Direttiva Ied, il voto del Parlamento Ue colpisce allevamenti avicoli e suini

Confermato il provvedimento senza emendamenti. Salvi i bovini. Scatta l'obbligo dell'autorizzazione ambientale per un numero più basso di avicoli e suini

avicoltura
Coinvolti il 90% degli allevamenti avicoli e il 20% di quelli suinicoli, ma con un impatto superiore all’80% sulla produzione di carne di maiale

Non soddisfa l’esito della sessione plenaria al Parlamento europeo di Strasburgo sulla direttiva sulle emissioni industriali (Ied) che penalizza gli allevamenti avicoli e suinicoli (vedi qui).

Il voto della plenaria ha confermato la decisione del Trilogo senza emendamenti, ossia la riduzione delle soglie obbligate a sottoporsi all’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per il settore degli avicoli e dei suini. Solo in Italia, come ha fatto sapere la Cia, sarebbero coinvolti il 90% degli allevamenti avicoli e il 20% di quelli suinicoli, ma con un impatto superiore all’80% sulla produzione di carne di maiale.

Resta, invece, l’esclusione dei bovini dalla direttiva che nella prima versione erano stati compresi. Finora erano soggetti all’Aia gli allevamenti di pollame con più di 40mila posti stalla e quelli di suini con più di 2mila posti stalla (per i capi oltre 30 kg) o 750 posti scrofe.

Ora, con le nuove linee guida comunitarie, le soglie verranno più che dimezzate: «Passeremo – ha spiegato l’ufficio tecnico di Confagricoltura Mantova – a circa 830 posti stalla per i suini, e a circa 20mila per gli avicoli. Questo si tradurrà in un maggior numero di allevamenti che ricadranno nell'obbligo dell'Aia, con conseguente appesantimento burocratico e nuovi obblighi da assolvere».

Il mondo agricolo protesta contro la direttiva Ied

«I nostri allevamenti vengono equiparati – ha aggiunto  il presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi – a vere e proprie industrie, una follia figlia di un atteggiamento miope e completamente scollegato dalla realtà di chi, in Europa, dovrebbe rappresentarci».

Il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, ha sottolineato come «l’Unione Europea abbia perso l’ennesima occasione di invertire la rotta, abbandonando le follie di un estremismo green che rischia di far chiudere migliaia di allevamenti, stretti tra una burocrazia sempre più asfissiante e la concorrenza sleale dall’estero».

Una delegazione della Coldiretti era giunta a Strasburgo in occasione del voto con gli agricoltori europei del Copa Cogeca. Resta, invece, l’esclusione delle stalle bovine dalla direttiva, come richiesto dalla Coldiretti. «Non ci fermeremo – aggiunge Prandini - e chiederemo di intervenire al nuovo Parlamento per correggere quelle scelte che penalizzano gli agricoltori italiani ed europei».

I piccoli e medi allevamenti di suini e avicoli i più colpiti

La Coldiretti ha fatto notare come i più colpiti saranno i numerosi allevamenti di suini e di pollame di medie e piccole dimensioni e che sopravviveranno soprattutto le aziende di grandi o grandissime dimensioni, continuando quel processo di polarizzazione delle imprese agricole (molto grandi o molto piccole), contrario agli obiettivi della Commissione europea e non positivo per la tenuta del tessuto rurale italiano e, più in generale, europeo.

Penalizzate tra l’altro le aziende suinicole coinvolte nelle produzioni a Denominazione di origine protetta (Dop) assoggettate ai nuovi oneri, mettendo a rischio un comparto chiave dell’economia agroalimentare, turistica e dell’export italiani.

«Abbiamo sempre ritenuto irragionevole equiparare la zootecnia a settori altamente industrializzati, chiedendo il mantenimento dello status quo nella revisione della direttiva -spiega il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini -. Dopo l’esclusione degli allevamenti bovini, oggi ci aspettavamo un esito ben diverso dal voto e, invece, si è persa un’occasione per costruire insieme agli agricoltori la strada verso una maggiore sostenibilità».

Direttiva Ied, il voto del Parlamento Ue colpisce allevamenti avicoli e suini - Ultima modifica: 2024-03-12T19:25:41+01:00 da Francesca Baccino

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