra dei Fuochi, che solo una politica di innovazione, qualità e semplificazione potranno risolvere.

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